IPSE
dixit:"E'
arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che
vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e con-
tinua a ridurre la nostra terra in un deserto. abbiamo l'obbligo morale
di ribellarci". (GIUSEPPE GATI')
PUNTI DI VISTA
a cura
di don Agnello
LA
POLITICA SEPOLTA SOTTO LE MACERIE
Favara
è in questi giorni una città in stato di assedio.
Il
centro storico è un disordinato cantiere aperto.
Ovunque si volge lo
sguardo si scorgono demolizioni di case diroccate, c'è gente
sfollata che
si è vista di un colpo privata della casa. Il traffico
veicolare
è schizzato. Sembra di vivere in uno scenario da dopoguerra. La
tragedia di Favara del 23 gennaio scorso è stata
un’ulteriore clava che si è abbattuta sulla
politica
locale.
Da mesi, nonostante un ritrovato accordo politico tra il Sindaco
e le forze del centrodestra che hanno eletto che doveva
sancire il
ritorno di un governo della città a guida partitica, la politica di Favara non
decolla. Vivaccia, boccheggia, sopravvive suo malgrado.
Domenica 24 gennaio era prevista la nomina dei nuovi assessori in
sostituzione della giunta tecnica che da oltre un anno in emergenza
governa Favara. Invece, paradossalmente, la politica di Favara sembra
essere rimasta sepolta tra le macerie del centro storico.Il sindaco
superman è sotto pressione ed è stato lasciato solo.
La pressione mass-mediatica si è abbattuta su di lui mentre
la
quasi totalità dei signorotti locali,
specialmente di quelli che dovrebbero sostenerlo, se ne stanno in
silenzio. Solo il PD ha mostrato una certa sensibilità
politica
con l’intervento di esponenti regionali, provinciali e locali
che
sono venuti a Favara a fare il punto della situazione e, in un certo
modo, a confortare il
Sindaco. In
questo momento c’è bisogno di un messaggio forte e
chiaro della politica che dovrebbe necessariamente
riprendere il sopravvento e dettare
le regole per uscire dall’emergenza. Il
sindaco Domenico Russello dovrebbe
con decisione forte nominare la nuova giunta di governo,
che sia composta da serie e valide professionalità e non da
piccole
marionette, e assicurare che Favara abbia un reale governo.
Diversamente dovrebbe avere la sensibilità e
l’accortezza
di essere sincero con se stesso e con la cittadinanza ammettendo di non
essere in grado di governare. Le
dimissioni sono conseguenzialmente sono un atto d’obbligo.
Favara
non può essere governata con l’emergenza continua.
Contribuisci
anche tu a migliorare Favara. Hai
qualcosa da dire, da segnalare, da
fare
vedere?
Non esitare a contattarmi. Zorro
della Favela
è anche a tuo
fianco.
LA PROPOSTA
FAVARA
DAY
UNITI PER LA SPERANZA,
UNITI PER
CAMBIARE
Il prossimo 23 febbraio ricorre
il tragico crollo che ha
visto Favara alla ribalta nazionale per la morte delle sue sorelline
Marianna a
chiara Pia Bellavia. In
queste luci di ribalta Favara ha mostrato il peggio di
se stessa. Sono venuti a galla fatti e misfatti delle
amministrazioni; si è
evidenziato lo stato di degrado con il quale quotidianamente si
convive, in
assenza delle istituzioni politiche e nel silenzio, spesso ossequioso,
di
quello religioso. Al
funerale la maggioranza invisibile della cittadinanza è
stata incapace, non si sa perché affranta dal
dolore o perché assuefatta
dall’indifferenza,
di esprimere una vera e sentita indignazione e di lanciare
un messaggio concreto affinchè situazioni del genere non si
ripetano mai più. Ad oggi
l’incapacità politica continua a regnare sovrana.
La città è in emergenza continua. Si demolisce,
si transennano strade, si crea
disagio al traffico veicolare e pedonale, le buche meglio detto
“scaffe” sono
un corredo indissolubile del tessuto urbano, il commercio è
pressochè
paralizzato. Siamo allo sbando. Si
sta uccidendo anche la speranza dei cittadini onesti per un futuro
migliore. BASTA!!!!
E’ giunto il momento storico di farci sentire.
Il limite di sopportazione è stato superato.
C’è stanchezza, c’è rabbia e
sfiducia.
- contro la politica del
malaffare lontana dai bisogni della
cittadinanza;
- contro le
istituzioni insensibili, sorde e grigie;
- contro chi calpesta
costantemente i nostri diritti;
- affinchè si ritrovi
un barlume di speranza di speranza, di
rinnovamento e di cambiamento;
- affinchè
la morte di Marianna e Chiara Pia non sia un
episodio da dimenticare.
Manifestiamo da veri cittadini
e facciamo sentire a coloro
che volgono lo sguardo altrove la nostra voce.
Rivendichiamo i
nostri
diritti per un futuro migliore per noi e per i nostri figli.
Tutti
in piazza allora il 23 febbraio 2010 alle ore 19:00 per una fiaccolata
da piazza Don Giustino a Piazza Cavour.
FACCIAMOCI
SENTIRE !!!!
IL
CASO della vittima
report favela
ASSALTO
ALLA DI-
LIGENZA
Favara,
il business delle demolizioni
senza
regole
Infuria in
questi giorni la polemica sui fatti e misfatti
di Guido Bertolaso e della sua Protezione civile.
L’intercettazione relativa
alla compiaciuta risata che si è fatto
l’imprenditore Piscitelli alla notizia
del terremoto in Abruzzo, euforico per il grande business che
subodorava, mi ha
riportato alla situazione attuale di Favara.
Sicuramente non c’è stato
qualcuno che ha riso per quel che è accaduto, ma
l’odore dei soldi ha fatto
venire la bava in bocca a molti.Che cosa sta
succedendo a Favara dopo
il crollo della casa di via Del Carmine dove sono morte le sorelle
Marianna e
Chiara Pia Bellavia? Esteriormente lo sappiamo. Il centro storico e le
aree
adiacenti sono sotto assedio. Ovunque si intravedono ruspe e mezzi
all’opera.
In ogni angolo c’è un cantiere aperto. Fin qui,
tutto sembra normale. C’è stata
la tragedia e si sta correndo ai ripari. Ma è
davvero così? Prima del
tragico crollo a chi andava a rivolgersi all’U.T.C. SpA per
avere rimosso il
pericolo pubblico che minacciava la propria abitazione otteneva una
sola e
chiara risposta: “non ci sono soldi” (ovviamente
non c’erano per quel tipo
di operazioni, ndZ). Miracolosamente dal giorno post
tragedia i soldi
sono saltati fuori e tutti si sono precipitati all’assalto
della diligenza
delle demolizioni. A Favara si contano oltre 900 imprese
edili, in media
una ogni 40 abitanti, e molte di esse stanno facendo a gara di forza e
di
padrinaggio a chi debba aggiudicarsi una casa o un’area
più vasta da demolire.
Ad oggi sono state demolite mediamente una sessantina di case per una
stima, in
difetto, di circa 30.000 metri cubi di materiale di risulta prodotto.
Se
consideriamo un valore medio al metro cubo di 40 euro che comprende la
demolizione (a mano e con mezzi meccanici), la rimozione del materiale
di
risulta e il trasporto in discarica (chissà quale? ndZ), e
le opere extra a
salvaguardia dei fabbricati limitrofi, totalizziamo oltre 1,2
milioni di
euro. Non è poco. E’ un buon affare. Con
quale criterio si sta
procedendo? Naturalmente non c’è stata
alcuna gara pubblica in merito.
Qualcuno dirà che c’è stata
l’ordinanza del Prefetto a cui bisognava rispondere
prontamente. Dunque si parla di trattativa privata e chiamata
diretta delle
imprese, in barba a tutte le norme vigenti quando si naviga in regime
extra-emergenziale. Si paga a corpo o a misura? Se si paga a
misura, chi si
è preso la briga di effettuare un rilievo dimensionale di
ciascun fabbricato
per quantificarne l’effettiva volumetria e le opere di
salvaguardia? Se si paga
a corpo con quale criterio si quantifica il tutto? Prima si eseguono i
lavori e
poi si produce il certificato antimafia? Il paradosso è
anche un altro. Bisogna
demolire a tutti i costi. Ci sono fabbricati che pur essendo
alquanto
disagiati non costituiscono un reale pericolo per la pubblica
incolumità e per
i quali si potrebbe intervenire con opere di manutenzione esterna, meno
dispendiosi. Invece no. L’imperativo è abbattere
tutto. Più metri cubi si
realizzano più ritorno economico c’è. A
dettare le regole sono le imprese
edili. Talune ditte esecutrice dei lavori,
nell’euforia, e senza un reale
controllo da parte dei tecnici dell’U.T.C. SpA, hanno
abbattuto anche porzioni
di immobili limitrofi a quelli pericolanti che non avevano nulla da
temere
eperseverando
nell’errore demoliscono
agli ignari proprietari la restante parte della costruzione
perché ora non più
staticamente idonea. Così
si fa a Favara.
O.R.T.U.S.
Favara,
uno dei tanti
business dell'Ufficio
Tecnico Comunale S.p.A.
L’Ufficio Tecnico
Comunale di Favara, con i suoi
dipartimenti che lo compongono, è il luogo dove sono gestite
tutte le attività
che riguardano il territorio comunale. Tra i suoi compiti vi
è anche quello di
monitorare il centro storico. Competenze normali in una
città normale. A Favara
però non è così. L’U.T.C. di Favara
assomiglia ad un comitato di affari. I
tecnici che lo animano, in prevalenza, si dedicano a ben altri
interessi
piuttosto che gestire un settore chiave della macchina amministrativa. In questi giorni post crollo
tutti loro tremano, sono sotto osservazione. Ci sono troppi scheletri
nei loro armadi. C’è
chi
si occupa a tempo pieno di progettazioni private, c’è chi si
occupa di
intermediazioni immobiliari, c’è
chi si occupa di costruire nuovi palazzi nelle
neo zone chic di Favara (certamente tutto perfettamente lecito
perché a
svolgere l’attività di palazzinari sono le mogli),
c’è
chi si occupa del
business dellamicro
riqualificazione
urbana con interventi urbanistici che rasentano lo scempio (cito ad esempio tra
tutti piazza Giarritella, piazza della Vittoria, villa Della Pace)
e dove
l’imperativo è di ottenere un consistente computo
metrico (che tradotto
significa che si deve realizzare l’inimmaginabile e spendere
il massimo
affinchè le loro parcelle siano consistenti, ndZ),
c’è
chi si è occupato, prima
di essere trombato, del business del cimitero e delle cappelle
gentilizie. Tra
i tanti progetti dell’U.T.C. S.p.A. che
riguardano la riqualificazione urbana
oggi ci occupiamo di O.R.T.U.S.
Dal 2003 talune menti
raffinate dell’U.T.C., si stanno
occupando dell’area
che fa capo al quartiere Orti-Cicchillo con un mega progetto
finanziato dal Ministero
Infrastrutture e Trasportie
dall’Assessorato Regionale LL.PP. Si
tratta di un'opera, i cui lavori sono iniziati da qualche
mese, di carattere
integrato finalizzata
alla riqualificazione urbana, paesaggistica e ambientale
del Quartiere degli Orti e delle immediate adiacenze, attraverso
interventi di
naturazione e interventi di miglioramento delle opere di
urbanizzazione. Il
progetto di riqualificazione consiste nel recupero di una vasta area
urbana dai
forti caratteri naturali attraverso il consolidamento dei terreni con
tecniche
di ingegneria naturalistica, il potenziamento dei percorsi pubblici che
attraversano gli orti urbani e la connessione dell’intero
sistema per mezzo di
alcuni luoghi cardine del sistema generale, sui cui insistono gli
edifici delle
residenze pubbliche. Il
progetto O.R.T.U.S. rientra nella categoria dei
Contratti di Quartiere, ovvero interventi di
riqualificazione caratterizzati da
processi di negoziazione degli interventi tra
l’Amministrazione Pubblica e gli
abitanti delle zone interessate.Saranno riqualificate le zone di
CASELLO, PIAZZA DELLA LIBERTA', EX ANFASS, CASE POPOLARI, CANALI, ed
infine il
PONTE TRE ARCHI. Lavori previsti ed ancora da iniziare
riguardano la
sistemazione delle Piazze: Libertà, Fonte Canale, Cicchillo
e Bastione
Sant'angelo. Per chi non abbia capito la
portata dell’intervento Zorro
della Favela precisa attorno ad esso gravitano molteplici interessi di
carattere privato. Sono previste ristrutturazioni di immobili (vedi
locali ex
macello e scuola materna
di San Francesco), si
realizzeranno enormi
volumi di scavi (movimenti di terra, ndZ), ci saranno enormi volumi di calcestruzzo per
la realizzazione di muri e opere varie, a professionisti esterni saranno
affidati studi geologici e geotecnici
del territorio, calcoli strutturali, progettazione di impianti e studi
agronomici. Talune aree
che fino a ieri erano privi di valore venale
miracolosamente diventeranno appetibili. Business,
business, business. L’importo
finanziato, inizialmente previsto di circa 7 milioni di euro, si
è ridotto a
4,5 milioni di euro. Intanto
per i progettisti dell’U.T.C. S.p.A. andrà
l’1%
ovvero 45.000,00 euro, ma sono spiccioli. A portare enorme vantaggio alle
menti
raffinate dell’U.T.C. SpA sarà
l’indotto che graviterà attorno a questo mega
progetto. Gia sin d’ora però appare chiaro che il progetto finirà
incompleto
data la riduzione del finanziamento e per il fisiologico disperdersi in
mille
rivoli dei soldi stanziati. E’ evidente che a farne le spese di tutto
ciò
saranno i cittadini che non beneficeranno in pieno delle
opere collettive del
mega progetto, mentre poco
o nulla cambierà per le tasche dei progettisti e
della ditta esecutrice dei lavori.Dal
sito web del Comune di Favara ho estrapolato questa parte: “Privilegiare le zone,
che da anni vivono lo stato di abbandono, ha detto
il progettista Arch. Giacomo Sorce,è stata
una conquista per Favara dopo lunghi anni di lavoro, e
peripezie
burocratiche. Dal 2003 che si cerca di fare bene per la
città, spesse volte si
pensava che tutto il lavoro fatto, ci svaniva nel
nulla”. Bisognava
aspettare la mattina del 23 gennaio 2010 con il crollo della casa di
via Del
Carmine per renderci conto di come si è privilegiato lo
stato di abbandono del
centro storico di Favara e farlo vedere con tutta la sua magnificenza a
tutta
l’Italia. Così succede a Favara.
ARRIVA
SUPERMAN
Favara,
la riqualificazione del centro storico
di Andrea Bartoli
“Sventurata
è la terra che ha bisogno di eroi”.
Favara, sventurata oltre
che disgraziata, di eroi, anzi di supereroi,
ne ha bisogno a centinaia. Dalle
ceneri del centro storico, dal vuoto della politica sepolta sotto le
macerie, e
sfidando il disinteresse generale un supereroe si affaccia
all’orizzonte con
l’intento di riqualificare
il centro storico di Favara e di farne
un'attrazione. Il tam tam mediatico attorno a questa
figura, soprattutto dopo il tragico evento del
crollo di via del Carmine, diventa sempre più incessante.
Chi è questo supereroe che si lancia a capofitto come un
kamikaze in questa avventura? Si
chiama Andrea Bartoli. Non è favarese (e chi
altri avrebbe osato... ndZ). E'
approdato a Favara per affinità familiari essendo entrato
nelle grazie della
grande famiglia dell'ing. Salvatore Saieva, noto e discusso
imprenditore edile
locale. Le
notizie reperite sulla rete ci aiutano a delineare il
personaggio. Esercita due professioni: il notaio e il mecenate di arte
contemporanea alla scoperta di nuovi talenti. La
sua è
una sorta di missione per un territorio poco attento, disinteressato
all'argomento. Il giovane (sulla quarantina, ndZ) notaio-mecenate
decide
così di trasformare i suoi spazi-collezione in veri e propri
cantieri per
l'arte dove ospitare mostre, organizzare eventi, produrre giovani,
invitare
artisti locali e internazionali. Idee chiare e molta energia in
campo. E' un
personaggio vulcanico, stravagante e originale, che vuol essere uno dei
protagonisti della scena artistica siciliana. Forte
di audacia e concretezza Andrea Bartoli ha acquisito
parecchi immobili nel rione San Vito e dal cortile Bentivegna, detto
"setticurtiglia" lancerà presto il suo progetto.
Già si è messo all'opera e
a propria cura e spese sta ristrutturando gli immobili per adibirli
agli scopi che si è prefisso. A quanto pare si
tratterà di un polo artistico-culturale. Una sorta di isola
felice nella terra di
nessuno.
L'aspetto ha dell'incredibile! Nessuno dei nostri danarosi
e rozzi ricchi locali avrebbe mai investito soldi, energie,tempo e passione in nome
dell'arte e senza
un apparente tornaconto economico, Ne
avessimo tanti di eroi così!
Attorno al nostro supereroe si muove anche un gruppo di giovani che lo
coadiuvano e sui quali scommette. Il
percorso del nostro personaggio non sarà certamente privo
di insidie e di incognite. Bisognerà dialogare
con quella politica
sorda che finora
ha latitato sotto tutti gli aspetti e che sicuramente sarà
pronta a battere cassa e a dettare le proprie regole al
momento in cui fiuterà l'affare. L'assenza di un piano di recupero
del centro
storico e la presenza di un P.R.G. obsoleto
metterà di traverso la burocrazia
dell'Ufficio Tecnico Comunale, che nei casi dei propri interessi
privati è
pronta a smussare tutti gli angoli.
Non è da trascurare, inoltre, la prevalente
cultura favarese rozza, conservatrice e mafiosa.
Forza e coraggio a chi crede nelle proprie idee. Zorro
della Favela augura al nostro supereroe Andrea Bartoli un
grandissimo in bocca al lupo.
DI
CHI E' LA COLPA?
Favara,
regno del vuoto politico e dei sudditi
invisibili
E’
ancora viva la tragedia
del crollo di via del Carmine dove sono morte Marianna e Chiara Pia
Bellavia e
del momento del funerale dove ha partecipato una immensa folla piena di dolore
ma silenziosa nello stesso tempo. Una moltitudine che alla
lettura delle parole
del Presidente della Repubblica resta inerme, impassibile, e pronta,
invece, a
ravvivarsi e ad applaudire alle parole di scusa che hanno
scritto i compagni di classe di Marianna. Una maggioranza di invisibili
unita
da un profondo
e silenzioso dolore
o una sottile manifestazione di ipocrisia? La colpa è della
politica che non
amministra o dei cittadini che non esercitano i propri diritti e
doveri? Volgiamo
lo sguardo al popolo sovrano. Dove era mentre il centro
storico affondava nel degrado? Dove era quando le case popolari, pronte
da
anni, erano lasciate inoccupate e ostaggio dei vandali? Dove era quando
veniva
eletta un amministrazione comunale che, nel migliore dei casi, era
inefficace
e, nel peggiore, complice di quegli stessi poteri clientelari che
inquinano le
istituzioni? Questo popolo sovrano che ha pianto tanto e ha accusato lo
stato,
che ha fatto per prevenire la morte delle due bambine e per far
funzionare le
istituzioni? Realisticamente, è solo un’ipotesi,
il popolo sovrano di Favara
era lì. Ma non era popolo e neanche sovrano. Le istituzioni
di Favara erano lì,
ma non si comportavano da istituzioni democratiche. In una situazione
ottimale,
il degrado del centro storico avrebbe visto la pronta risposta delle
istituzioni e la mobilitazione popolare, determinando un circolo
virtuoso fra
domanda e offerta di politiche volte a risolvere il problema. E il
problema, in
qualche misura, sarebbe stato risolto. Allo stesso tempo, ai primi
ritardi
nella consegna delle tanto attese nuove case popolari, si sarebbe
inevitabilmente creata ulteriore mobilitazione. Il problema sarebbe
arrivato
sulle pagine della stampa locale, regionale e nazionale, accelerando
l’intervento delle istituzioni responsabili che di
lì a poco avrebbero
finalmente consegnato gli alloggi ai loro legittimi inquilini. Se
così non
fosse accaduto, se il centro storico avesse continuato a sbriciolarsi e
le case
popolari ad essere vandalizzate sotto gli occhi complici di
un’amministrazione
incompetente, la popolazione sovrana di Favara si sarebbe
senz’altro
organizzata per eleggere un sindaco ed un’amministrazione
più capaci ed in
linea con le loro aspettative. In una situazione ottimale, Marianna e
Chiara
Pia oggi sarebbero ancora vive per una ragione semplice:
perché la democrazia
locale avrebbe funzionato bene, dimostrandosi capace di produrre quei
beni
pubblici indispensabili alla società locale, a partire da
quello basilare della
preservazione dell’esistenza dei suoi componenti. Volgiamo
ora uno sguardo alla
politica. L’ex sindaco di Favara Lorenzo Airò, che
nell’arco di più sindacature
ha governato Favara per lungo tempo, ha affermato che la
responsabilità della
salute del patrimonio immobiliare, soprattutto di quello del centro
storico, è
da addossare ai proprietari delle case e che il Comune ha solo un
potere di
controllo (che tra l’altro non esercita, ndZ) e che lo
spopolamento del centro
storico non è colpa della politica ma è un fatto
fisiologico perché si è
costruito abusivamente e selvaggiamente in altre aree del territorio
comunale.
Da un lato questo è vero. Il sogno americano del favarese
tipo, ovvero quello
di una casa (palazzo, ndZ) per la sua famiglia, per i propri figli, per
i
nipoti e pronipoti ha spinto moltissimi verso altri orizzonti.
Ciò però non
significa che la politica deve essere assolta per non avere adottato
gli
strumenti idonei quali il piano di recupero e per non avere offerto i
giusti
incentivi a coloro che sono rimasti a vivere nel centro storico e a
coloro che
intendevano venirci a vivere. In molti sono scappati per ovvie ragioni
che la
politica ha miseramente ignorato (tanto non portava voti, ndZ). Le
abitazioni
del centro storico rispecchiano vecchi standard costruttivi che non
rispecchiano le attuali esigenze di vivibilità, ma demolire
e ricostruire una
casa è praticamente arduo se non impossibile. Troppi
vincoli, troppi se, troppi
ma. Bisogna essenzialmente restaurare con costi che sono decisamente
abnormi.
Acquistare una casa, spesso una tugurio, in centro storico è
uno svantaggio
perché i costi del rogito notarile sono enormi.Se, invece, ci fosse
stato il piano di recupero molti aspetti si
sarebbero semplificati. Demolire e ricostruire, senza se e senza ma,
avrebbe
dato decoro alle abitazioni e all’ambiente, le imposte degli
atti notarili, per
legge, si sarebbero notevolmente ridotte e si sarebbe potuto usufruire
di
finanziamenti agevolati. Altri incentivi, quali abbattimento
dell’I.C.I. il non
pagamento degli oneri concessori, e le scorciatoie burocratiche,
sarebbero
stati una buona ragione per investire nel centro storico. Non
è poco. Questo
competeva alla politica, ma ai politicanti tutto ciò non ha
mai suscitato
interesse perché non porta voti e speculazione.