A
Periodico di informazione, inchiesta, notizie, costumi e politica della Favela di Favara                                                           FEBBRAIO 2010  
<AVANTI Home PageBlogPubblicazioniContattiINDIETRO>

IPSE dixit: "E' arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e con-
tinua a ridurre la nostra terra in un deserto. abbiamo l'obbligo morale di ribellarci". (GIUSEPPE GATI')

Favara Banner città verde
   PUNTI DI VISTA

a cura di don Agnello

Favara quadrivio killer 1

LA POLITICA SEPOLTA SOTTO LE MACERIE

Favara è in questi giorni una città in stato di assedio. Il centro storico è un disordinato cantiere aperto. Ovunque si volge lo sguardo si scorgono demolizioni di case diroccate, c'è gente sfollata che si è vista di un colpo privata della casa. Il traffico veicolare è schizzato. Sembra di vivere in uno scenario da dopoguerra.
La tragedia di Favara del 23 gennaio scorso è stata un’ulteriore clava che si è abbattuta sulla politica locale. Da mesi, nonostante un ritrovato accordo politico tra il Sindaco e le forze del centrodestra che hanno eletto che doveva sancire il ritorno di un governo della città a guida partitica, la politica di Favara non decolla. Vivaccia, boccheggia, sopravvive suo malgrado. Domenica 24 gennaio era prevista la nomina dei nuovi assessori in sostituzione della giunta tecnica che da oltre un anno in emergenza governa Favara. Invece, paradossalmente, la politica di Favara sembra essere rimasta sepolta tra le macerie del centro storico.
Il sindaco superman è sotto pressione ed è stato lasciato solo. La pressione mass-mediatica si è abbattuta su di lui mentre la quasi totalità dei signorotti locali, specialmente di quelli che dovrebbero sostenerlo, se ne stanno in silenzio. Solo il PD ha mostrato una certa sensibilità politica con l’intervento di esponenti regionali, provinciali e locali che sono venuti a Favara a fare il punto della situazione e, in un certo modo, a confortare il Sindaco.
In questo momento c’è bisogno di un messaggio forte e chiaro della politica che dovrebbe necessariamente riprendere il sopravvento e dettare le regole per uscire dall’emergenza.

Il sindaco Domenico Russello dovrebbe con decisione forte nominare la nuova giunta di governo, che sia composta da serie e valide professionalità e non da piccole marionette, e assicurare che Favara abbia un reale governo. Diversamente dovrebbe avere la sensibilità e l’accortezza di essere sincero con se stesso e con la cittadinanza ammettendo di non essere in grado di governare. Le dimissioni sono conseguenzialmente sono un atto d’obbligo. Favara non può essere governata con l’emergenza continua.


   LINK DI ZORRO

Favara ultimo stupro
Favara Favela
Favara Immagini

Favara identità perduta
Favara american dream

LINK AMICI

BLOG SICILIA Agrigento
BSICILIA

LAVALLEDEITEMPLI
INFORMAZIONE SENZA FILTRO
PERLACITTA'


ARCHIVIO

OTTOBRE 2009
NOVEMBRE 2009
DICEMBRE 2009

GENNAIO 2010


campagna 
ADOTTA UNA DISCARICA abusiva

 

LA DISCARICA DEL PAPA
LA DISCARICA DI PADRE PIO
LA DISCARICA LUCIA
LA DISCARICA ROCCA STEFANO
LA DISCARICA DELLO SPORT
LA DISCARICA RAMALIA
LA DISCARICA SARACENO

COLLABORA CON FAVARABLOB 

Contribuisci anche tu a migliorare Favara. Hai qualcosa da dire, da segnalare, da fare vedere? Non esitare a contattarmi. Zorro della Favela è anche a tuo fianco.     




LA PROPOSTA


FAVARA DAY



UNITI   PER    LA   SPERANZA,    UNITI  PER

CAMBIARE


Favara day

Il prossimo 23 febbraio ricorre il tragico crollo che ha visto Favara alla ribalta nazionale per la morte delle sue sorelline Marianna a chiara Pia Bellavia. In queste luci di ribalta Favara ha mostrato il peggio di se stessa. Sono venuti a galla fatti e misfatti delle amministrazioni; si è evidenziato lo stato di degrado con il quale quotidianamente si convive, in assenza delle istituzioni politiche e nel silenzio, spesso ossequioso, di quello religioso. Al funerale la maggioranza invisibile della cittadinanza è stata incapace, non si sa perché affranta dal dolore o perché assuefatta dall’indifferenza, di esprimere una vera e sentita indignazione e di lanciare un messaggio concreto affinchè situazioni del genere non si ripetano mai più. Ad oggi l’incapacità politica continua a regnare sovrana. La città è in emergenza continua. Si demolisce, si transennano strade, si crea disagio al traffico veicolare e pedonale, le buche meglio detto “scaffe” sono un corredo indissolubile del tessuto urbano, il commercio è pressochè paralizzato. Siamo allo sbando. Si sta uccidendo anche la speranza dei cittadini onesti per un futuro migliore. BASTA!!!!
E’ giunto il momento storico di farci sentire. Il limite di sopportazione è stato superato. C’è stanchezza, c’è rabbia e sfiducia.

- contro la politica del malaffare lontana dai bisogni della cittadinanza;

- contro le istituzioni insensibili, sorde e grigie;

- contro chi calpesta costantemente i nostri diritti;

- affinchè si ritrovi un barlume di speranza di speranza, di rinnovamento e di cambiamento;

- affinchè la morte di Marianna e Chiara Pia non sia un episodio da dimenticare.

Manifestiamo da veri cittadini e facciamo sentire a coloro che volgono lo sguardo altrove la nostra voce. 

Rivendichiamo i nostri diritti per un futuro migliore per noi e per i nostri figli.

Tutti in piazza allora il 23 febbraio 2010 alle ore 19:00 per una fiaccolata da piazza Don Giustino a Piazza Cavour. 

FACCIAMOCI SENTIRE !!!!



IL
CASO della vittima 


 
 Favara sindaco russello in croce


report favela


ASSALTO  ALLA   DI-


LIGENZA



Favara,  il  business  delle  demolizioni senza

regole


Favara demolizioni centro storico

Infuria in questi giorni la polemica sui fatti e misfatti di Guido Bertolaso e della sua Protezione civile. L’intercettazione relativa alla compiaciuta risata che si è fatto l’imprenditore Piscitelli alla notizia del terremoto in Abruzzo, euforico per il grande business che subodorava, mi ha riportato alla situazione attuale di Favara. Sicuramente non c’è stato qualcuno che ha riso per quel che è accaduto, ma l’odore dei soldi ha fatto venire la bava in bocca a molti. Che cosa sta succedendo a Favara dopo il crollo della casa di via Del Carmine dove sono morte le sorelle Marianna e Chiara Pia Bellavia? Esteriormente lo sappiamo. Il centro storico e le aree adiacenti sono sotto assedio. Ovunque si intravedono ruspe e mezzi all’opera. In ogni angolo c’è un cantiere aperto. Fin qui, tutto sembra normale. C’è stata la tragedia e si sta correndo ai ripari. Ma è davvero così? Prima del tragico crollo a chi andava a rivolgersi all’U.T.C. SpA per avere rimosso il pericolo pubblico che minacciava la propria abitazione otteneva una sola e chiara risposta: “non ci sono soldi” (ovviamente non c’erano per quel tipo di operazioni, ndZ). Miracolosamente dal giorno post tragedia i soldi sono saltati fuori e tutti si sono precipitati all’assalto della diligenza delle demolizioni. A Favara si contano oltre 900 imprese edili, in media una ogni 40 abitanti, e molte di esse stanno facendo a gara di forza e di padrinaggio a chi debba aggiudicarsi una casa o un’area più vasta da demolire. Ad oggi sono state demolite mediamente una sessantina di case per una stima, in difetto, di circa 30.000 metri cubi di materiale di risulta prodotto. Se consideriamo un valore medio al metro cubo di 40 euro che comprende la demolizione (a mano e con mezzi meccanici), la rimozione del materiale di risulta e il trasporto in discarica (chissà quale? ndZ), e le opere extra a salvaguardia dei fabbricati limitrofi, totalizziamo oltre 1,2 milioni di euro. Non è poco. E’ un buon affare. Con quale criterio si sta procedendo? Naturalmente non c’è stata alcuna gara pubblica in merito. Qualcuno dirà che c’è stata l’ordinanza del Prefetto a cui bisognava rispondere prontamente. Dunque si parla di trattativa privata e chiamata diretta delle imprese, in barba a tutte le norme vigenti quando si naviga in regime extra-emergenziale. Si paga a corpo o a misura? Se si paga a misura, chi si è preso la briga di effettuare un rilievo dimensionale di ciascun fabbricato per quantificarne l’effettiva volumetria e le opere di salvaguardia? Se si paga a corpo con quale criterio si quantifica il tutto? Prima si eseguono i lavori e poi si produce il certificato antimafia? Il paradosso è anche un altro. Bisogna demolire a tutti i costi. Ci sono fabbricati che pur essendo alquanto disagiati non costituiscono un reale pericolo per la pubblica incolumità e per i quali si potrebbe intervenire con opere di manutenzione esterna, meno dispendiosi. Invece no. L’imperativo è abbattere tutto. Più metri cubi si realizzano più ritorno economico c’è. A dettare le regole sono le imprese edili. Talune ditte esecutrice dei lavori, nell’euforia, e senza un reale controllo da parte dei tecnici dell’U.T.C. SpA, hanno abbattuto anche porzioni di immobili limitrofi a quelli pericolanti che non avevano nulla da temere e  perseverando nell’errore demoliscono agli ignari proprietari la restante parte della costruzione perché ora non più staticamente idonea. Così si fa a Favara.

                                    

O.R.T.U.S.


Favara,  uno  dei   tanti  business  dell'Ufficio

Tecnico Comunale S.p.A.

 


L’Ufficio Tecnico Comunale di Favara, con i suoi dipartimenti che lo compongono, è il luogo dove sono gestite tutte le attività che riguardano il territorio comunale. Tra i suoi compiti vi è anche quello di monitorare il centro storico. Competenze normali in una città normale. A Favara però non è così. L’U.T.C. di Favara assomiglia ad un comitato di affari. I tecnici che lo animano, in prevalenza, si dedicano a ben altri interessi piuttosto che gestire un settore chiave della macchina amministrativa. In questi giorni post crollo tutti loro tremano, sono sotto osservazione. Ci sono troppi scheletri nei loro armadi.  
C’è chi si occupa a tempo pieno di progettazioni private, c’è chi si occupa di intermediazioni immobiliari, c’è chi si occupa di costruire nuovi palazzi nelle neo zone chic di Favara (certamente tutto perfettamente lecito perché a svolgere l’attività di palazzinari sono le mogli), c’è chi si occupa del business della micro riqualificazione urbana con interventi urbanistici che rasentano lo scempio (cito ad esempio tra tutti piazza Giarritella, piazza della Vittoria, villa Della Pace) e dove l’imperativo è di ottenere un consistente computo metrico (che tradotto significa che si deve realizzare l’inimmaginabile e spendere il massimo affinchè le loro parcelle siano consistenti, ndZ), c’è chi si è occupato, prima di essere trombato, del business del cimitero e delle cappelle gentilizie. Tra i tanti progetti dell’U.T.C. S.p.A. che riguardano la riqualificazione urbana oggi ci occupiamo di O.R.T.U.S. Dal 2003 talune menti raffinate  dell’U.T.C., si stanno occupando dell’area che fa capo al quartiere Orti-Cicchillo con un mega progetto finanziato dal Ministero Infrastrutture e Trasporti  e dall’Assessorato Regionale LL.PP. Si tratta di un'opera, i cui lavori sono iniziati da qualche mese, di carattere integrato finalizzata alla riqualificazione urbana, paesaggistica e ambientale del Quartiere degli Orti e delle immediate adiacenze, attraverso interventi di naturazione e interventi di miglioramento delle opere di urbanizzazione. Il progetto di riqualificazione consiste nel recupero di una vasta area urbana dai forti caratteri naturali attraverso il consolidamento dei terreni con tecniche di ingegneria naturalistica, il potenziamento dei percorsi pubblici che attraversano gli orti urbani e la connessione dell’intero sistema per mezzo di alcuni luoghi cardine del sistema generale, sui cui insistono gli edifici delle residenze pubbliche. Il progetto O.R.T.U.S. rientra nella categoria dei Contratti di Quartiere, ovvero interventi di riqualificazione caratterizzati da processi di negoziazione degli interventi tra l’Amministrazione Pubblica e gli abitanti delle zone interessate.
Saranno riqualificate le zone di CASELLO, PIAZZA DELLA LIBERTA', EX ANFASS, CASE POPOLARI, CANALI, ed infine il PONTE TRE ARCHI. Lavori previsti ed ancora da iniziare riguardano la sistemazione delle Piazze: Libertà, Fonte Canale, Cicchillo e Bastione Sant'angelo.
Per chi non abbia capito la portata dell’intervento Zorro della Favela precisa attorno ad esso gravitano molteplici interessi di carattere privato. Sono previste ristrutturazioni di immobili (vedi locali ex macello e scuola materna di San Francesco), si realizzeranno enormi volumi di scavi (movimenti di terra, ndZ), ci saranno enormi volumi di calcestruzzo per la realizzazione di muri e opere varie, a professionisti esterni saranno affidati studi geologici e geotecnici del territorio, calcoli strutturali, progettazione di impianti e studi agronomici. Talune aree che fino a ieri erano privi di valore venale miracolosamente diventeranno appetibili. Business, business, business. L’importo finanziato, inizialmente previsto di circa 7 milioni di euro, si è ridotto a 4,5 milioni di euro. Intanto per i progettisti dell’U.T.C. S.p.A. andrà l’1% ovvero 45.000,00 euro, ma sono spiccioli. A portare enorme vantaggio alle menti raffinate dell’U.T.C. SpA sarà l’indotto che graviterà attorno a questo mega progetto. Gia sin d’ora però appare chiaro che il progetto finirà incompleto data la riduzione del finanziamento e per il fisiologico disperdersi in mille rivoli dei soldi stanziati. E’ evidente che a farne le spese di tutto ciò saranno i cittadini che non beneficeranno in pieno delle opere collettive del mega progetto, mentre poco o nulla cambierà per le tasche dei progettisti e della ditta esecutrice dei lavori. Dal sito web del Comune di Favara ho estrapolato questa parte: “Privilegiare le zone, che da anni vivono lo stato di abbandono, ha detto il progettista Arch. Giacomo Sorce, è stata una conquista per Favara dopo lunghi anni di  lavoro, e peripezie burocratiche. Dal 2003 che si cerca di fare bene per la città, spesse volte si pensava che tutto il lavoro fatto,  ci svaniva nel nulla”. Bisognava aspettare la mattina del 23 gennaio 2010 con il crollo della casa di via Del Carmine per renderci conto di come si è privilegiato lo stato di abbandono del centro storico di Favara e farlo vedere con tutta la sua magnificenza a tutta l’Italia. Così succede a Favara.                                        
                                             
                                   

ARRIVA  SUPERMAN


Favara, la riqualificazione del  centro  storico

di Andrea Bartoli


Favara Andrea Bartoli Superman

“Sventurata è la terra che ha bisogno di eroi”. Favara, sventurata oltre che disgraziata, di eroi, anzi di supereroi, ne ha bisogno a centinaia. Dalle ceneri del centro storico, dal vuoto della politica sepolta sotto le macerie, e sfidando il disinteresse generale un supereroe si affaccia all’orizzonte con l’intento di riqualificare il centro storico di Favara e di farne un'attrazione. Il tam tam mediatico attorno a questa figura, soprattutto dopo il tragico evento del crollo di via del Carmine, diventa sempre più incessante.
Chi è questo supereroe che si lancia a capofitto come un kamikaze in questa avventura? 
Si chiama Andrea Bartoli. Non è favarese (e chi altri avrebbe osato... ndZ). E' approdato a Favara per affinità familiari essendo entrato nelle grazie della grande famiglia dell'ing. Salvatore Saieva, noto e discusso imprenditore edile locale.
Le notizie reperite sulla rete ci aiutano a delineare il personaggio. Esercita due professioni: il notaio e il mecenate di arte contemporanea alla scoperta di nuovi talenti. La sua è una sorta di missione per un territorio poco attento, disinteressato all'argomento. Il giovane (sulla quarantina, ndZ) notaio-mecenate decide così di trasformare i suoi spazi-collezione in veri e propri cantieri per l'arte dove ospitare mostre, organizzare eventi, produrre giovani, invitare artisti locali e internazionali. Idee chiare e molta energia in campo. E' un personaggio vulcanico, stravagante e originale, che vuol essere uno dei protagonisti della scena artistica siciliana.
Forte di audacia e concretezza Andrea Bartoli ha acquisito parecchi immobili nel rione San Vito e dal cortile Bentivegna, detto "setticurtiglia" lancerà presto il suo progetto. Già si è messo all'opera e a propria cura e spese sta ristrutturando gli immobili per adibirli agli scopi che si è prefisso. A quanto pare si tratterà di un polo artistico-culturale. Una sorta di isola felice nella terra di nessuno. 
L'aspetto ha dell'incredibile! Nessuno dei nostri danarosi e rozzi ricchi locali avrebbe mai investito soldi, energie,  tempo e passione in nome dell'arte e senza un apparente tornaconto economico, Ne avessimo tanti di eroi così!
Attorno al nostro supereroe si muove anche un gruppo di giovani che lo coadiuvano e sui quali scommette.
Il percorso del nostro personaggio non sarà certamente privo di insidie e di incognite. Bisognerà dialogare con quella politica sorda che finora ha latitato sotto tutti gli aspetti e che sicuramente sarà pronta a battere cassa e a dettare le proprie regole al momento in cui fiuterà l'affare. L'assenza di un piano di recupero del centro storico e la presenza di un P.R.G. obsoleto metterà di traverso la burocrazia dell'Ufficio Tecnico Comunale, che nei casi dei propri interessi privati è pronta a smussare tutti gli angoli. Non è da trascurare, inoltre, la prevalente cultura favarese rozza, conservatrice e mafiosa.
Forza e coraggio a chi crede nelle proprie idee.
Zorro della Favela augura al nostro supereroe Andrea Bartoli un grandissimo in bocca al lupo. 

                                                                                                                        


DI CHI E' LA COLPA?



Favara, regno del vuoto politico e dei  sudditi

invisibili



E’ ancora viva la tragedia del crollo di via del Carmine dove sono morte Marianna e Chiara Pia Bellavia e del momento del funerale dove ha partecipato una immensa folla piena di dolore ma silenziosa nello stesso tempo. Una moltitudine che alla lettura delle parole del Presidente della Repubblica resta inerme, impassibile, e pronta, invece, a ravvivarsi e ad applaudire alle parole di scusa che hanno scritto i compagni di classe di Marianna. Una maggioranza di invisibili unita da un profondo e silenzioso dolore o una sottile manifestazione di ipocrisia? La colpa è della politica che non amministra o dei cittadini che non esercitano i propri diritti e doveri?  Volgiamo lo sguardo al popolo sovrano. Dove era mentre il centro storico affondava nel degrado? Dove era quando le case popolari, pronte da anni, erano lasciate inoccupate e ostaggio dei vandali? Dove era quando veniva eletta un amministrazione comunale che, nel migliore dei casi, era inefficace e, nel peggiore, complice di quegli stessi poteri clientelari che inquinano le istituzioni? Questo popolo sovrano che ha pianto tanto e ha accusato lo stato, che ha fatto per prevenire la morte delle due bambine e per far funzionare le istituzioni? Realisticamente, è solo un’ipotesi, il popolo sovrano di Favara era lì. Ma non era popolo e neanche sovrano. Le istituzioni di Favara erano lì, ma non si comportavano da istituzioni democratiche. In una situazione ottimale, il degrado del centro storico avrebbe visto la pronta risposta delle istituzioni e la mobilitazione popolare, determinando un circolo virtuoso fra domanda e offerta di politiche volte a risolvere il problema. E il problema, in qualche misura, sarebbe stato risolto. Allo stesso tempo, ai primi ritardi nella consegna delle tanto attese nuove case popolari, si sarebbe inevitabilmente creata ulteriore mobilitazione. Il problema sarebbe arrivato sulle pagine della stampa locale, regionale e nazionale, accelerando l’intervento delle istituzioni responsabili che di lì a poco avrebbero finalmente consegnato gli alloggi ai loro legittimi inquilini. Se così non fosse accaduto, se il centro storico avesse continuato a sbriciolarsi e le case popolari ad essere vandalizzate sotto gli occhi complici di un’amministrazione incompetente, la popolazione sovrana di Favara si sarebbe senz’altro organizzata per eleggere un sindaco ed un’amministrazione più capaci ed in linea con le loro aspettative. In una situazione ottimale, Marianna e Chiara Pia oggi sarebbero ancora vive per una ragione semplice: perché la democrazia locale avrebbe funzionato bene, dimostrandosi capace di produrre quei beni pubblici indispensabili alla società locale, a partire da quello basilare della preservazione dell’esistenza dei suoi componenti. Volgiamo ora uno sguardo alla politica. L’ex sindaco di Favara Lorenzo Airò, che nell’arco di più sindacature ha governato Favara per lungo tempo, ha affermato che la responsabilità della salute del patrimonio immobiliare, soprattutto di quello del centro storico, è da addossare ai proprietari delle case e che il Comune ha solo un potere di controllo (che tra l’altro non esercita, ndZ) e che lo spopolamento del centro storico non è colpa della politica ma è un fatto fisiologico perché si è costruito abusivamente e selvaggiamente in altre aree del territorio comunale. Da un lato questo è vero. Il sogno americano del favarese tipo, ovvero quello di una casa (palazzo, ndZ) per la sua famiglia, per i propri figli, per i nipoti e pronipoti ha spinto moltissimi verso altri orizzonti. Ciò però non significa che la politica deve essere assolta per non avere adottato gli strumenti idonei quali il piano di recupero e per non avere offerto i giusti incentivi a coloro che sono rimasti a vivere nel centro storico e a coloro che intendevano venirci a vivere. In molti sono scappati per ovvie ragioni che la politica ha miseramente ignorato (tanto non portava voti, ndZ). Le abitazioni del centro storico rispecchiano vecchi standard costruttivi che non rispecchiano le attuali esigenze di vivibilità, ma demolire e ricostruire una casa è praticamente arduo se non impossibile. Troppi vincoli, troppi se, troppi ma. Bisogna essenzialmente restaurare con costi che sono decisamente abnormi. Acquistare una casa, spesso una tugurio, in centro storico è uno svantaggio perché i costi del rogito notarile sono enormi.  Se, invece, ci fosse stato il piano di recupero molti aspetti si sarebbero semplificati. Demolire e ricostruire, senza se e senza ma, avrebbe dato decoro alle abitazioni e all’ambiente, le imposte degli atti notarili, per legge, si sarebbero notevolmente ridotte e si sarebbe potuto usufruire di finanziamenti agevolati. Altri incentivi, quali abbattimento dell’I.C.I. il non pagamento degli oneri concessori, e le scorciatoie burocratiche, sarebbero stati una buona ragione per investire nel centro storico. Non è poco. Questo competeva alla politica, ma ai politicanti tutto ciò non ha mai suscitato interesse perché non porta voti e speculazione.
                                          CONTINUA


FAVARA IMMAGINI


 


MusicPlaylist