movimento 5 stelle-2

Lo scorso 8 novembre, l’ospite del programma di Corrado Augias “Le Storie – Diario italiano” era Lilli Gruber che ha parlato del suo libro “Eredità”. Fin qui nulla di strano e nemmeno mi sarei disturbato a scrivere se, contro ogni giustificazione apparente, alla giornalista e scrittrice Gruber non viene posta una domanda riguardante l’uscita di Beppe Grillo sul Punto G, in relazione a vicende più che note.

Apriti cielo! La Gruber, stravolta, non trattiene la sua indignazione e rimprovera Grillo della sua misoginia, del suoscarso senso del tatto, del suo autoritarismo e della mancanza di democrazia che un movimento, nuovo e moderno come il Movimento 5 stelle dichiara di essere, dovrebbe invece combattere. Gli improperi della Gruber sono stati per altro avallati, con mio stupore, da Augias, non solo da me stimato come preparato giornalista ed equilibrata persona.
La mia prima considerazione è stata sul perchè di una domanda su Grillo e, nella fattispecie sull’uso di quella espressione, nel contesto di una trasmissione che, fino a quel momento, aveva trattato temi di molto distanti e che nemmeno con un enorme sforzo dialettico sarebbero potuti convergere sulla figura di Grillo. Beh, che Grillo sia una minaccia per l’intero sistema classistico della politica non sorprende, non sorprende neppure che ogni occasione, in cui sia possibile coinvolgerlo negli argomenti trattati, sia ottima per denigrare lui e il movimento intero; ma questa volta il volerlo mettere a tutti i costi in mezzo è stato, a dir poco, sospetto. Il programma di Augias va in onda sulla terza rete della RAI ed è noto che il PD non veda di buon occhio l’ascesa del Movimento 5 stelle; questo potrebbe avallare una chiave di lettura che, sebbene plausibile, sarebbe assolutamente scandalosa. Che ci siano direttive ben precise, che gli organi direttivi della rete RAI in questione, abbiano voluto imporre alle redazioni delle trasmissioni culturali, mirate a sgretolare con ogni mezzo l’immagine e la credibilità di Grillo e del suo movimento? Ma al di là di queste fantasiose (quanto poi?) teorie, e da qui la seconda considerazione, ma come mai Beppe Grillo viene da tutti i suoi oppositori definito,nell’accezione più dispregiativa del termine, un comico quando tratta argomenti seri ed, invece, viene recepito con seriosa gravità quando fa una battuta? La malafede è tanta, ma questa volta è estremamente palese.

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