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EPPUR
SI MUOVE....

La
manifestazione contro la mafia avvenuta recentemente a Favara ha
segnato un
passo positivo nel lungo cammino verso la speranza del cambiamento che
respinge
la illegalità in ogni sua forma e che rinnega quella sub
cultura che
costituisce terreno fertile della mafia. Fino a qualche anno fa nelle
poche
manifestazioni i partecipanti di contavano in qualche palmo di mano.
Nell’ultimo evento, invece, si è registrata la
presenza di centinaia di
persone, studenti, istituzioni, polici, sindacati, forze
dell’ordine,
magistrati e vittime della mafia. A livello politico, nel consiglio
comunale
aperto che si è tenuto nei locali del Boccone del Povero, si
è approvata
all’unanimità la proprosta che il Comune di Favara
si costituirà parte civile
nei processi di mafia che lo vedono interessato ed è stata
conferita la
cittadinanza onoraria al procuratore capo della Repubblica di Palermo
Francesco
Messineo e al suo aggiunto Vittorio Teresi.
La mafia non è affatto invincibile e come diceva Giovanni
Falcone “è un
fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà
anche una fine”. Il
percorso verso la fine è ancora lungo e tortuoso, ma intanto
è iniziato.
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...FINI'?
Sono
passati pochi mesi dalla nascita
dell’avamposto “futurista” di Favara.
Il primo
ed unico Comune d’Italia a guida
politica targata Futuro e
Libertà, la neonata formazione di Gianfranco
Fini, che è stato elogiato
a modello in contrapposizione al decadente impero berlusconiano.
Oggi dopo la debacle
parlamentare del fragile esercito finiano, sconfitto dalla
gioiosa macchina da guerra di Silvio Berlusconi, e le parole
pronunciate dal
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che esortano alla
governabilità
e alla stabilità, con la sottomissione garibaldina dello
sconfitto, l’8
settembre di futuro e libertà sembra non
arrestarsi.
Si
vociferano nuovi e imminenti cambi di casacca di parlamentari targati
FLI verso
la casa madre del PDL. Tra questi uomini sembrerebbe che vi sia anche il siciliano
Pippo Scalia, che al “fu” lider maximo
deve tutto. Fu grazie al pollice verso
di Gianfranco Fini, che detronizzò l’on. Giovanni
Marino, a sancire l’ascesa politica di Pippo Scalia verso i
lidi romani Per molti anni
l’on. Scalia ha fatto ombra senza mai ricoprire incarichi di
governo
forse perchè schiacchiato dal peso dei berlusconiani.
E’ con l’inizio
dell’avventura di Futuro
e Libertà e del sostegno di FLI al governo alla
regione siciliana a guida di Raffaele Lombardo, che il ruolo di Pippo Scalia improvvisamente
si
è fatto determinante nello scenario di guerra tra Berlusconi
e Fini. Finalmente sperava
di essersi conquistato le stellette sul campo per ambire
ad un ruolo di prestigio nel futuro governo post berlusconi.
Fine del
grande sogno dopo la mancata spallata? Quando mai. Solo
gli illusi inseguono sogni senza speranza. Se Maometto non viene alla
montagna, la montagna va
da Maometto. Le sirene
berlusconiane,
per chi si rivela utile e determinante alla causa del capo, e l'on.
Scalia lo è, incantano con potere e poltrone chiunque e non hanno rivali.
Se il ritorno alla casa madre
dell'on. Pippo Scalia a breve sarà
ufficializzato che
accadrà agli eroi di Favara del
primo ed unico avamposto “futurista”,
trascinato e forse sacrificato in un gioco più grande di
loro? E' stato proprio da Pippo Scalia e il suo fedelissimo Luigi
Gentile a voler dare questa impronta nuova nello scenario politico
siciliano.
Sedotti
e abbandonati al loro destino?
Seguiranno
da buoni soldati il
generale sconfitto inseguendo il sogno che
l’Italia possa
avere un futuro di libertà oppure
in molti si accoderanno
ai
loro colonnelli di riferimento che li
riporteranno alla casa madre?
ALLARME TUMORI
Va al
raffadalese Gaetano Alessi la sezione giovani del
premio nazionale per il giornalismo dedicato a Giuseppe Fava che si
svolgerà il
2-3-4 gennaio tra Palazzolo Acreide (Sr) e Catania.
Gaetano Alessi
editorialista di Articolo21
e LiberaInformazione,
fondatore e caporedattore da otto anni del giornale
locale AdEst
e autore del libro/intervista sul primo sindaco donna della
Sicilia “Le
Eredità di Vittoria Giunti” va ad aggiungersi ad
un albo d’oro che vede i nomi
tra gli altri di Roberto Morrione e Carlo Lucarelli.
“Dedico
questa vittoria a tutti i
ragazzi e le ragazze che negli ultimi otto anni sono cresciuti con AdEst –
dice
Gaetano Alessi- la
dedico a tutti
quei giornalisti che con amore ogni giorno fanno il loro mestiere con
la testa
alta e la schiena dritta, onorando chi, come Pippo Fava, ha dato la
vita per la
libertà e la libera informazione.
In un paese
dove chi governa cerca
di imbavagliare la stampa con leggi e leggine io giornalista per
“amore” senza
tesserini di un giornale (AdEst) senza“giornalisti”
che vince il premio
nazionale di giornalismo “Giuseppe Fava”
rappresenta il riconoscimento delle
testate di frontiera, così piccole ma nello stesso tempo
così esposte.
Oggi nella galassia
dei precari
e non garantiti
abbiamo vinto tutti.”
COLLABORA CON FAVARABLOB
Contribuisci
anche tu a migliorare Favara. Hai
qualcosa da dire, da segnalare, da
fare
vedere?
Non esitare a contattarmi. Zorro
della Favela
è anche a tuo
fianco.
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HOT FaVELA
Fatti
e non solo parole
"Alla favara, abburremucci li fatti e allargamu i
documenti!"
Non parliamo
più di
cose di poco conto; veniamo ad argomenti seri.
La
malandrineria spicciola di una
amministrazione non ispezionata da un popolo servo della propria terra,
raccontato
con storie fatte di rincorse alla perpetuazione di un diritto alla
legalità
eternata senza una netta forma, atta a far rimanere le cose
così com'erano ed
in fondo come sono ed in sostanza come saranno per sempre; fin quando
il guscio
dell'anacoretismo della nostra ribellione avrà modo di tener
a bada una bocca
chiusa che vorrebbe mugghiare un cambiamento, il qual nessuno ha
coraggio di
diaframmare tanto meno di avvertire.
Tutto
ciò che segue, darà netta
smentita a quella storica ambivalenza che s'incolla nel significato
dell'essere
mafioso: che è connotazione negativa del prospero incatenato
ad esso, ma
contestualmente (nel gergo popolare dell'epoca, ma non riportato ai
giorni
nostri) quella connotazione avente come rappresentazione positiva una
figura umana
la quale non dovrebbe metter paura a nessuno perché pochi
quanto lui sono
creanzati e rispettosi.
Questo
intreccio complesso, in
fondo, è riuscito ad andar avanti perché
aggrappato ad una entità nulla, qual'è
l'esser perenni ignoranti, d'un popolo che s'accontenta nel rimediare
su cui
esso stesso è condizionato ed arginato.
Ma adesso
è giunta l'ora di non più
ignorare ciò che s'è compreso: ci sono adesso
nuove regole, nate dal quel mondo
popolare che profuma d'una voglia di tutto quello che fa parte della
nostra
arte, fatta di voglia di riscatto, di una personalità
autoctona di sacrifici
che ci appartengono ed adesso hanno
il
dovere di ricompensarci.
Spetta
adesso
a tutti noi, noi
popolo della Favara, a continuar ciò nel
mortale silenzio
oppure iniziare una
reazione collettiva di voglia d'un nuovo principio; accettando il
nostro
passato per interagire nel nostro presente, costruendo valori e
progetti di un
futuro non alienato dal non aver fatto nulla.
Da
ciò in poi, a noi la scelta: un
vuoto da seppellire per morire od un vuoto da riempire per vivere!
Non
si
avrà mai una fine se non si
avrà voglia di un nuovo principio.
Massimo
Centineo
.....per non
rimanere nel silenzio
rumoroso, sperando per una Favara migliore.
Alla
ricerca della verità
negata
Favara, cosa nasconde il nostro sottosuolo?
A
CURA DI PASQUALE CUCCHIARA
La
questione della miniera ciavolotta di Favara è
una vecchia storia che
a
tratti sfiora la leggenda che tutti oramai sanno in
città
da molti anni: se ne parla nei bar, nelle scuole , nelle chiese, e
probabilmente a causa di ciò muoiono anche persone a noi
care,
ma ciò
nonostante nessuno si espone, nessuno desidera con
coraggio la verità. Sapevamo già di
essere un
popolo
omertoso, ma non sapevamo anche di essere insensibili anche di fronte
alla morte come a dire “
a pagare e a morire
c’è
sempre tempo”. Ma il tempo per noi è
scaduto,
bisogna fare
luce sulla questione perché i nostri morti sono tipici di
una
società altamente industrializzata, quando qui dalle nostre
parti abbiamo solo una zona industriale, ma senza fabbriche. Allora
qual’ è la verità? Cosa si cela dietro
questo
mistero? A questo punto mi sembra doveroso fare un breve
excursus
storico per mettere ordine nell’intreccio della storia. Dopo
la
chiusura della miniera sita in contrada ciavolotta il popolo favarese
ha vissuto nell’ignoranza più totale dei presunti
disastri
ambientali provocati dallo smaltimento
di scorie radioattive
all’interno della dismessa miniera. In
tempi non
sospetti i
giovani di Democrazia Proletaria favarese avevano sollevato il problema
organizzando nel 1984 un convegno sul “tumore nel
territorio agrigentino”, invitando anche un esperto come il
dottor Antonio Lupo, ematologo dell'ospedale Niguarda di Milano. Il
dottore volle visitare il territorio circostante tra cui anche le zone
minerarie. Già allora l’area appariva stravolta
con
ingressi otturati e un paesaggio abbandonato a discariche abusive. Dopo
questa parentesi calò definitivamente il sipario sulla
questione. Addirittura dal 1992 la Regione Siciliana non
controlla
più i siti minerari, quindi ci lascia pensare a degli
accordi
tra stato e mafia che permisero ai malavitosi di riempire il
nostro
sottosuolo di scorie radioattive provenienti dalla vicina Francia che
ci vende a basso costo l’energia elettronucleare, ma che in
cambio ci lascia materiale radioattivo da smaltire. Per lo smaltimento
di questo tipo di materiale necessitano strumenti costosissimi ed
altamente tecnologici di cui il nostro stato non dispone (dato che
centrali nucleari in Italia non esistono) e quindi con ogni
probabilità le miniere chiuse hanno rappresentato
un’ottima scappatoia per collocare il materiale velenoso a
basso
costo. Se così fosse, siamo rovinati, dato che questo tipo
di
rifiuti non sono proprio biodegradabili e naturalmente occorrono secoli
prima che si dissolvano!
Improvvisamente la vicenda venne
riaperta grazie alle denuncie fatte da alcuni abitanti del
luogo
che lamentavano movimenti sospetti di tir in tarda notte,
nelle
zone minerarie, che non rassicuravano niente. Il
20/10/2009 l’associazione
Legambiente, a
seguito
delle numerose denunce, ha deciso di effettuare un sopralluogo per
verificare lo stato dei luoghi in questione. I risultati emersi, sono
agghiaccianti e necessitano di ulteriori e approfondite verifiche.
Sono
state scoperte diverse discariche di amianto, sfabbricidi, materie
plastiche e altri rifiuti non identificabili perché
incendiati.
Sulla vicenda Legambiente annunciò un esposto alla Procura
della
Repubblica. La risposta
alle centinaia di morti per cancro in provincia
di Agrigento potrebbe trovarsi proprio nelle viscere della miniera
Ciavolotta. Recentemente il problema è stato
attenzionato
anche
dalla Commissione consiliare, Sanità e Sicurezza Sociale
presieduta dal consigliere comunale Antonio Valenti.
Quest’ultimi chiedono all’amministrazione
severi
controlli per verificare se nel territorio favarese sono
presenti materiali cancerogeni che possono minare la salute
pubblica, prestando però particolare attenzione nel
sottosuolo locale delle ex miniere di zolfo Lucia e
Ciavolotta. Ora
è tutto più chiaro, e si può quasi
affermare
con certezza che nel nostro sottosuolo sono seppelliti materiali
altamente cancerogeni che ci lasciano un
eredità
pesante: a Favara i morti per tumore aumentano in maniera spaventosa lasciando
dietro di sé perplessità e sgomento.
Siamo
stanchi di piangere vittime e ora vogliamo sapere come realmente
andarono i fatti.
Aspettando
il NATALE
Favara,
"addubbamu lu paisi ppi la
festa du
Natali"
Si
perché la nostra amministrazione
è sempre attenta a non far perdere le vecchie tradizioni, di
un passato
smaltitoio dell'attuale nostro presente fatto perennemente di “cose addobbate”. In
particolar modo a Natale, nella Favara nostra,
si
sente nell'aria quel gioire di gesti
grannazzi ca n'fùnnu è sulu ièssiri
cògghipezzi; si rappezza tutto
seguendo la sola logica dell'addubbàri.
Dopo la tragica situazione dell'aver da tempo abbandonato
il nostro centro storico sotto tutti gli aspetti (di
sicurezza, di decoro, di orgoglio delle nostre tradizioni, di mancanza
di
riverenza nei confronti dei nostri avi e dei nostri futuri posteri, e
soprattutto di mancanza di rispetto delle norme di tenuta e
conservazione del
più importante sito di rappresentazione culturale che ha la
storia della
città), adesso per addobbare che si fa? Si eseguono
demolizioni di abitazioni
considerate a rischio, non rispettando nessun criterio e nessuna forma: basta ca facemu qualchi cosa,
è comu è
iè. Il risultato: vere
e proprie
lacerazioni del tessuto urbano. Dove prima v'erano case
fatiscenti adesso
ci sono muri recisi da conci di tufo, alzati in piedi per creare il
distacco
indifferente volto al problema lasciato lì; rappresentato da
scarti di pareti e
tetti, emblemi di quel silenzio rumoroso lasciato tacere nell'omertosa
ideologia dell'egotismo. Ma il positivismo spicciolo della nostra
amministrazione, ci porta a pensare pensieri buoni (la santa
solennità la
commina) che tali siti sono nati nella proposizione ad adornarli a veri
e
propri presepi viventi, d'una città che da troppo tempo
attende l'annunciazione
del novello cambiamento, d'una nascita liberatrice, di una presa di
coscienza a
far le cose per il buon senso, non per il culmine arrivo d'esser
costretti a
farlo solo quando tal cosa è a discapito di interessi
personali indotti
dall'arrivismo. Recuperare il centro
storico di Favara, si può. Dobbiamo partire
nell'immergerci dentro tutto
ciò ch'è rimasto vivo del nostro tessuto urbano,
fatto di costumi, tradizioni
popolari, credenze ed usanze, sfaccettature architettoniche da
riscontrare
nella lettura della toponomastica. Tutto ciò è da
considerarsi un punto di
partenza per far scaturire uno studio legato soprattutto al buon senso
delle cose,
programmando tale studio di recupero facendolo operare da personale
abile
(lontano da quel presuntuoso ignorantismo amministrativo), creando un
inizio di
processi d'intervento fattivi. Tutto ciò è
oltretutto auspicabile
dall'attuazione della legge regionale n.6/2009, la quale prevede e
consente ai
proprietari di richiedere un contributo finanziario per la
realizzazione di
interventi di recupero degli edifici situati nei centri storici,
finalizzando
la valorizzazione del patrimonio edilizio e rendere operativo la
riduzione del
degrado ambientale. Le agevolazioni sono conseguibili attraverso la
stipula di
apposite convenzioni tra l'amministrazione regionale e l'istituto di
credito
per la concessione di mutui con ammortamento ventennale e pagamento dei
relativi
interessi a totale carico dell'amministrazione regionale. Cosa potrebbe fare l'amministrazione comunale per
sfruttare in pieno
tale opportunità? Istituire un servizio gratuito
d'informazione e tramite i
propri dirigenti e tecnici dell'ufficio UTC, creare dei sportelli
informatici
di apporto per la stipula della documentazione necessaria atta a
richiedere
tali contributi, creando in perfetta sintonia quell'inizio di
cambiamento
sperato da troppo tempo. Ma saranno e saremo in grado di farlo? Abbiamo
perso
troppe opportunità. Adesso
è arrivato il
momento di diventare noi stessi opportuni ad un vero cambiamento
collettivo.
Massimo
Centineo....sperando per
una Favara migliore.
SPECIALE
TAPIRO
a
Bedda Favara il tapiro leccaculo 2010
Che a Favara le
associazioni che assolvono una funzione
sociale e che si prodighino per il bene comune siano così rare,
un po come
voler cercare un ago nel pagliaio, è
un dato certo. I casi di associazioni
fantasma il cui unico scopo è stato quello di arraffare
finanziamenti dagli
enti pubblici e di accattivarsi le simpatie di politici per il loro
potenziale
serbatoio di voti sono a tutt’oggi tantissimi. L’ultimo esempio
del genere in
ordine di tempo di
associazionismo voltagabbana è quello di “Bedda
Favara”.
Un’associazione nata da circa un anno che da subito si
è adoperata in
iniziative in apparenza dallo scopo sociale. Nella loro pagina su
facebook si
definiscono “un’associazione
socio-culturale apartitica che lavora, e lo ha dimostrato negli anni
per i giovani
e la città”. La stessa associazione
ha anche sottoscritto con il Comune di
Favara un protocollo di intesa, ha ottenuto dei contributi, e ha anche
avuto
assegnata gratuitamente la sede in una antica villa di prestigio di
Favara. Il
suo volontariato “disinteressato” è
però durato poco. Recentemente ha
abbracciato la causa dell’onorevole Nino Bosco del
PDL con il quale si è
apertamente schierata. Gli artefici di questa operazione sono “culo e
camicia” ovvero Giuseppe
Nobile
e Davide Lumia.
Amici da sempre. Il primo
democristiano di destra, leccaculo
naturale, la vera mente.
Il secondo di sinistra, leccaculo per convenienza, il
braccio operativo. Non c’è troppo da stupirsi se
tra destra e sinistra non
passi più differenza quando sono in gioco interessi privati. Ai tempi d’oggi
rimanere fulminati sulla via
di Damasco è una costante. Basta essere allettati dalle
promesse facili e
svendere facilmente i pochi ideali che ancora si hanno. E’
probabile che alla
fine questi baldi giovani siano usati come pedina in un gioco
più grande di
loro e poi abbandonati al loro destino. In fondo, se così
sarà, se la sono
cercata. Zorro della Favela
assegna a
“culo” Nobile e “camicia” Lumia il
tapiro migliori leccaculo 2010.
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COLPA
DI NESSUNO
Favara, nessun colpevole per
il crollo del 23
gennaio 2010
Quella di
Chiara e Marianna è una storia triste. E triste
è
la storia di Giuseppe,
Giuseppina e Giovanni: padre, madre e fratello di Chiara e Marianna. Morirono,
Chiara
e Marianna, schiacciate dai detriti della loro casa di via del Carmine 7,
a
Favara. Era il 23
gennaio. Giovanni si salvò per miracolo,
così
come i genitori. Quella casa
venne giù perchè era fatiscente, non abitabile.
Eppure la famiglia Bellavia
viveva lì. Pur non essendo
abitabile in quella
casa c'erano delle regolari utenze. A
distanza di dieci mesi da quella
tragedia
ora conosciamo una verità. Contenuta nelle 30
pagine della
perizia tecnica
(procedimento penale 177/10) affidata dalla procura di
Agrigento -
l'inchiesta coordinata dal procuratore capo Di Natale e dall'aggiunto
Fonzo è
seguita dalla pm Lucia Brescia - a due esperti. In sostanza,
scrivono i
periti, quella
casa non doveva esistere, andava abbattutta da tempo. E,
soprattutto,
non doveva essere abitata. Nella zona di via del
Carmine -
scrivono i
tecnici - nell'arco di 30 anni sono state demolite o sono crollate 14
abitazioni. Case costruite senza criterio in un fazzoletto di
terra e
addossate le une sulle altre. Da scartare - sostengono
- l'ipotesi di una
variazione volumetrica del terreno. Significa che gli edifici erano
semplicemente fatiscenti. Significa che si reggevano gli uni sugli
altri. E
significa ancora che il venir meno delle altre costruzioni ha finito
per essere
concausa del crollo dell'abitazione di Chiara e Marianna. Per ben due
volte,
nel 2001 e nel 2002, sono state presentate denunce
circostanziate di
pericolo abitativo. Mai a nessuno che sia venuto in mente di
ordinare lo
sgombero. Per questa vicenda - l'ipotesi di reato è
omicidio
colposo plurimo -
nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati. Non ci
sono responsabili.
Eppure, già due giorni dopo il crollo, una informativa dei
carabinieri invitava
a valutare le eventuali responsabilità di ben sette
soggetti. Oggi la
famiglia Bellavia ha una nuova casa acquistata con i fondi donati al
comitato nato sull'onda emozionale della tragedia. Il padre
continua a non
avere un lavoro stabile o continuativo che lo costringe (e con lui la
sua famiglia)
in uno stato di indigenza non degno di un paese civile.
A
Favara, purtroppo, i Bellavia non sono i soli a vivere ai margini
della
società e sotto la soglia di sopravvivenza.
Sono in tanti,
li chiamano linticchieddi.
Sono
gli ultimi, visibilissimi, ma che in tanti non vogliono vedere
rendendoli di
fatto invisibili. Fino a quando non arrivano le tragedie
che ce li
rendono in
tutta la loro reale drammaticità
.
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