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INFORMARE PER RESISTERE
- Blog di inchiesta, politica, usi e costumi della Favela di Favara (Agrigento)                     DICEMBRE 2010
  
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EPPUR SI MUOVE....



La manifestazione contro la mafia avvenuta recentemente a Favara ha segnato un passo positivo nel lungo cammino verso la speranza del cambiamento che respinge la illegalità in ogni sua forma e che rinnega quella sub cultura che costituisce terreno fertile della mafia. Fino a qualche anno fa nelle poche manifestazioni i partecipanti di contavano in qualche palmo di mano. Nell’ultimo evento, invece, si è registrata la presenza di centinaia di persone, studenti, istituzioni, polici, sindacati, forze dell’ordine, magistrati e vittime della mafia. A livello politico, nel consiglio comunale aperto che si è tenuto nei locali del Boccone del Povero, si è approvata all’unanimità la proprosta che il Comune di Favara si costituirà parte civile nei processi di mafia che lo vedono interessato ed è stata conferita la cittadinanza onoraria al procuratore capo della Repubblica di Palermo Francesco Messineo e al suo aggiunto Vittorio Teresi.  La mafia non è affatto invincibile e come diceva Giovanni Falcone “è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”. Il percorso verso la fine è ancora lungo e tortuoso, ma intanto è iniziato.

...FINI'?



Sono passati pochi mesi dalla nascita dell’avamposto “futurista” di Favara. Il primo ed unico Comune d’Italia a guida politica targata Futuro e Libertà, la neonata formazione di Gianfranco Fini, che è stato elogiato a modello in contrapposizione al decadente impero berlusconiano. Oggi dopo la debacle parlamentare del fragile esercito finiano, sconfitto dalla gioiosa macchina da guerra di Silvio Berlusconi, e le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che esortano alla governabilità e alla stabilità, con la sottomissione garibaldina dello sconfitto, l’8 settembre di futuro e libertà sembra non arrestarsi.
Si vociferano nuovi e imminenti cambi di casacca di parlamentari targati FLI verso la casa madre del PDL. Tra questi uomini sembrerebbe che vi sia anche il siciliano Pippo Scalia, che al “fu” lider maximo deve tutto. Fu grazie al pollice verso di Gianfranco Fini, che detronizzò l’on. Giovanni Marino, a sancire l’ascesa politica di Pippo Scalia verso i lidi romani Per molti anni l’on. Scalia ha fatto ombra senza mai ricoprire incarichi di governo forse perchè schiacchiato dal peso dei berlusconiani. E’ con l’inizio dell’avventura di Futuro e Libertà e del sostegno di FLI al governo alla regione siciliana a guida di Raffaele Lombardo, che il ruolo di Pippo Scalia improvvisamente si è fatto determinante nello scenario di guerra tra Berlusconi e Fini. Finalmente sperava di essersi conquistato le stellette sul campo per ambire ad un ruolo di prestigio nel futuro governo post berlusconi. 
Fine del grande sogno dopo la mancata spallata? Quando mai. Solo gli illusi inseguono sogni senza speranza. Se Maometto non viene alla montagna, la montagna va da Maometto. Le sirene berlusconiane, per chi si rivela utile e determinante alla causa del capo, e l'on. Scalia lo è, incantano con potere e poltrone chiunque e non hanno rivali. 
Se il ritorno alla casa madre dell'on. Pippo Scalia a breve sarà ufficializzato che accadrà agli eroi di Favara del primo ed unico avamposto “futurista”, trascinato e forse sacrificato in un gioco più grande di loro? E' stato proprio da Pippo Scalia e il suo fedelissimo Luigi Gentile a voler dare questa impronta nuova nello scenario politico siciliano. 
Sedotti e abbandonati al loro destino?

Seguiranno da buoni soldati il generale sconfitto inseguendo il sogno che l’Italia possa avere un futuro di libertà oppure in molti si accoderanno  ai  loro colonnelli di riferimento che li riporteranno alla casa madre?

ALLARME TUMORI



 

Va al raffadalese Gaetano Alessi la sezione giovani del premio nazionale per il giornalismo dedicato a Giuseppe Fava che si svolgerà il 2-3-4 gennaio tra Palazzolo Acreide (Sr) e Catania.
Gaetano Alessi editorialista di Articolo21 e LiberaInformazione, fondatore e caporedattore da otto anni del giornale locale AdEst e autore del libro/intervista sul primo sindaco donna della Sicilia “Le Eredità di Vittoria Giunti” va ad aggiungersi ad un albo d’oro che vede i nomi tra gli altri di Roberto Morrione e Carlo Lucarelli.

“Dedico questa vittoria a tutti i ragazzi e le ragazze che negli ultimi otto anni sono cresciuti con AdEst – dice Gaetano Alessi-  la dedico a tutti quei giornalisti che con amore ogni giorno fanno il loro mestiere con la testa alta e la schiena dritta, onorando chi, come Pippo Fava, ha dato la vita per la libertà e la libera informazione.
In un paese dove chi governa cerca di imbavagliare la stampa con leggi e leggine io giornalista per “amore” senza tesserini di un giornale (AdEst) senza“giornalisti” che vince il premio nazionale di giornalismo “Giuseppe Fava” rappresenta il riconoscimento delle testate di frontiera, così piccole ma nello stesso tempo così esposte.
Oggi  nella galassia dei precari e non garantiti abbiamo vinto tutti.”



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HOT FaVELA  

Fatti e non solo parole


"Alla favara, abburremucci li fatti e allargamu i

documenti!"



Non parliamo più di cose di poco conto; veniamo ad argomenti seri.

La malandrineria spicciola di una amministrazione non ispezionata da un popolo servo della propria terra, raccontato con storie fatte di rincorse alla perpetuazione di un diritto alla legalità eternata senza una netta forma, atta a far rimanere le cose così com'erano ed in fondo come sono ed in sostanza come saranno per sempre; fin quando il guscio dell'anacoretismo della nostra ribellione avrà modo di tener a bada una bocca chiusa che vorrebbe mugghiare un cambiamento, il qual nessuno ha coraggio di diaframmare tanto meno di avvertire.
Tutto ciò che segue, darà netta smentita a quella storica ambivalenza che s'incolla nel significato dell'essere mafioso: che è connotazione negativa del prospero incatenato ad esso, ma contestualmente (nel gergo popolare dell'epoca, ma non riportato ai giorni nostri) quella connotazione avente come rappresentazione positiva una figura umana la quale non dovrebbe metter paura a nessuno perché pochi quanto lui sono creanzati e rispettosi.
Questo intreccio complesso, in fondo, è riuscito ad andar avanti perché aggrappato ad una entità nulla, qual'è l'esser perenni ignoranti, d'un popolo che s'accontenta nel rimediare su cui esso stesso è condizionato ed arginato.
Ma adesso è giunta l'ora di non più ignorare ciò che s'è compreso: ci sono adesso nuove regole, nate dal quel mondo popolare che profuma d'una voglia di tutto quello che fa parte della nostra arte, fatta di voglia di riscatto, di una personalità autoctona di sacrifici che ci appartengono ed adesso  hanno il dovere di ricompensarci.
Spetta adesso a tutti noi, noi popolo della Favara, a continuar ciò nel mortale silenzio oppure iniziare una reazione collettiva di voglia d'un nuovo principio; accettando il nostro passato per interagire nel nostro presente, costruendo valori e progetti di un futuro non alienato dal non aver fatto nulla.
Da ciò in poi, a noi la scelta: un vuoto da seppellire per morire od un vuoto da riempire per vivere!
Non si avrà mai una fine se non si avrà voglia di un nuovo principio.

Massimo Centineo

.....per non rimanere nel silenzio rumoroso, sperando per una Favara migliore.


Alla ricerca della verità 


negata

Favara, cosa nasconde il nostro sottosuolo?


A CURA DI PASQUALE CUCCHIARA


La questione della miniera ciavolotta di Favara è una vecchia storia che a tratti  sfiora la leggenda che tutti oramai sanno in città da molti anni: se ne parla nei bar, nelle scuole , nelle chiese, e probabilmente a causa di ciò muoiono anche persone a noi care, ma ciò nonostante nessuno si espone, nessuno desidera con coraggio la verità. Sapevamo già di essere un popolo omertoso, ma non sapevamo anche di essere insensibili anche di fronte alla morte come a dire “ a pagare e a morire c’è sempre tempo”. Ma il tempo per noi è scaduto, bisogna fare luce sulla questione perché i nostri morti sono tipici di una società altamente industrializzata, quando qui dalle nostre parti abbiamo solo una zona industriale, ma senza fabbriche. Allora qual’ è la verità? Cosa si cela dietro questo mistero? A questo punto mi sembra doveroso fare un breve excursus storico per mettere ordine nell’intreccio della storia. Dopo la chiusura della miniera sita in contrada ciavolotta il popolo favarese ha vissuto nell’ignoranza più totale dei presunti disastri ambientali provocati dallo smaltimento di scorie radioattive all’interno della dismessa miniera.  In tempi non sospetti i giovani di Democrazia Proletaria favarese avevano sollevato il problema organizzando  nel 1984 un convegno sul “tumore nel territorio agrigentino”, invitando anche un esperto come il dottor Antonio Lupo, ematologo dell'ospedale Niguarda di Milano. Il dottore volle visitare il territorio circostante tra cui anche le zone minerarie. Già allora l’area appariva stravolta con ingressi otturati e un paesaggio abbandonato a discariche abusive. Dopo questa parentesi calò definitivamente il sipario sulla questione. Addirittura dal 1992 la Regione Siciliana non controlla più i siti minerari, quindi ci lascia pensare a degli accordi tra stato e mafia che permisero ai malavitosi di riempire il nostro sottosuolo di scorie radioattive provenienti dalla vicina Francia che ci vende a basso costo l’energia elettronucleare, ma che in cambio ci lascia materiale radioattivo da smaltire. Per lo smaltimento di questo tipo di materiale necessitano strumenti costosissimi ed altamente tecnologici di cui il nostro stato non dispone (dato che centrali nucleari in Italia non esistono) e quindi con ogni probabilità le miniere chiuse hanno rappresentato un’ottima scappatoia per collocare il materiale velenoso a basso costo. Se così fosse, siamo rovinati, dato che questo tipo di rifiuti non sono proprio biodegradabili e naturalmente occorrono secoli prima che si dissolvano!  Improvvisamente la vicenda venne riaperta grazie alle denuncie fatte da alcuni abitanti del luogo  che lamentavano  movimenti sospetti di tir in tarda notte, nelle zone minerarie, che non rassicuravano niente.  Il 20/10/2009 l’associazione Legambiente, a seguito delle numerose denunce, ha deciso di effettuare un sopralluogo per verificare lo stato dei luoghi in questione. I risultati emersi, sono agghiaccianti e necessitano di ulteriori e approfondite verifiche. Sono state scoperte diverse discariche di amianto, sfabbricidi, materie plastiche e altri rifiuti non identificabili perché incendiati. Sulla vicenda Legambiente annunciò un esposto alla Procura della Repubblica. La risposta alle centinaia di morti per cancro in provincia di Agrigento potrebbe trovarsi proprio nelle viscere della miniera Ciavolotta. Recentemente il problema è stato attenzionato anche dalla Commissione consiliare, Sanità e Sicurezza Sociale presieduta dal consigliere comunale Antonio Valenti. Quest’ultimi  chiedono all’amministrazione severi controlli  per verificare se nel territorio favarese sono presenti  materiali cancerogeni che possono minare la salute pubblica, prestando però particolare attenzione nel sottosuolo  locale delle ex miniere di zolfo Lucia e Ciavolotta. Ora è tutto più chiaro, e si può quasi affermare con certezza che nel nostro sottosuolo sono seppelliti materiali altamente cancerogeni  che ci lasciano un eredità  pesante: a Favara i morti per tumore aumentano in maniera spaventosa lasciando dietro di sé perplessità e sgomento. Siamo stanchi di piangere vittime e ora vogliamo sapere come realmente andarono i fatti.

Aspettando il NATALE 

Favara, "addubbamu  lu  paisi  ppi la  festa  du

Natali"


Si perché la nostra amministrazione è sempre attenta a non far perdere le vecchie tradizioni, di un passato smaltitoio dell'attuale nostro presente fatto perennemente di “cose addobbate”. In particolar modo a Natale, nella Favara nostra, si sente nell'aria quel gioire di gesti grannazzi ca n'fùnnu è sulu ièssiri cògghipezzi; si rappezza tutto seguendo la sola logica dell'addubbàri. Dopo la tragica situazione dell'aver da tempo abbandonato il nostro centro storico sotto tutti gli aspetti (di sicurezza, di decoro, di orgoglio delle nostre tradizioni, di mancanza di riverenza nei confronti dei nostri avi e dei nostri futuri posteri, e soprattutto di mancanza di rispetto delle norme di tenuta e conservazione del più importante sito di rappresentazione culturale che ha la storia della città), adesso per addobbare che si fa? Si eseguono demolizioni di abitazioni considerate a rischio, non rispettando nessun criterio e nessuna forma: basta ca facemu qualchi cosa, è comu è iè. Il risultato: vere e proprie lacerazioni del tessuto urbano. Dove prima v'erano case fatiscenti adesso ci sono muri recisi da conci di tufo, alzati in piedi per creare il distacco indifferente volto al problema lasciato lì; rappresentato da scarti di pareti e tetti, emblemi di quel silenzio rumoroso lasciato tacere nell'omertosa ideologia dell'egotismo. Ma il positivismo spicciolo della nostra amministrazione, ci porta a pensare pensieri buoni (la santa solennità la commina) che tali siti sono nati nella proposizione ad adornarli a veri e propri presepi viventi, d'una città che da troppo tempo attende l'annunciazione del novello cambiamento, d'una nascita liberatrice, di una presa di coscienza a far le cose per il buon senso, non per il culmine arrivo d'esser costretti a farlo solo quando tal cosa è a discapito di interessi personali indotti dall'arrivismo. Recuperare il centro storico di Favara, si può. Dobbiamo partire nell'immergerci dentro tutto ciò ch'è rimasto vivo del nostro tessuto urbano, fatto di costumi, tradizioni popolari, credenze ed usanze, sfaccettature architettoniche da riscontrare nella lettura della toponomastica. Tutto ciò è da considerarsi un punto di partenza per far scaturire uno studio legato soprattutto al buon senso delle cose, programmando tale studio di recupero facendolo operare da personale abile (lontano da quel presuntuoso ignorantismo amministrativo), creando un inizio di processi d'intervento fattivi. Tutto ciò è oltretutto auspicabile dall'attuazione della legge regionale n.6/2009, la quale prevede e consente ai proprietari di richiedere un contributo finanziario per la realizzazione di interventi di recupero degli edifici situati nei centri storici, finalizzando la valorizzazione del patrimonio edilizio e rendere operativo la riduzione del degrado ambientale. Le agevolazioni sono conseguibili attraverso la stipula di apposite convenzioni tra l'amministrazione regionale e l'istituto di credito per la concessione di mutui con ammortamento ventennale e pagamento dei relativi interessi a totale carico dell'amministrazione regionale. Cosa potrebbe fare l'amministrazione comunale per sfruttare in pieno tale opportunità? Istituire un servizio gratuito d'informazione e tramite i propri dirigenti e tecnici dell'ufficio UTC, creare dei sportelli informatici di apporto per la stipula della documentazione necessaria atta a richiedere tali contributi, creando in perfetta sintonia quell'inizio di cambiamento sperato da troppo tempo. Ma saranno e saremo in grado di farlo? Abbiamo perso troppe opportunità. Adesso è arrivato il momento di diventare noi stessi opportuni ad un vero cambiamento collettivo.

Massimo Centineo....sperando per una Favara migliore.


SPECIALE TAPIRO


a Bedda Favara il tapiro leccaculo 2010 

Che a Favara le associazioni che assolvono una funzione sociale e che si prodighino per il bene comune siano così rare, un po come voler cercare un ago nel pagliaio, è un dato certo. I casi di associazioni fantasma il cui unico scopo è stato quello di arraffare finanziamenti dagli enti pubblici e di accattivarsi le simpatie di politici per il loro potenziale serbatoio di voti sono a tutt’oggi tantissimi. L’ultimo esempio del genere in ordine di tempo di associazionismo voltagabbana è quello di “Bedda Favara”. Un’associazione nata da circa un anno che da subito si è adoperata in iniziative in apparenza dallo scopo sociale. Nella loro pagina su facebook si definiscono  “un’associazione socio-culturale apartitica che lavora, e lo ha dimostrato negli anni per i giovani e la città”. La stessa associazione ha anche sottoscritto con il Comune di Favara un protocollo di intesa, ha ottenuto dei contributi, e ha anche avuto assegnata gratuitamente la sede in una antica villa di prestigio di Favara. Il suo volontariato “disinteressato” è però durato poco. Recentemente ha abbracciato la causa dell’onorevole Nino Bosco del PDL con il quale si è apertamente schierata. Gli artefici di questa operazione  sono “culo e camicia” ovvero Giuseppe Nobile e Davide Lumia. Amici da sempre. Il primo democristiano di destra, leccaculo naturale, la vera mente. Il secondo di sinistra, leccaculo per convenienza, il braccio operativo. Non c’è troppo da stupirsi se tra destra e sinistra non passi più differenza quando sono in gioco interessi privati.  Ai tempi d’oggi rimanere fulminati sulla via di Damasco è una costante. Basta essere allettati dalle promesse facili e svendere facilmente i pochi ideali che ancora si hanno. E’ probabile che alla fine questi baldi giovani siano usati come pedina in un gioco più grande di loro e poi abbandonati al loro destino. In fondo, se così sarà, se la sono cercata.  Zorro della Favela assegna a “culo” Nobile e “camicia” Lumia il tapiro migliori leccaculo 2010. 



 .
COLPA DI NESSUNO


Favara, nessun colpevole  per  il  crollo  del  23

gennaio 2010


Quella di Chiara e Marianna è una storia triste. E triste è la storia di Giuseppe, Giuseppina e Giovanni: padre, madre e fratello di Chiara e Marianna. Morirono, Chiara e Marianna, schiacciate dai detriti della loro casa di via del Carmine 7, a Favara. Era il 23 gennaio. Giovanni si salvò per miracolo, così come i genitori. Quella casa venne giù perchè era fatiscente, non abitabile. Eppure la famiglia Bellavia viveva lì. Pur non essendo abitabile in quella casa c'erano delle regolari utenze. A distanza di dieci mesi da quella tragedia ora conosciamo una verità. Contenuta nelle 30 pagine della perizia tecnica (procedimento penale 177/10) affidata dalla procura di Agrigento - l'inchiesta coordinata dal procuratore capo Di Natale e dall'aggiunto Fonzo è seguita dalla pm Lucia Brescia - a due esperti. In sostanza, scrivono i periti, quella casa non doveva esistere, andava abbattutta da tempo. E, soprattutto, non doveva essere abitata. Nella zona di via del Carmine - scrivono i tecnici - nell'arco di 30 anni sono state demolite o sono crollate 14 abitazioni. Case costruite senza criterio in un fazzoletto di terra e addossate le une sulle altre. Da scartare - sostengono - l'ipotesi di una variazione volumetrica del terreno. Significa che gli edifici erano semplicemente fatiscenti. Significa che si reggevano gli uni sugli altri. E significa ancora che il venir meno delle altre costruzioni ha finito per essere concausa del crollo dell'abitazione di Chiara e Marianna. Per ben due volte, nel 2001 e nel 2002, sono state presentate denunce circostanziate di pericolo abitativo. Mai a nessuno che sia venuto in mente di ordinare lo sgombero. Per questa vicenda - l'ipotesi di reato è omicidio colposo plurimo - nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati. Non ci sono responsabili. Eppure, già due giorni dopo il crollo, una informativa dei carabinieri invitava a valutare le eventuali responsabilità di ben sette soggetti. Oggi la famiglia Bellavia ha una nuova casa acquistata con i fondi donati al comitato nato sull'onda emozionale della tragedia. Il padre continua a non avere un lavoro stabile o continuativo che lo costringe (e con lui la sua famiglia)  in uno stato di indigenza non degno di un paese civile.
A Favara, purtroppo, i Bellavia non sono i soli a vivere ai margini della società e sotto la soglia di sopravvivenza. Sono in tanti, li chiamano linticchieddi. Sono gli ultimi, visibilissimi, ma che in tanti non vogliono vedere rendendoli di fatto invisibili. Fino a quando non arrivano le tragedie che ce li rendono in tutta la loro reale drammaticità

 .

IL TAPIRO DI ZORRO






vedi articolo in fondo alla pagina. 
 

IL SONDAGGIO 

I risultati del sondaggio di ottobre:
Chi dovrebbe avere il compito di riaffermare a Favara la cultura della legalità contro quella mafiosa?

Su un totale di 10 votanti

il 50% ha risposto la politica
il 50% ha risposto la scuola









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di zorro


VIDEO BLOB: Le beghe della politica di Favara
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