iL PUNTO
16 MAggio
una data da ricor- dare
A cura di
Massimo
Centineo
Mentre
nel Nord Italia si combatteva la
lotta partigiana, nell'immediato dopoguerra in Sicilia cominciò subito la
resistenza alla mafia. La fame mangiava le budella, masse
di reduci e
braccianti guidati da coraggiosi dirigenti politici e sindacali
cominciarono a
marciare per rivendicare l'applicazione dei decreti governativi, i
quali
prevedevano l'assegnazione delle terre incolte ai contadini riuniti in
cooperative e nuove regole per la spartizione del raccolto fra
proprietari e
mezzadri. Nell'agrigentino,
come nel resto della Sicilia, mafia,
banditismo,
agrari e speculatori formarono un blocco sociale per far fronte al
nascente
movimento. Dietro tali interessi c'erano dunque i baroni,
i marchesi, i
gabelloti e i campieri. C'era la mafia che, sin da subito, mise in atto
la
strategia del terrore nel tentativo di scompaginare l'impetuosa
reazione sorta.
Iniziò così la scia di attentati per indebolire la attuata movenza.
Il
16 maggio 1946, a Favara, questa mattanza
portò all'assassinio di
Gaetano Guarino. Divenuto sindaco, pochi giorni prima
del suo delitto, era riuscito a farsi eleggere attuando
una lotta contro i
grandi proprietari terrieri che sfruttavano la locale manovalanza. Era
divenuto
la
voce dell'umile gente, dei contadini e dei zolfatai che
bramavano da tempo
una condizione di sopravvivenza più dignitosa. Il suo sacrificio può essere
considerato come l'inizio d'una pianificazione
dell'inculcare al popolo
favarese una reazione di un vivere immerso nel pieno diritto alla
legalità.
Oggi gli affari sono cambiati, è cambiata
pure la società. La mafia del rurale è diventata urbana. Dopo la lotta
per la
terra e la soppressione e lo sfruttamento, adesso è in attivo la
speculazione
edilizia, sorretta da lavoro e appalti corrotti. Adesso,
la speranza sta
nell'arrivare a debellarla, ancor prima che, nell'averla trovata abbia
cambiato
la sua forma, nel cambiare la sua operosità che purtroppo ha già
sporcato anche
la politica. Sta nascendo una modernizzazione delle armi di conquista
rappresentata dal manovrare il potere della comunicazione. Questa
soppressione
mass mediatica crea una discontinuità del nostro essere ansiosi o
sereni nel
reagire con una lotta
alla conquista di una legalità che grazie a quei martiri,
come lo fu Guarino, ha le basi solide per iniziare tutti a
formare quel “muro
protettivo” atto a circoscrivere tutto ciò che rinnega il poter essere
un
popolo libero e immerso nel bene comune della condivisione.
Per tutto ciò, un grazie con orgoglio
immenso al Gaetano
Guarino sindaco di Favara, martire laico, morto per aver
lottato contro la mafia e per aver sognato una Favara migliore
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SPECIALE
elezioni amministrative
2011
I
NUOVI GATTOPARDI
"se
vogliamo che tutto
rimanga come
e', bisogna che tutto cambi"
LE SCHEDE DEI GARIBALDINI CANDIDATI
ROSARIO MANGANELLA è
il candidato a sindaco che raggruppa diverse forze politiche: Primavera
Favarese, PDL, Forza del Sud, MPA, Favara Futura, PID, Per Favara, PdL.
La sua è
una candidatura forte e apparentemente vincente. La squadra
assessoriale messa
in campo, nonostante la presenza di volti poco raccomandabili è tra le
più veritiere. Purtroppo
sin dall’inizio le bocche da sfamare sono troppe e i mal di pancia, i
rimpasti
in corso d’opera, i cambi di casacca e il doppiogiochismo di taluni
suoi
autorevoli sostenitori ne minano il percorso verso la vittoria. Anche
lui come
Luigi Sferrazza è di tradizione ex
comunista e ha ricoperto nel passato
incarichi di consigliere comunale e di assessore al Comune di Favara.
E’ stato
anche consigliere alla Provincia Regionale di Agrigento. Lasciato il PD
per
dissidi con i ras ha pellegrinato nel MPA senza però ottenere
visibilità. Recentemente
si è fatto promotore del comitato
“Pro Cesso” per l’apertura del vespasiano in
piazza Cavour. In passato ha anche occupato la poltrona di presidente del
Consorzio del Voltano di Agrigento dal quale è stato
spodestato dal suo ex
compagno di partito Lorenzo Airò e da allora anche per lui il grande sogno è
quello di riconquistare una poltrona.
PUNTI
DI
FORZA: politico navigato, buona oratoria.
PUNTI DI DEBOLEZZA:
senza un vero partito alle spalle, troppe bocche da sfamare,
scarsa conoscenza dello stato economico e sociale in cui versa
Favara.
CARMELO VITELLO, ex
socialista, è il "volto nuovo"
tirato fuori dal magico cilindro dall’attuale ras
del FLI di Favara don Ciccio Pullara.
Socialista di lungo corso, consigliere
comunale tra i più longevi (la sua presenza nel civico consesso inizia
dal 1987
sino ai giorni nostri), amministratore con carica di vice sindaco ai
tempi
dell’arioso Lorenzo Airò con effimeri trascorsi nel FDS di Gianfranco
Miccichè.
Dato per certo il suo approdo all’eventuale ballottaggio con Rosario
Manganella.
La squadra assessoriale
che ha attualmente presentato è fatta di
dilettanti
allo sbaraglio destinati a essere prontamente sostituiti.
PUNTI
DI
FORZA: persona perbene, dormiente in
politica, facilmente manovrabile dai
pupari di turno.
PUNTI DI DEBOLEZZA:
scarsa oratoria, poca convinzione, sconoscenza della macchina
amministrativa.
LUIGI
SFERRAZZA è
il candidato sindaco del PD. La sua designazione è stata sbandierata
come scelta “unitaria” all’epilogo
di una lotta intestina nel PD favarere tra
L’ex sindaco Lorenzo Airò e il consigliere comunale Giovanni Mossuto. Uomo di
grande passione politica che gli ha fatto sempre ribollire
il sangue nelle
vene. Tra servire Dio, la politica e i vizi capitali ha scelto questi
ultimi. Esponente del PCI
italiano, e poi del PDS, DS e quindi PD, all’inizio
degli anni ’70, con la fondazione di una Comunità Cristiana di base,
fece la
scelta dei “Cristiani per i socialismo”, ex Ingegnere Capo presso il
Comune di
Palma di Montechiaro dove ha messo in movimento progetti, finanziamenti
con
competenza e professionalità, Vice Presidente
ATO-GESA 2 dove ha messo in moto una macchina assai
complessa, capo gruppo
del PD nel consiglio comunale di Favara negli ultimi 4 anni. La compagine
assessoriale che ha messo in campo, nonostante gli dia
forza numerica per sedersi
a tavolino e partecipare al gioco del risiko nell’eventuale
ballottaggio, non è
all’altezza di affrontare i molteplici e complessi problemi di Favara.
PUNTI DI
FORZA: politico esperto, di buona capacità e preparazione.
Se volesse potrebbe fare
una campagna elettorale di attacco elevandosi a vero capo
dell’opposizione, facendo
emergere l’inconsistenza politica degli avversari.
PUNTI DI DEBOLEZZA:
scarsamente appoggiato dal PD, conduce una campagna elettorale
sottotono che appare solo finalizzata a conquistarsi una contropartita
al ballottaggio.
ANTONIO VALENTI.
“I have a dream” disse Martin
Luther King in un famoso
discorso al culmine di un’ennesima battaglia per i diritti civili.
Anche Antonio
Valenti, detto cucuzzedda, ha da
sempre il suo sogno nel cassetto: fare il
sindaco a tutti costi. Le battaglie civili, spendersi e
spandersi per il bene
comune, pensare e lottare per una Favara migliore, per “cucuzzedda”
sono
bazzecole, roba da grandi uomini. A lui interessa solo la poltrona di
primo
cittadino. All’inseguimento di questo sogno ha navigato in diversi mari
politici, dalla DC, al MDP di sua creazione, al PDL, al MPA fino
all’ultimo
approdo di una neofita “Sicilia Vera” che finalmente l’ha candidato a
sindaco. Politicamente
è un piccolo uomo e non è mai andato oltre al ruolo di consigliere
comunale e
alla gestione marginale di sottopotere clientelare all’EAS.
PUNTI DI FORZA:
la grande convinzione di volere fare il sindaco.
PUNTI DI DEBOLEZZA:
grazie al suo traino
la lista di “Sicilia Vera” probabilmente otterrà uno o più eletti al
consiglio
comunale che però risponderanno al locale patron del partito Giuseppe
Arnone.
Si dovrà contentare dell’effimera gloria di aver aspirato a fare il
sindaco di
Favara.
Tutti
attaccati ai muri
(MA
DI PIU' ALLE POLTRONE)
di Graziella
Pecoraro
Si
sono
mobilitati un po’ tutti in una sonora condanna, dalle associazioni
culturali,
ai cittadini, agli
stessi politici.
Eppure il manifesto selvaggio continua a
persistere,
correlato da qualsiasi sostegno: dall’immancabile palo
di illuminazione al balcone della
zia Pippina,
dalla
cabina
elettrica (augurandosi
che nessun guasto porti un
operatore a rimuoverlo) a qualsiasi forma
vegetativa che possa fungere da supporto. Anche
lo spartitraffico è diventato una
costante accogliente a quelle goliardiche facce,
utili quantomeno ad
allietare le noiose file
di traffico che
spesso portano ad attività
poco raffinate, come la bonifica delle
cavità nasali, o
a lunghe
e indisturbate
telefonate volte a lenire
la lunga attesa veicolare.
L’ultima
denuncia proviene dal giovane Giuseppe Nobile, ex
presidente dell’associazione “Bedda
Favara” nonché candidato alle
liste del
pdl, il quale definisce tale atto “un deplorevole spettacolo”
parlando
di
“leggi in materia non
applicate” e di “soggetti politici che sono i
maggiori contravventori delle regole”. Il pdl punta sulla nuova
generazione, ed
è forse per sensibilizzare tale fascia che i
manifesti dello stesso sono stati affissi
di fronte gli spazi (abusivi) della città?
Del
resto durante la
corsa all’elezione non
si guarda in faccia nessuno. Pervasi da un
ottimismo sconcertante, i fautori del
manifesto urbano sono convinti di adescare l’automobilista che si accinge all’intoppo della
Capitano
Callea con la
simpatica carrellata di
facce o con
l'irritante fac-simile appioppato di forza sul parabrezza, azioni,
che in realtà, finiranno per suscitare consensi solo presso le
tipografie.
E dire che l’impegno
non è minimo. Per non
scadere nello stereotipo ci
si spara pose accattivanti o si ricorre a
miracolosi
programmi di grafica, spesso impreziosendo il tutto
con slogan toccanti:
dalle sempre in voga e rassicuranti
massime sul futuro e la concretezza, a lapalissiane nozioni di origine
filosofica, come lo slogan di un
candidato del FLI : “dire le
cose
da fare è qualcosa, farle è molto meglio!”.
Ma
chi più di tutti ha lasciato un segno tangibile è il sobrio quanto
conciso slogan del
candidato Antonio Fallea: “per chi ha una voce dentro”.
Slogan che apre
mille scenari, fortunatamente smontati da uno spot chiarificatore. Infatti dal video
elettorale si evincerà come
quel complemento oggetto “VOCE”
ha in realtà una
ragione di essere. In
perfetto stile berlusconiano, quinta essenza del peggior «neo-populismo mediatico»,
e sullo
sfondo di una delle più romantiche
canzoni dei modà, incombe
la figura di un
austero Fallea, in un video che
alterna
immagini di consiglio comunale a
una Favara
degradata. Inutile
dire che anche la
mente più elastica e fantasiosa troverà difficoltà ad associare il
testo di amore
travagliato con la ri-candidatura di un consigliere. E se il buon
Fallea
riuscirà a spuntarla sulle leggi per
il
copyright dovrà probabilmente vedersela con una generazione incazzata
per
l’onta subita. Quale il prezzo per aver distrutto la colonna sonora di
molte
storie d’amore, di tanti che ogni
qual
volta riascoltando quelle note invece di
ripensare ad appassionati momenti
indimenticabili rimembreranno
l’amichevole
faccia di Fallea in consiglio comunale?
Nell’epoca
del web 2.0 la politica scende anche sulla rete telematica. C’è chi ha ritenuto opportuno
reclutare candidati per
la propria lista dalla bacheca del proprio profilo, e chi è convinto
che una
pubblicazione sistematica e ossessiva
del proprio manifesto elettorale o dei tag annessi possa sortire
effetti
positivi.
Ma la
gente ha bisogno di dialogo, comunicazione, e soprattutto rispetto. Purtroppo quest'ultimo è
stato sacrificato
sull'altare della dea propaganda, come si evince dal solo fatto che i manifesti
del programma per i festeggiamenti della Madonna dell'Itria sono stati
coperti
dalle spumeggianti facce a due dimensioni dei politici.
E
se
nelle passata tornata elettorale nella vicina Agrigento il neo Sindaco
Zambuto
ringraziava la Madonna per la propria vittoria, qui,
a
Favara, non abbiamo
pietà manco per i Santi.
 
QUALE
FUTURO?
fAvara dopo
le elezioni avra'
un
futuro migliore?
di Massimo
Centineo
In città si protrae la sensazione
che tutto
è lecito e tutto è scontato. Gli impegni delle elezioni
comunali danno
l'impressione di un periodo di tregua. Si dovrebbero invece fare gli
straordinari, ma non è così. È
come assistere ad una partita di pallone, dove
la differenza reti tra le due squadre è talmente eccessiva da portare
la
squadra in svantaggio a gettare la spugna ancor prima del fischio
finale. Non
dimentichiamo che Favara
fa parte di una provincia dove servizi, sbocchi
lavorativi, infrastrutture ve ne sono ben pochi e se, in questo stare
male, non
si va comunque avanti, assumendo uno spirito di reazione propositiva, si
rischia non solo di rimanere indietro ma perdere addirittura
l'eventuale possibilità
di una ripresa più o meno prossima. Sostanzialmente, tutto
dipende dallo
spirito reattivo che si vuole prefissare come meta. Più la si guarda
oltre, più
vi è spirito di intraprendenza ad una miglioria, la quale attende
semplicemente
l'inizio per prefissarla e farla partire per poi arrivare dove noi
vogliamo.
Non
attendiamo, quindi, le nuove votazioni,
il nuovo sindaco, la nuova giunta, il nuovo consiglio comunale
...la città
attende di essere vissuta e amata dal quotidiano vivere
dei propri cittadini e
nient'altro di più. Una
Favara migliore attende semplicemente l'inizio del
nostro lemma avviatorio, per una partenza collettiva atta a far
diventare il
nostro paese per come lo vogliamo che sia.
I
candidati visti
da Graziella Pecoraro
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