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Caro Presidente ti scrivo...

Il
Corsaro Rosso la spara grossa. In cerca di visibilità per la
manifestazione prossima per il centro storico di Favara scrive
addirittura al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per
cercare aiuto e sostegno. Che accadrà
il 26 novembre prossimo a Favara? Sarà la volta buona per
cercare di cambiare
qualcosa? Chissà! Il centro storico oramai è
fatiscente,
simbolo di un degrado
irreversibile. Non passa giorno che non si registrino crolli e pericoli
per la
cittadinanza. L’intera città è
trascurata e piena
di strade colabrodo. Nella città
dell’agnello pasquale dove i pascoli di pecore regnano
sovrani,
dove il
disinteresse, l’immobilismo e il fatalismo la fanno da
padroni,
pronosticare
sull’esito positivo di una manifestazione popolare,
soprattutto
se non
spontanea e promossa dall’alto, è una scommessa
azzardata.
Qualcuno, di mente
raffinata, ma che è abituato a separare i propri pensieri
intellettuali dall’agire
quotidiano, dirà che bisogna essere positivi, vedere il
bicchiere mezzo pieno,
e che la speranza è ultima a morire.
Il Sindaco
Rosario Manganella, incontratosi recentemente con il presidente della
Regione Siciliana
Lombardo dal quale ha avuto rassicurazione su un intervento economico
per la
situazione di Favara, ha anche promesso che si incatenerà se
non risolverà
presto i problemi del centro storico di Favara e anche quelli della
scuola
media Antonio Mendola. Davvero ha a cuore le sorti di Favara? Intanto
l’ “enfant
prodige” on. Nino Bosco sbandiera un contributo di tre
milioni di euro, che in
realtà invece è un mero disegno di Legge che
dovrà passare le forche caudine
del parlamento siciliano per poi, se nel frattempo non sarà
rivisto e
ridimensionato, essere erogato. Qual è il senso di questo
agire? Se lo scopo unico
della manifestazione del 26 novembre è di ottenere i fondi
per affrontare le
emergenze, ancora una volta si sarà persa
un’occasione di riscatto civile. I
soldi, in un modo o nell’altro, probabilmente arriveranno, ma
la cura
palliativa non risolverà gli annosi problemi che affliggono
Favara. Con la
pioggerellina di denaro, se arriverà, finalmente qualcuno
si potrà togliere l’obolo della campagna
elettorale pagando i debiti del Comune
per le demolizioni passate ed elargire qualche favore per quelle future
e
urgenti, si potrà pagare l’affitto del ricovero
per gli sfollati, e poi? A
nessuno però viene in mente di incatenarsi e
di protestare seriamente per dotare
Favara di un nuovo Piano Regolatore Generale e di un adeguato Piano di
Recupero.
Strumenti urbanistici indispensabili per affrontare seriamente i
problemi di
Favara, soprattutto quelli del centro storico. Perché
la politica non vuole dare un segnale
forte, autentico, in tale direzione? Perché non si vuole
istituire un
assessorato “ad
hoc” per il centro
storico? Perchè non creare un team che si occupi
esclusivamente del
centro storico? Se alla
fine “tutta a sciarra è pi na cuntra”,
Favara è destinata a sprofondare, senza
salvezza, sempre
di più nelle sabbie mobili.
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HOT FaVELA
SUOLO PUBBLICO: cosa
nostra
A
voler usare un eufemismo
caro a tantissimi concittadini a Favara il suolo pubblico è
“cosa nostra”. Ognuno si ritaglia su
misura il proprio angolo di strada, di marciapiede, di
piazza. Aspetto che ovviamente è sotto gli occhi di tutti,
ma nessuno ne parla, almeno apertamente. Per
la polizia municipale,
che sembra essersi destata da un letargo secolarizzato e
ancora intimorita dagli approcci di personaggi come l’avaro di Favara,
è
ancora
presto per affrontare i “capoccia” che
si sono impadroniti del suolo pubblico.
A spadroneggiare nell’occupazione abusiva del suolo pubblico
sono gli ambulanti
dell’ortofrutta, seguono bar, pizzerie, negozi di casalinghi.
Non c’è angolo di
Favara dove non si ravvisi un’infrazione di bene pubblico. Al
cimitero
di
contrada Piana Nuara, caso esemplare, un rivenditore di
fiori addirittura delimita
il "proprio" spazio con un cancello
munito di lucchetto. Insomma ognuno si
gestisce indisturbatamente l'orticello pubblico come gli pare. Poco
importa dei disagi, degli intralci, e del danno d'immagine, che queste
occupazioni selvagge determinano per il traffico veicolare, per quello
pedonale,
e per i malcapitati forestieri che si trovano a transitare per le vie
di
Favara. Ancora oggi bisogna assistere a
tutto ciò? Quando la politica e gli organi preposti
inizieranno a far
rispettare le regole?
IL PARCO DI GIUFA'
Ancora una volta il sistema
“Favara” non
finisce mai di stupire. Anzi c’era da restare in egual modo
sbalorditi se così
non fosse stato.
In viale Che Guevara si sta
realizzando il
parco di Giufà. L’ennesima opera
pubblica figlia dell’intreccio tra politica e
affari il cui destino sembra già segnato ancora prima della
sua ultimazione. Basta
volgere lo sguardo alle ville/parchi presenti nel tessuto urbano di
Favara per
rendersi conto di cosa l’aspetta.
Zorro della Favela, a detta di
molti è uno
che vede nero in ogni cosa. Certamente, in linea generale,
l’affermazione
risulta veritiera. Nonostante i molteplici tentativi di vedere qualche
nota di
colore in questo girone infernale lo sforzo è vano.
Cos’è un
parco? Per definizione è un ampio giardino
ad uso pubblico anche attrezzato per bambini.
Un
giardino, invece, cos’è? E’
un luogo aperto e delimitato, preposto
alla coltivazione di piante da frutto, da fiore o da arredamento. In
sintesi
una piccola oasi di verde attrezzato.
Veniamo al dunque. Che cosa ha di tutto
questo il parco di Giufà? Anzitutto definirlo un parco è
un offesa all’intelligenza
altrui. Definirlo un giardino equivale a una bestemmia. Non assolve una mera
funzione ecologico-ambientale: non ci sono campetti a
verde dove sdraiarsi,
giocare, rilassarsi, prendere il sole, fare un pic nic; il poco verde
previsto
è relegato ai margini e non contribuisce in modo a
mitigare gli effetti di degrado e gli impatti prodotti dalla presenza
delle
edificazioni e dalle attività dell’uomo. Non assolve alla funzione sociale
e
ricreativa: non ci sono panche dove sedersi; non ci sono
campetti di calcio, di
bocce e consimili; non ci sono giochi per i bimbi; non è a
portata degli
anziani e dei portatori di handicap per le ripide scalinate, discese,
risalite,
e per la presenza di barriere architettoniche; non assolve a una funzione
estetico-architettonica: a parte le opere artistiche
(sicuramente pagate a caro
prezzo ma inutili) è stata realizzata in una posizione poco
visibile, tale da
passare inosservata, a ridosso delle case popolari e in
un’area poco popolata.
Il risultato è
l’ennesima opera pubblica realizzata
solo perché catalizzatrice di finanziamenti che va a
soddisfare gli appetiti
di progettisti e imprese esecutrici e fornitrici, caratterizzata dal
criterio di spendere il
massimo senza badare alla semplicità di fruizione della
collettività e che consente
alla politica di praticare il clientelismo facendo lavorare persone da
loro segnalate.
L’unica differenza
che la distingue dalle altre
opere di recente realizzazione (vedi, ad esempio, l’orrenda
pavimentazione di
Piazza Cavour e di Piazza dei Vespri) è di una discreta
manifattura. A Favara, dove tutti vedono ma nessuno parla,
siamo abituati a contentarci di tutto, e quindi questo regalo ci
è gradito.
QUANTO MI COSTI?
Favara, il peso economico della
politica
Oltre 2500 euro
al giorno, oltre 900.000,00 euro all’anno.
E’ questo il
costo approssimativo della
politica di Favara. Un vero salasso per i cittadini
contribuenti già vessati
dalle bollette dell’acqua, della fogna, del depuratore
fantasma, della
spazzatura, dell’ICI, e da trattenute varie.
L’amministrazione è immobile? Il
Consiglio Comunale non produce? La città rasente
l’incuria e l’abbandono? La
disoccupazione è dilagante e molti sono costretti ad
emigrare verso altri lidi.
Poco importa, ogni mese
nelle tasche di politici e amministratori, specialmente
se parliamo dei Consiglieri Comunali, lo stipendio arriva di sicuro
come la
manna calata dal cielo. Chi si prodiga lavorando 24 ore su
24 (ammesso che esisti qualcuno che lo faccia) a servizio della
città
è ovvio e normale che
abbia una giusta remunerazione. Non
è tollerabile invece che chi vegeta e fa il
parassita, specialmente come accade all’interno del Consiglio Comunale di
Favara, abbia uno stipendio fisso. In seno a questa assise
esistono
le Commissioni che altro non sono che
lo stipendificio della classe politica locale. Tante riunioni, spesso
fantasma,
solo per intascare il gettone di presenza. In tempo di crisi, come
l’attuale,
tutto questo non è tollerabile. Non sarebbe il caso di
dimostrare che si agisce
per il bene comune rinuncia ndo al gettone di presenza?
Sarebbe un gesto esemplare. Si
può fare signori Consiglieri Comunali e signori
amministratori?
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