FAVARABLOB - FAVELA FAVARA Report & New ARCHIVIO LUGLIO-AGOSTO 2011

INFORMARE PER RESISTERE - Blog di inchiesta, politica, usi e costumi della Favela di Favara (Agrigento)               LUGLIO-AGOSTO 2011  
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IL SASATRUFFA 

aumento tarsu favara

Contrariamente alle promesse fatte in campagna elettorale, l’amministrazione del corsaro rosso, il sindaco Rosario Manganella, anziché ridurre le tasse a carico dei cittadini le innalza. La TARSU da € 2,11/mq euro passa a € 2,39/mq. L’aumento, per diritto di cronaca, era stato previsto nel 2010 con delibera della giunta retta da Domenico Russello, poi ratificata dal Consiglio Comunale. L’amministrazione precedente però aveva posto a carico dell'ente, attraverso un sistema di fideiussione, e non direttamente sui cittadini l'aumentato costo del servizio comunicato da GESA. La nuova compagine di governo del corsaro rosso Sasà Manganella invece scarica il costo dell’aumento sui cittadini contribuenti.  Un vero salasso per tutti coloro (e sono tanti) che stentano ad arrivare a fine mese. Le bollette da pagare che ultimamente arrivano ai contribuenti sono salatissime. Ancora una volta, a distanza di pochissimo tempo dal suo insediamento, l’amministrazione del corsaro rosso colleziona una nuova figuraccia da dilettanti allo sbaraglio. Prima la mancata rescissione del contratto con l’AIPA, rimandata a scadenza naturale, poi il balzello dell’aumento della TARSU. L’amministrazione Manganella poteva concepire una soluzione diversa ma il problema non è stato nemmeno affrontato scegliendo la soluzione più semplice: lasciare le cose così com'erano senza nemmeno tentare soluzioni diverse. Perché? Non c’è stato tempo? Il Sindaco è preoccupato per altro? Sasà Manganella non è il sindaco che sbandierava, sempre in campagna elettorale, di voler dedicare anima e corpo a Favara e ai suoi cittadini? Dov’è il rinnovamento e lo smarcamento dal passato sbandierato in campagna elettorale? E’ stata solo demagogia? E’ il sasatruffa? 

iL PUNTO

SMASCHERARE ZORRO CONVIENE?

di Massimo Centineo
  
 Zorro favara


Ma chi è Zorro? 
Zorro è una reazione che posta in essere dentro l'individuo non ha coraggio di sfociare. Ma che con uno status non fissato materialmente si trasforma nel contesto collettivo d'una rabbia per le cose. Per le cose scorrette, non giuste, lasciate nell'acchito ombroso dell'interrare una città come Favara che bramita da tempo migliore destino.
Zorro è tutto questo. È questo spirito reattivo lasciato libero di manifestarsi, entrando con le connessioni internet su ogni schermo interattivo di chi ha voglia di leggere uno spiraglio di orgoglio a ribellarci. A ribellarci con rabbia per il lascito confuso, proposito da chi non vuole fastidi a fare i propri loschi affari. Quindi, ben venga tutto questo. Una reazione che non potrebbe esistere nel suo smascherarla

FAVARA, QUALI PROFEZIE SI AVVERERANNO?

di Massimo Centineo
  
 



Assaporata la vittoria e terminati i riti istituzionali,
adesso è tempo di impegni e responsabilità. Le prassi burocratiche che segnano la conferma della nuova governance cittadina, danno sensazione di un'ansia generale. Una condivisa paura nel sbagliare la prima mossa. Ma bisogna pur iniziare. I traguardi con i relativi successi si ottengono rispecchiandosi nei propri cittadini. Sono queste le tappe da rispettare per creare presupposti nel migliorare il territorio e la società.
Nel contesto la città non si aspetta chissà che cosa. Anzi! Nel non avere avuto mai... è facile riuscire a far bene. Semmai risulta una vera conquista il promuovere, operare e riuscire a lasciare una Favara migliore in nome delle generazioni future.
Quindi... non basta un interesse superficiale... non basta arrangiare le cose... non basta solo farle e poi si vedrà... non basta attuare per poi non salvaguardare.
Il progresso di un popolo si vede dalle sue opere. Soprattutto da quelle opere che riesce a tramandare. Questa nostra generazione, cosa sta lasciando ai nostri figli? Cosa stiamo cercando di lasciare? Cosa siamo disposti a fare? Saremo un ricordo distruttivo o costruttivo? Per dare le giuste risposte a queste domande bisogna andare oltre alle solite logiche scontate e ripetitorie. È il nostro silenzio da riempire con l'orgoglio che reagisce,  che potrà dare quelle giuste risposte, che noi tutti attendiamo, che noi tutti pretendiamo, che noi tutti possiamo far valere.
Il problema è... quando inizierà tutto questo?

HOT FAVELA



FAVARESI....




A tutti quelli che mi vogliono morto e che speculano sul mio stato di salute auguro un caloroso tiè. Non voglio aggiungere altro. Sono ancora vivo e vegeto nonostante lo stato di abbandono in cui verso. In vita sono un’ombra che tutti vedono ma che ignorano, da presunto morto sono diventato l’icona da sbandierare contro l’inefficienza dell’amministrazione comunale e dei servizi sociali fantasma di questa scellerata repubblica di Favara. Finiamola per piacere. Per i pochi che non mi conoscono mi presento: sono Angelo Stagno, un cosidetto “linticchieddru”, nato, cresciuto e pasciuto a Favara in mezzo a tanti altri “linticchieddri” che rispetto al sottoscritto passano per signori solo perché hanno i soldi in tasca. Io invece, senza un soldo bucato per le mani, resto relegato ai margini sociali, nella selva dei dannati senza redenzione. Nessuna anima è in pena per me. La mia esistenza è un continuo calvario, sopravvivo e non do fastidio a nessuno. Può capitare che qualcuno si secchi vedendomi ondeggiare alticcio per le strade di Favara dopo qualche birra di troppo (l’unico rimedio per alleviare le mie sofferenze) ma  non faccio del male a nessuno se non a me stesso. A differenza dei miei consimili e benestanti paesani non distruggo il bene pubblico, anzi lo salvaguardo perché in fondo è la mia casa. Non guido, non mi piazzo in mezzo la strada con l’autoveicolo (che tra l’altro non posseggo) a chiacchierare e non parcheggio il mezzo nel più disinvolto dei modi infischiandomene di tutto e di tutti. Non imbratto muri e non insudicio una città intera. Non scorazzo con il motociclo (che anche questo non posseggo) come un pazzo per le vie cittadine senza casco e senza il minimo rispetto delle regole stradali. Non brucio i cassonetti dell’immondizia perché posti vicini al luogo dove dimoro. Forse qualcuno storce il naso se mi vede cercare da mangiare tra i rifiuti che, grazie ai miei benefattori favaresi, trovo a tutte le ore del giorno?
Io vivo con le mie regole qualunquiste e con la mia libertà di sempre. Vi prego di lasciami vivere o di crepare in pace carissimi consimili paesani.



IL BLUFF AIPA

Uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale del neo sindaco Rosario Manganella è stato quello della rescissione del contratto con l’AIPA, la società concessionaria che si occupa dell’accertamento e della riscossione dei tributi locali. A onor del vero subito dopo l’insediamento della nuova amministrazione il sindaco e la giunta si sono occupati dell’ ”affaire” AIPA ma la vicenda si è risolta in un nulla di fatto. Una tempesta in un bicchier d’acqua. La probabile rescissione del contratto con la società è stata rimandata al 2013 ascadenza naturale del contratto in essere. L’amministrazione comunale, inoltre, ha preannunciato la volontà di poter indire una gara per l’affidamento del servizio attualmente svolto dall’AIPA ad altra società esterna. Una presa di posizione dai toni di avvertimento. A buon intenditore. poche parole. Perché si è sollevato questo polverone anti AIPA per poi lasciare tutto immutato? Perché l’annunciato ricorso (ovviamente mai intrapreso) per la riconta delle schede elettorali da parte dello sconfitto candidato a sindaco Carmelo Vitello, che avrebbe potuto sovvertire il risultato delle urne, è servito da deterrente per tacitare le acque sulla vicenda AIPA? Cosa c’è dietro l’AIPA? Nonostante questa società in passato possa aver rappresentato un toccasana per il bilancio comunale, salvandolo spesso dal dissesto finanziario, è innegabile che attorno ad essa graviti un lucroso business. L’AIPA è una società di Milano,  ma, come per tante altre situazioni similari, ha i suoi occulti referenti locali. Chi sono questi personaggi? Si vocifera che tra questi ci sia anche colui che defenestò dalla poltrona di Presidente del Voltano il nostro caro attuale Sindaco. Magari tutta la “querelle” sull’AIPA da parte di Rosario Manganella verteva esclusivamente su una rivalsa personale, su una guerra di potere, mentre al popolo sovrano veniva spacciata come una battaglia di trasparenza, di legalità, che avrebbe anche prodotto l’abbassamento dell’onere fiscale a carico del cittadino. Se è questa la verità signor Sindaco, a buon rendere. 

IL LESTOFANTE

consigliere comunale Giuseppe Grova favara

Nel nuovo Consiglio Comunale di Favara siedono tra gli eletti molti giovani dai visi limpidi, acqua e sapone. A prima impressione questa presenza giovanile sembrerebbe un grande segnale di rinnovamento e di trasparenza. Analizzando meglio la realtà, invece, la situazione è ben diversa. Fatte le pochissime e dovute eccezioni di consiglieri retti e probi, tra i teenager neo eletti dall’apparenza innocente si celano maschere tutt’altro che limpide. Da buona tradizione siciliana si è messo in atto il classico e misero teatrino dei pupi in cui le giovani leve si muovono secondo i voleri dei pupari di riferimento.
Il caso più emblematico di questi "teenager double face” è quello di Giuseppe Grova. Eletto sul fil di lana nella lista civica Favara Futura capeggiata dal consigliere alla Provincia Regionale di Agrigento, Gaetano Nobile (ex AN, oggi di dubbia collocazione politica), il giovane consigliere non ha perso tempo cambiando subito casacca passando all’UDC a seguito di accordi di "famiglia". La lista civica Favara Futura, dalle aspettative di armata vincente si è sfaldata nel responso elettorale ed è riuscita a stento a partorire il topolino. Il giovane lestofante faccia d’angelo Giuseppe Grova da subito (e ben manovrato) ha capito bene in che direzione sfira il vento e che per fare politica e carriera non bisogna avere un’idea e una missione da compiere ma occorre un padrone forte a cui genuflettersi e fare i suoi interessi sperando di ottenere in cambio l’ossicino da sgranocchiare.

GLI UTILI IDIOTI



Gli utili idioti del pdl di FavaraQualcuno si ricorda ancora di Michele Montalbano? Il fu portavoce locale del PDL locale (ovviamente ruolo costruito per lui per caricarlo di stellette di latta). Di Antonio Fallea, la voce rabbiosa del PDL durante la crociata contro l’allora sindaco Domenico Russello, chi si ricorda ancora? Fare gli utili idioti nel PDL agrigentino, targato Bosco-Alfano, non produce risultati per i malcapitati che ci si imbattono. Questi due uomini, punte di diamante quando erano utili, oggi sono passati nel ruolo degli idioti, ridotti al silenzio ed esautorati di ogni ruolo politico. Il povero Michele Montalbano è animella sperduta, che nessuno più cerca, che vorrebbe essere la voce inesistente del rinnovamente nel PDL agrigentino, mentre a Antonio Fallea, contrariamente allo slogan della sua campagna elettorale, è costretto a tenersi dentro quella voce sbandierata. Che triste e miserevole fine. Ma questa è la politica signori!

Richiesta   di  rescissione  del  contratto

con Girgenti Acque S.p.A. 


Lettera aperta al Sindaco di Favara

A trenta giorni dall'inserimento della nuova “governance cittadina”, dove nel contesto si sono completati ed istituiti anche tutti gli organi consiliari, il Comitato “Beni Comuni” di Favara sottolinea che, nel volere operare a fianco della nuova amministrazione, siamo disponibili a percorrere azioni co-partecipativi atti a sancire diritti e doveri nel pieno e solo interesse della collettività.
Egregio Signor Sindaco, proprio per questo profondo valore, di rispetto alla legalità sia dei diritti che dei doveri, vorremmo mettere in evidenza con questa lettera ciò che abbiamo già in passato rimarcato diverse volte: la richiesta specifica di delibera per l'acqua pubblica e la relativa rescissione del contratto di gestione privatizzato annesso.

A riguardo si evidenzia che è diventato veramente intollerabile subire la mancanza d'acqua in tutta la città e sentire la solita ridicola giustificazione di una sorta di guasto non dipeso dall'ente gestore. Siamo oramai in piena estate e come ogni anno assistiamo a questa consuetudine poco edificante per Favara.

Noi del Comitato “Beni Comuni” abbiamo più volte rivolto appello affinché si provvedesse, in maniera ufficiale, ad avanzare la richiesta di rescissione del contratto con Girgenti Acque S.p.A., anche alla luce del risultato referendario che ha visto i cittadini pronunciarsi in maniera chiara e netta sulla ripubblicizzazione dell'acqua e, dove Lei Signor Sindaco assieme alla Coalizione che l'appoggiava alle scorse elezioni promuoveva sia la personale posizione che quella dell'intera squadra politica ad essere favorevoli alla campagna per la vittoria del SÌ.

Sappiamo benissimo che il solo Comune di Favara non può rescindere il contratto in essere, ma quando questa richiesta viene avanzata da vari Comuni, il Presidente dell'ATO Idrico, Eugenio D'Orsi, ha il dovere di metterlo all'ordine del giorno del C.d.A., e quest'ultimo deve pronunciarsi in maniera definitiva e inequivocabile. Così facendo noi cittadini saremo a conoscenza di chi vuole veramente cambiare le cose, perché ancora oggi l'impressione è che a parole tutti vogliono l'acqua bene comune, ma pochi effettuano la richiesta in maniera efficace ed ufficiale.

Tenga in considerazione, carissimo Signor Sindaco, che a noi sembra opportuno dare alla città una netta e schietta risposta in merito alla questione e che nel prossimo comunicato stampa che attuerà, nel Palazzo di Città, per mettere a conoscenza di tutti l'operato eseguito in questo primo mese di insediamento, potrebbe essere nel contesto l'occasione opportuna a dare voce d'una risposta ufficiale in merito alla posizione che vuole fare assumere al Comune di Favara in merito alla ripubblicizzazione del servizio idrico.

Nel contesto, tenendo in considerazione che questo periodo di transizione andrà di certo per le lunghe, noi del Comitato “Beni Comuni” riteniamo utile mettere in atto una commissione d'indagine consiliare nel verificare la gestione del servizio idrico nel nostro comune e discutere gli interventi da attuare sui disservizi verificatisi nel tempo, in modo da eventualmente ufficializzare l'inefficienza del gestore che da tempo viene ripetuto da più parti, la eventuale incapacità di effettuare riparazioni e ripristini a regola d'arte, l'assenza di servizi di assistenza all'utenza, l'invio della bollettazione delle utenze eseguito in ritardo con poi relativi interessi pagati per un mancato ricevimento e non per un ritardato pagamento. È questi sono solo alcune problematiche che hanno i cittadini e che necessitano di concrete risposte e concreti interventi. Tenga conto, Signor Sindaco, che ad oggi non sappiamo quanto pagheremo in futuro l'acqua e quanto ci costerà un allaccio, quando saremo costretti a cambiare i contatori non funzionanti e quanto costerà questo intervento.

Quindi con la presente il Comitato “Beni Comuni” di Favara, componente del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, promotori e veri vincitori, unitamente ai semplici cittadini, del referendum sull'acqua del 12 e 13 giugno 2011,

CHIEDE
all'illustrissimo Sindaco di Favara, prof. Rosario Manganella, di avanzare ufficialmente la richiesta di rescissione del contratto con Girgenti Acque all'ATO Idrico di Agrigento per inadempienza contrattuale e per interruzione sistematica dell'erogazione dell'acqua nella città di Favara.
Con osservanza.


Il coordinatore del Comitato “Beni Comuni” di Favara
Massimo Centineo


Favara,      tra     maggioranza     e


opposizione.


di Massimo Centineo

Il dettare legge con queste condizioni risulta una grazia scontata. Non se ne voglia diversamente. D'altronde è il risultato dei voti elettorali di quest'ultima tornata politica. È così nasce un rimpasto nascosto ancor prima di una lievitazione partitocratica, con una compagine che include assieme maggioranza e opposizione.
Nasce un nuovo conflitto politico. Il secolo scorso ci fa ricordare la guerra delle due sinistre, la storica conflagrazione tra PCI e PSI, a volte alleati, sempre nemici in un'eterna lotta alla conquista di spazi elettorali. Oggi è cambiato ben poco. Quello che cambia solamente è che la guerra la si fa tra le due destre, coalizione del PDL contro il FLI e i suoi alleati, che rimarca la stessa corsa per il potere politico attuato in passato per come la storia ci ricorda.

Ma altro è una lotta appartata, rispetto a una lotta che condizionerebbe profondamente l'amministrare di una città. Fa bene, quindi, il neo sindaco Sasà Manganella a attuare le “condizioni istituzionali” a garanzia nel dare serenità nell'operare in questo quinquennio legislativo. Per avere un equilibrio di “poter potere”, risulta scontato che tutte le cariche appartengano alla coalizione, come anche la maggioranza e le presidenze nelle singole commissioni comunali debbano e risultano in mano ai vincitori.

La scelta di correre totalmente ai ripari di una conquista ottenuta a filo di rasoio, ma che ha in Consiglio i numeri necessari dalla sua parte, unico dato che in fondo conta veramente e ne fa la differenza, ha fatto sì che la nuova governance cittadina occupasse tutti i posti di comando.

Deciderà il tempo, ma soprattutto l'operato, se questa serenità, nel comandare, pretesa dal nuovo governo risulta essere condizione favorevole a dare risultati concreti alla nostra città.

Nel nuovo quadretto politico oggi incorniciato, gli “attributi” della sinistra non contano più, sono quasi scomparsi. Risulta essere voce oppositiva che non ha più la “timbrica prorompente” di una volta. Rinasce però la speranza di una rinnovata opposizione storica, che da tempo non si vedeva più negli scranni della pubblica assise. Il Partito di Rifondazione Comunista, il PRC. Potrà solo dare voce, non di comando, di una città che adesso ha preso l'unico posto che non va ai voti, quello del bisogno di una miglioria collettiva, di una Favara che da troppo tempo ha solo comandanti nel disperato destino di battaglie fatte senza conquiste.

Stavolta sarà con Sasà la volta buona? La saggezza del tempo trarrà la sua stima con le esperienze conquistate. Staremo a vedere.


FAVARA – LEGATA DALLA LEGALITA’


di Massimo Centineo

Il centro storico è tenuto in piedi a gioco di domino. Le case cascano e crollano col tiro di dito dato da un popolo che assiste irreattivo alla catena del degrado. Un centro storico da tenere lontano. Da vivere di giorno nel bisogno quotidiano. Da lasciare la sera nel suo solitudine silenzio. Ordini di sgombero condizionati, figli di quella burocrazia che non risolve. Necessaria a giustifica di quella legalità partorita con l'indifferenza.
Una legalità legata a non mandare via la povera gente da quelle case. Una legalità presa in ballo, immersa nella realtà di quel destino lasciato solo nel suo stesso abbandono. Adesso la legalità che fa paura ha reso inagibile un intero paese, che sconfeziona il rimorso di quell'omertà che faceva andare tutto bene. L'amministrare di prima faceva passare tutto. Accontentava. Accettava consigli per non arrivare ad accettare obblighi e imposizioni. Questo ha nidificato quel cambiamento che nell'essere adesso libero ha liberato quella legalità che ti lascia sola. Senza nessuno. Ti mette a muro per non avere manco l'appoggio della tua stessa ombra. Ti accorgi che questo è ed è stato sempre di contorno nel tuo sopravvivere. È decidi di rimarcarlo per poi mollare tutto.

Il rispettare la legalità, diventa pignola al punto che, risulta essere ciò che si spera a non avere mai di bisogno. Cosicché il popolo reagisce nel suo non reagire. Si santifica la domenica, occupandone la Chiesa Madre, con l'esser sotto a quella cupola a cercar riparo dall'occhio divino che ci giudica. Ci giudica a vedere quelle vecchie case barcollanti di quella povera gente. Ci giudica a vedere quelle case popolari una volta nuove e adesso distrutte, abitate abusivamente da quegli extracomunitari prima accolti perché sorretti da sovvenzioni e ora buttati fuori, nel tirare a campare con la nostra stessa legalità legata adesso a quel nuovo giorno così atteso che può cambiare le cose ma non la gente.

Oh... Bedda Favara. Tu che attingi nella legalità e non innaffi gli eventi che vogliono stimolarla. Risulti essere solo legata a questa terra arida e secca, a cui tu neghi quell'acqua tenuta in mano a dissetar invece quel potente potere legato alla legalità.

Nel sedersi in quelle ville distrutte, nel vento che col suo naturale soffio alza da terra fogliame e cartaglie, vediamo passare i tutori dell'ordine. Indifferenti a ciò che accade, legati dalla legalità, si riflette di cosa lasciamo da fare ai nostri figli. In una società fatta per metà di galantuomini e per metà di malandrini, è arrivata l'ora di tirare le orecchie a chi non rispetta le regole e a chi non li fa rispettare. Ma... Favara può contare su di te?

IL SONDAGGIO

Risultati del sondaggio di giugno:

su 62 votanti la scelta del sindaco Manganella di nominare capo del Gabinetto il consuocero Pullara è stata: 

- 87 % una scelta nepotista
- 13 % una scelta giusta

IL GIOCO DELLA TORRE

Nella direzione PDL agrigentino c'è aria di siluramento con cambio di vertice....


IL CASO

elogi a cuffaro consiglio comunale raffadali

Il consiglio comunale di Raffadali esprime vicinanza al condannato per mafia Salvatore Cuffaro. Esplode l’opposizione “Andrebbe espressa vicinanza alla vittime di mafia non ai condannati”.

Duro scontro tra maggioranza e opposizione nel corso dell’ultimo consiglio comunale a Raffadali (AG).
Seduta tranquilla fino a quando il capogruppo dell’opposizione Aldo Virone ha presentato una mozione di censura nei riguardi del presidente del consiglio comunale Gaspare La Porta (Udc) che durante la recente inaugurazione della Chiesa madre del paese aveva espresso parole d’elogio all’ex presidente della regione Salvatore Cuffaro attualmente in carcere per una condanna di favoreggiamento aggravato alla mafia.
“Siamo in una terra difficile - ha detto Virone - dove chi rappresenta le Istituzioni deve fare una scelta chiara e non ingenerare dubbi o equivoche interpretazioni con le proprie parole: o sta con chi la mafia la combatte ogni giorno o sta con quel sistema di potere che ha fiancheggiato la criminalità organizzata fino ad esserne condannato”.
Apriti cielo. Dai banchi della maggioranza è stata un esplosione nervosa d’invettive nei confronti dell’esponente politico democratico che, per nulla intimorito, ha rincarato la dose: “capisco che l’ex presidente della regione è il padrino politico di molti dei presenti in consiglio comunale, ma l’affetto non può far dimenticare i doveri connessi alla rappresentanza istituzionale né tanto meno l’insegnamento di Cuffaro che ha accettato la condanna in silenzio e con rispetto delle istituzioni. Il comportamento del Presidente del Consiglio va in tutta altra direzione e la sua responsabilità risulta aggravata poiché nessuna smentita è stata data alla diffusione della notizia sulla stampa nazionale”.
Giunti al voto, mentre il presidente del consiglio comunale La Porta usciva dall’aula, il consigliere comunale Claudio Di Stefano, neo reggente dell’Udc raffadalese, verbalizzava una dichiarazione di voto che sposava le parole d’elogio a Salvatore Cuffaro e anzi gli esprimeva il ringraziamento e la vicinanza della collettività raffadalese e dei consiglieri di maggioranza.
“Di Stefano farebbe bene a tacere -dice Gaetano Alessi dell’associazione AdESt – e non confonda i raffadalesi con la stretta cerchia dei cuffariani che ha devastato il nostro paese negli ultimi 10 anni. La stessa cerchia che non si sta facendo scrupolo di passare da partito in partito per avere sempre un posto al sole. Il voto in consiglio comunale ratifica ancora una volta che a Raffadali c’è chi sta dalla parte delle vittime di mafia e chi invece “onora” i condannati. In questo contesto vorremmo sapere con chi sta il Pd: con il suo capogruppo che ricorda a tutti che i valori sono fondamentali per la crescita culturale o con gli esponenti dell’Udc e del cosiddetto terzo polo che difendono i condannati per mafia.
Non è più il momento dell’ambiguità – conclude Alessi- sui valori non si possono lucrare voti. Noi sappiamo da che parte stare, dalla parte di quel Peppino Impastato a cui, tutt’oggi, l’amministrazione rifiuta di dedicare una via”.
La mozione di censura è stata bocciata, solo tre i voti favorevoli, Aldo Virone, Giovanni Mangione e Salvatore Salemi.
Mentre il consiglio comunale veniva sospeso, tra minacce di querele e nervi tesi, l’ultima parola a microfoni spenti toccava ad Aldo Virone: “avete i numeri per essere maggioranza in consiglio comunale, ma sui “valori” siete netta minoranza, sui “valori” avete già perso”.