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Periodico di informazione, inchiesta, notizie, costumi e politica dalla Favela di Favara                                     ARCHIVIO NOVEMBRE 2009  
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IPSE DIXIT: "L'Italia è l'antica terra del Dubbio.  Il dubbio è un gran scappafatica; lo direi quasi il vero padre del dolce far niente italiano"   (Massimo
D'Azeglio)"
EDITORIALE

Zorro della favela pubblica una lettera girata in rete di recente a firma di un gruppo di giovani di Favara sull'incidenza della mortualità di tumore a Favara la cui concausa è dovuta alla presenza di rifiuti tossici nella ex miniera Ciavolotta. Anche loro la ex miniera Lucia, un altro sito minerario un tempo importante per l'economia favarese, è un tabù e non menzionano. Immerso nel feudo della famiglia mafiosa Cusumano il sito della miniera Lucia è sempre avvolto in un'aura di mistero. Sulla ex miniera Ciavolotta recentemente si sono svolti studi per un progetto di riqualificazione (finiti su un binario morto perchè legato alla volontà politica di un padrino politico caduto in disgrazia) ma sulla ex miniera Lucia silenzio tombale. Si vocifera che li davvero ci siano sepolti rifiuti altamente tossici. Ma nessuno ne parla, nessuno la visita, nussuno osa avvicinarsi senza chiedere il permesso ai feudatari mafiosi. Il silenzio omertoso, come consuetudine a Favara, regna sovrano. Cosa si nasconde nel sottosuolo della miniera
Quante altre vite dovranno spegnersi prima di prendere in considerazione di ispezionare il sito?


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report favela  

FAVARA, lE minierE dei veleni

Favara miniere pericolose


LA MINIERA CIAVOLOTTA E LA MISTERIOSA MINIERA LUCIA RICETTACOLO DI RIFIUTI TOSSICI

Siamo un gruppo di Giovani, che purtroppo abitano in un paese dove a tutto si pensa tranne che alla salute. Favara (Agrigento). Oggi l'ennesima brutta notizia. A una donna di 30 anni con due figli viene diagnosticato un tumore al cervello...I casi di tumore nella nostra cittadina aumentano di giorno in giorno, persino da indurre tanti medici a dire "Ma cosa mangiate a Favara?" Beh sicuramente non si tratta di alimentazione sbagliata ma di altri problemi che molti conoscono ma che nessuno ha il coraggio di denunciare, perchè è risaputo che nel nostro paese risiede materiale cancerogeno, nell'ex miniera Ciavolotta, e nessuno prende provvedimenti.                                        
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LA DIGNITUra

L'IMPEGNO DELLA CHIESA DI FAVARA CONTRO LA MAFIA 

Hanno suscitato molto clamore i recenti fatti di encomio alla mafia successi nell’agrigentino. Uno riguarda l’oramai ex presidente dell’Akragas, la squadra di calcio di Agrigento, Gioacchino Sferrazza, che dedicava la vittoria della sua squadra ad un boss della mafia da poco arrestato. L’altro, che ci tocca da più vicino, riguarda il nuovo arciprete di Cattolica Eraclea don Nino Giarraputo, proveniente da Favara dove per molti anni ha retto la parrocchia SS. Apostoli Pietro e Paolo, il quale nell’omelia insediativa ha pubblicamente ringraziato due imprese edili di Favara coinvolte in vicende di mafia per l’aiuto prestato nella realizzazione della nuova chiesa e anticipatamente per l’aiuto che potranno dare alla comunità religiosa di Cattolica Eraclea.                                     CONTINUA


LA CITTA' senza sogni 

PARTE SECONDA: FAVARA CITTA' SPORCA 

Zorro della Favela prosegue nel viaggio attraverso il degrado di una città abbandonata a se stessa, che non riguarda nello specifico solo gli aspetti che saranno qui di volta in volta trattati. Riguarda sopratutto l'intera comunità, indifferente, passiva. Si è smarrito, qualora sia mai realmente esistito, lo spirito solidale. Un posto dove non esiste il bene comune, ma solo ciò che è "mio". Una  città senza sogni, senza speranze, che vive alla giornata, senza progetti per il futuro. Assurge a simbolo di tutto ciò un l'insignificante e anonimo monumento realizzato nel viale Aldo Moro, all'ingresso di Favara provenendo da Agrigento, voluto anni fa dall'erudito Sindaco Carmelo Vetro (anche lui inesorabilmente persosi nel tempo della sindacatura nei meandri della bassa politica di potere), sicuramente costato molti quattrini alla cittadinanza, dedicato "A quanti ricercarono in terre lontane un destino migliore per se, per i propri figli, per la propria terra". Un opera scultorea posta con lo spazio annesso mai completato, sporco e impraticabile, che risalta solamente grazie alla magnificente coreografia del cassonetto di immondizia con i classici sacchetti sempre sversati, posto sulla strada antistante. 

Che la Favela di Favara non sia un posto pulito è palese. Basta guardarsi attorno. Cartacce di ogni genere e mozziconi di sigarette lungo i marciapiedi e le strade, bottiglie di plastica e di vetro abbandonate a terra, cassonetti dell’immondizia spesso stracolmi e sversati in qualsiasi ora della giornata, cestini, quando si trovano, sempre pieni.              CONTINUA

GIROVAGANDO PER LA favela


UN CIMITERO UNICO AL MONDO  di Franco Pullara



Cinquemila sepolture senza nome e tutte uguali fanno di Fontana degli Angeli un cimitero, forse, unico al mondo. Diviso in sedici quadrati su ogni tomba è posata una ceramica che riporta il numero del quadrato, della fila e del defunto. In origine prima della ceramica c’era mezza tegola con la scritta in vernice nera. La storia del camposanto è, abbastanza, recente    

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FAVELA HINTERLAND


RACALMUTO IN FIORE di Salvatore Petrotto





Zorro della Favela è lieto di ospitare in queste pagine la corrispondenza di Salvatore Petrotto,
Sindaco di Racalmuto, Comune esemplare per l'amministrazione efficiente, per il patrimonio artisitico e architettonico, per le proprie strutture a servizio della collettività, e per le iniziative socio culturali attuate e in cantiere.

Racalmuto forever, Racalmuto nel cuore, potremmo dire! Scusate la vanagloria, ma si tratta di una sorte di attaccamento alle pietre che popolano la nostra vita, le nostre menti. Si chiamino pure Chiese, Castelli, Conventi o Teatro, persi tra stradine più o meno concepite dalla mente di qualche architetto. 


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FAVARA, LE MINIERE DEI VELENI

LA MINIERA CIAVOLOTTA E LA  MINIERA LUCIA RICETTACOLO DI RIFIUTI TOSSICI 


Zorro della favela pubblica una lettera girata in rete di recente a firma di un gruppo di giovani di Favara sull'incidenza della mortualità di cancro a Favara la cui concausa è dovuta alla presenza di rifiuti tossici nella ex miniera Ciavolotta. Anche loro la ex miniera Lucia, un altro sito minerario un tempo importante per l'economia favarese, è un tabù e non menzionano. Immerso nel feudo della famiglia mafiosa Cusumano il sito della miniera Lucia è sempre avvolto in un'aura di mistero. Sulla ex miniera Ciavolotta recentemente si sono svolti studi per un progetto di riqualificazione (finiti su un binario morto perchè legato alla volontà politica di padrini politici caduti in disgrazia) ma sulla ex miniera Lucia silenzio tombale. Si vocifera che li davvero ci siano sepolti rifiuti altamente tossici. Ma nessuno ne parla, nessuno la visita, nussuno osa avvicinarsi senza chiedere il permesso ai feudatari mafiosi. Il silenzio omertoso, come consuetudine a Favara, regna sovrano. Cosa si nasconde dentro le caverne sotterranee? Quante altre vite dovranno cessare di esistere prima di prendere in considerazione di ispezionare il sito?

Siamo un gruppo di Giovani, che purtroppo abitano in un paese dove a tutto si pensa tranne che alla salute. Favara (Agrigento). Oggi l'ennesima brutta notizia. A una donna di 30 anni con due figli viene diagnosticato un tumore al cervello...I casi di tumore nella nostra cittadina aumentano di giorno in giorno, persino da indurre tanti medici a dire "Ma cosa mangiate a Favara?" Beh sicuramente non si tratta di alimentazione sbagliata ma di altri problemi che molti conoscono ma che nessuno ha il coraggio di denunciare, perchè è risaputo che nel nostro paese risiede materiale cancerogeno, nell'ex miniera Ciavolotta, e nessuno prende provvedimenti. Ne aveva parlato durante il suo insediamento il comandante dei carabinieri di Favara, Dott. Treleani, che essendo specializzato in materia, e venendo a conoscenza del caso, aveva promesso di impegnarsi affinchè venissero degli esperti dal nord italia per fare delle verifiche, sottolineando però che non sarebbe stato facile perchè per portare gli strumenti necessari servivano giganteschi Tir o non ricordiamo cosa... Ci rivolgiamo alla stampa, che magari con qualche comunicato potesse incitare tutte le istituzioni a prendere questo caso in esame con estrema urgenza tralasciando tutte le altre cose che in confronto sono fesserie, anche se dicendola tutta, le prevenzioni si dovrebbero usare cominciando dalle piccole cose, perchè tutti devono sapere quali sono le principali cause tumorali. Infatti oltre ai cancerogeni chimici come l'amianto (asbesto), il radon, i metalli pesanti, il catrame e gli oli minerali, anche Il fumo di sigaretta contiene numerose sostanze che agiscono direttamente (cioè con lesioni immediate) o indirettamente (cioè con lente modificazioni nel corso del tempo) a livello dei bronchi. Per fare un esempio, sono cancerogeni diretti gli idrocarburi aromatici policiclici (cioè i prodotti della combustione, tra cui il ben noto benzopirene) e le nitrosamine (derivati dell'ammoniaca usati nella lavorazione delle sigarette); invece i fenoli e le aldeidi (contenuti per esempio nella carta) si sono dimostrati fattori indiretti, cioè sono in grado, col tempo, di promuovere la trasformazione delle cellule in senso tumorale. Per fare una buona prevenzione del cancro al polmone non resta che eliminare il fumo. Nel caso dei non fumatori è bene far rispettare in ogni occasione i divieti imposti nei luoghi pubblici e di lavoro, in particolare in presenza di bambini cosa che nel nostro paese non avviene,vedi bar, sale giochi, Comune, Consiglio comunale, qualsiasi luogo pubblico, ville comunali abbandonate e piene di spazzatura, ecc. ecc. Nessuno ha il coraggio di denunciare tutto ciò, mentre qualcuno si è arricchito depositando materiale cancerogeno nelle miniere. Altri fanno parte delle istituzioni e ci rispondono fumandosi la sigaretta in diretta al Consiglio Comunale o magari nel proprio ufficio all'interno del Comune mentre la gente muore.


 FAVARA CITTA' SPORCA  


Che la Favela di Favara non sia un posto pulito è palese. Basta guardarsi attorno. Cartacce di ogni genere e mozziconi di sigarette lungo i marciapiedi e le strade, bottiglie di plastica e di vetro abbandonate a terra, cassonetti dell’immondizia spesso stracolmi e sversati in qualsiasi ora della giornata, cestini, quando si trovano, sempre pieni. Aiuole di alberi diventati ricettacolo di ogni tipo di rifiuto, materiali ingombranti abbandonati. Quando c'è una giornata particolarmente ventosa moltissimi di questi rifiuti svolazzano nell'aria per mostrarsi meglio nella loro consistenza.
Una cronica forma di insudiciamento presente in tutti gli angoli selvaggi e non dove c’è un manifesto murale affisso (che non basta pioggia torrenziale a rimuovere) è dovuta all’accumulo a terra dell’abbondante scolo di colla che il zelante e qualificato attacchino comunale lascia abbondantemente cadere ad ogni affissione. 
Ovunque volgiamo lo sguardo il panorama è sempre lo stesso: quello di una città sporca e trascurata.
Ma che fine hanno fatto gli spazzini …ops gli operatori ecologici di quartiere di un tempo?
Che in provincia di Agrigento questo sia un fenomeno tipicamente favarese è assodato. Basta andare in giro per le città dei dintorni, Agrigento, Porto Empedocle, Canicattì, Castrofilippo, Aragona, per rendersi conto dell’abissale differenza. Si sta tentando di fare la raccolta differenziata, ma intanto anche i cassonetti blu, quelli per la raccolta di vetro, plastica, cartone, sono pieni di ben altro. Uno sforzo inutile. A Favara l'inciviltà regna sovrana.

 UN CIMITERO UNICO AL MONDO   di Franco Pullara

Cinquemila sepolture senza nome e tutte uguali fanno di Fontana degli Angeli un cimitero, forse, unico al mondo. Diviso in sedici quadrati su ogni tomba è posata una ceramica che riporta il numero del quadrato, della fila e del defunto. In origine prima della ceramica c’era mezza tegola con la scritta in vernice nera. La storia del camposanto è, abbastanza, recente. Nei primi decenni del secolo scorso, un’epidemia colpì Favara. Tanti erano i morti da seppellire, mentre il cimitero di Piana Traversa offriva ed offre la possibilità esclusivamente della tumulazione. Tumulazione che mal si prestava all’esigenza sanitarie di fare fronte alla grave epidemia del momento. Si pensò, allora, di riaprire l’antico sito posto sulla collina San Francesco che sovrasta il paese. Non si tenne in conto dei fuochi fatui, cioè di quel fenomeno dovuto all’accensione spontanea dei prodotti gassosi della decomposizione a contatto con l’aria. E quelle fiammelle sull’altura spaventavano i favaresi e rendevano loro insonni le notti. Si decise di spostare il cimitero dalla collina in pianura e precisamente in contrada Fontana degli Angeli, dove i numerosi decessi trovarono sepoltura senza un nome. Passata l’epidemia, fino a qualche decennio fa, era utilizzato dalle famiglie indigenti che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione almeno fino agli anni cinquanta. Ogni favarese in quel cimitero ha un caro estinto. Molti lavoratori delle miniere e contadini morti per un tozzo di pane sono sepolti nel Cimitero di Fontana degli Angeli. Negli anni sessanta con l’arrivo del benessere l’utilizzo del sito andò scemando e da circa trenta anni non si effettuano sepolture. Oggi il luogo accoglie numerosi visitatori, ché poco ha di macabro e molto da offrire in fatto di emozioni. Il Cimitero di Fontana degli Angeli nasconde in sé tanti piccoli e grandi misteri di Favara e dell’Isola, seppure nell’anonimato di una ceramica

RACALMUTO IN FIORE    di Salvatore Petrotto

Racalmuto forever,  Racalmuto nel cuore, potremmo dire! Scusate la vanagloria, ma si tratta di una sorte di attaccamento alle pietre che popolano la nostra vita, le nostre menti. Si chiamino pure Chiese, Castelli, Conventi o Teatro, persi tra stradine più o meno concepite dalla mente di qualche architetto. La valorizzazione di un patrimonio culturale deve necessariamente fare appello alle nostre suggestive storie, la cui epifania è nelle cosa che ci circondano. Ecco perchè, molti Favaresi, Canicattinesi, Afrigentini in genere, ma anche Nisseni e Palermitani, i Siciliani tutti, ma anche, ultimamente turisti e visitatori di svariate nazionalità, si riversano tra le bellezze della Racalmuto che amministro. Oggi un matrimonio alla Chiesa del Monte, lungo quella coreografica scalinata che conduce al Santuario della Madonna del Monte, ma poi, domani lo stesso rito, ma anche manifestazioni teatrali e non o incontri di grande valenza culturale li puoi assaporare all'interno del meraviglioso teatro ottocentesco Regina Margherita o nella elegante Sala Consiliare. E poi tutte le altre chiese, che bellezza! San Francesco e l'attiguo convento che sembrano lo Spasimo di Palermo! Che bello poi districarsi tra tantissime favolose chiese quali ad esempio Sant'Anna, San Giuseppe, San Michele Arcangelo, San Nicola, l'Itria, San Pasquale,Madonna della Rocca o la singolare e suggestiva chiesetta di campagna del Serrone. Mi potrete di re ma che stiamo parlando solo delle 'PARROCCHIE DI REGALPETRA' che poi, in fin dei conti sono già state immortalate da Leonardo Sciascia. Ma Racalmuto è anche altro, al di là di grandissimi pittori del Seicento, quali il grande MONOCULUS RACALMUTENSIS, Pietro D'Asaro o una lunga sfilza di artisti ed intellettuali, compresi due grandi tenori del '900, Luigi Infantino e Salvatore Puma. Non basta una meravigliosa Fondazione dedicata al personaggio più illustre, il grande Leonardo Sciascia che conserva centinaia di preziosi ritratti di scrittori ed intellettuali europei, opera dei più grandi maestri della pittura italiana, assieme alla raccolta di tutte le lettere ricevute da Sciascia nel corso di tutta le sue molteplici attività non solo culturali ma anche civili e politiche. C'è inoltre, crediamo, l'unico circuito automobilistico attivo, esistente in Sicilia e sapete come è frequentato dalle migliaia di appassionati di sport motoristici siciliani e non. Non voglio aggiungere altro, per la solita fretta che abbiamo di continuare a costruire futuro per noi e le nuove generazioni. Dobbiamo correre! Abbiamo perso troppo tempo a non capire che siamo ricchi e non ce ne eravamo accorti. Adesso, mi dovete scusare, tanti sono gli impegni, compresi quelli relativi agli assetti di governo della Città che amministro e che cosa volete che sia stare a discutere di assessori, uno in più o uno in meno. L'importante è che si lavori e con amore per il posto dove tutti quanti cerchiamo di viverci il più possibile oiacevolmente tra presente, passato e futuro. Avremo sicuramente occasione di soffermarci anche sulle prospettive future.



FAVARA, lA DIGNITURA

Hanno suscitato molto clamore i recenti fatti di encomio alla mafia successi nell’agrigentino. Uno riguarda l’oramai ex presidente dell’Akragas, la squadra di calcio di Agrigento, Gioacchino Sferrazza, che dedicava la vittoria della sua squadra ad un boss della mafia da poco arrestato. L’altro, che ci tocca da più vicino, riguarda il nuovo arciprete di Cattolica Eraclea don Nino Giarraputo, proveniente da Favara dove per molti anni ha retto la parrocchia SS. Apostoli Pietro e Paolo, il quale nell’omelia insediativa ha pubblicamente ringraziato due imprese edili di Favara coinvolte in vicende di mafia per l’aiuto prestato nella realizzazione della nuova chiesa e anticipatamente per l’aiuto che potranno dare alla comunità religiosa di Cattolica Eraclea.
Perché questo senso di obbligo, di gratitudine, da esternare in una pubblica predica?
Favara è notoriamente un territorio, dove la mafia nella normalità regna sovrana. La tradizione malavitosa di Favara parte da lontano all’ombra dei Chiaramonte e del loro castello i quali, per mancanza di braccia per i loro possedimenti, diedero asilo a chiunque. Tra i pochi coraggiosi in cerca della terra promessa trovarono spazio tantissimi sbandati,  ricercati, renitenti, truffatori, gente di malaffare, che costituirono il fulcro della popolazione. In un passato più recente Favara fu l’epicentro del brigantaggio nell’agrigentino. I Briganti, per patto “d’onore” con la cittadinanza, salvo rare eccezioni, non commettevano reati a Favara ma altrove e spesso venivano anche usati dalla comunità nei conflitti municipali e nelle faide familiari. Agli sgoccioli del 1800 Favara era la patria della fratellanza che era costituita prevalentemente da zolfatari, minatori, artigiani, contadini, mugnai, pastori, in pratica tutto il tessuto sociale dell’epoca. La Fratellanza era considerata la più alta espressione della mafia. Proprietari terrieri, nobili e borghesi, rappresentavano, come in passato, una garanzia e offrivano la loro protezione agli appartenenti dell organizzazione. Da allora ad oggi non è che poi sia cambiato molto. La Città si è solo ampliata demograficamente ed urbanisticamente. La mafia si è arricchita, si è evoluta nella forma e nel metodo, ma gli equilibri sociali sono rimasti pressochè immutati. In rapporto dell’Antimafia di qualche anno fa  a Favara si contavano circa 40 uomini d’onore.
Anche se non ci sono calcoli ufficiali in un rapporto da uno a tre, due unità rappresentano gli aderenti alla mafia e le associazioni malavitose affine, un'unità si divide tra gli amici, i fiancheggiatori dei mafiosi, e coloro che non c’entrano davvero nulla.
Il magistrato Paolo Borsellino, qualche giorno prima della sua morte violenta, dopo avere raccolto le confessioni del pentito Gaspare Mutolo, confessò atterrito alla moglie di avere appena visto la mafia in faccia. Mutolo aveva raccontato di magistrati collusi, su superpoliziotti che erano spie, su avvocati e ingegneri e medici e commercialisti che erano al servizio dei padrini di Corleone.
La mafia a Favara, come altrove in terra di Sicilia, è l’assoluta normalità.
Politica, istituzioni, imprese, arti e professioni. La vediamo in faccia ogni giorno: ci parliamo, ci lavoriamo, la ringraziamo e chiudiamo gli occhi.
E in questa ottica di ipocrita normalità la Chiesa di Favara non si distingue certo per la moralità. Predica male e razzola peggio. Pronta ad accogliere ed assolvere le anime smarrite dei lupi che travestiti da innocenti agnellini, specialmente la domenica, accorrono numerose in pompa magna alle celebrazioni, spalanca le porte ai tanti affaristi (politici, progettisti, imprese edili), raccogliendone gli “oboli” di competenza, che in virtù di canali diretti e più flessibili eseguono e consentono lavori di ristrutturazione e abbellimento delle chiese (non ultima la costruzione della chiesa SS Apostoli Pietro e Paolo), pronta ad incassare le locazioni milionarie che il Comune di Favara le paga, più impegnata e preparata ad esorcizzare i demoni maligni, e del tutto impreparata a scacciare il cancro mafioso che alberga nelle proprie e altrui famiglie.
Don Nino Giarraputo, dopo le polemiche suscitate e amplificate a livello nazionale per le sue parole, nel difendersi ha sostenuto  “di avere soltanto ringraziato le ditte per quanto fatto a Favara e che per lui sono tutte brave persone.” Parole normali, parole dettate da un codice di dignitudine che il parroco, in oltre tre lustri di permanenza a Favara, superate le prime intemperie giovanili, ha imparato bene.
“Normalità” che il Giudice Paolo Borsellino non ha voluto guardare in faccia fino in fondo e che gli è costata la vita. “Normalità” che al buon don Nino Giarraputo (la cui vicenda è stata probabilmente amplificata e strumentalizzata perché inviso al nuovo Arcivescovo di Agrigento) al massimo gli costerà una breve sospensione.
A ciascuno la propria morale, a ciascuno la propria normalità, a ciascuno la propria dignitudine.