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IPSE
DIXIT: "L'Italia
è l'antica terra del Dubbio. Il dubbio
è un gran scappafatica; lo direi quasi il vero padre del
dolce far niente italiano" (Massimo
D'Azeglio)" |
EDITORIALE
Zorro
della favela pubblica una lettera girata in rete di recente a firma di
un gruppo di giovani di Favara sull'incidenza della
mortualità
di tumore a Favara la cui concausa è dovuta alla
presenza
di
rifiuti tossici nella ex miniera Ciavolotta. Anche loro la ex
miniera Lucia, un
altro sito minerario un tempo importante per
l'economia favarese,
è un tabù e non
menzionano. Immerso nel feudo della
famiglia mafiosa Cusumano il sito della miniera Lucia è
sempre avvolto in
un'aura di
mistero. Sulla ex miniera Ciavolotta recentemente si sono svolti studi
per un progetto di riqualificazione (finiti su un binario morto
perchè legato alla volontà politica di un padrino
politico caduto in
disgrazia) ma sulla ex miniera
Lucia silenzio tombale. Si
vocifera che li davvero ci siano sepolti
rifiuti altamente tossici.
Ma nessuno ne parla, nessuno la visita, nussuno osa avvicinarsi senza
chiedere il permesso ai feudatari mafiosi. Il silenzio omertoso,
come consuetudine a Favara, regna sovrano.
Cosa si nasconde nel sottosuolo della miniera?
Quante altre vite
dovranno spegnersi prima di prendere in considerazione di
ispezionare il sito?
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report favela
FAVARA,
lE minierE dei veleni
LA MINIERA CIAVOLOTTA E LA MISTERIOSA MINIERA LUCIA RICETTACOLO DI
RIFIUTI TOSSICI
Siamo un
gruppo di Giovani, che purtroppo abitano in un paese dove a tutto si
pensa
tranne che alla salute. Favara (Agrigento). Oggi l'ennesima brutta
notizia. A una donna di 30 anni con due figli viene
diagnosticato
un
tumore al cervello...I casi di tumore nella nostra
cittadina aumentano di
giorno in giorno, persino da indurre tanti medici a dire "Ma cosa
mangiate
a Favara?" Beh sicuramente non si tratta di alimentazione
sbagliata ma di altri problemi che molti conoscono ma
che
nessuno ha
il coraggio di denunciare, perchè è
risaputo che nel
nostro paese risiede
materiale cancerogeno, nell'ex miniera Ciavolotta, e nessuno prende
provvedimenti.
CONTINUA
LA
DIGNITUra
L'IMPEGNO DELLA CHIESA DI FAVARA
CONTRO LA MAFIA
Hanno
suscitato molto clamore i recenti fatti di encomio alla
mafia successi nell’agrigentino. Uno riguarda
l’oramai ex presidente
dell’Akragas, la squadra di calcio di Agrigento, Gioacchino
Sferrazza, che dedicava
la vittoria della sua squadra ad un boss della mafia da poco arrestato.
L’altro,
che ci tocca da più vicino, riguarda il nuovo arciprete di Cattolica
Eraclea
don Nino Giarraputo, proveniente da Favara dove
per molti anni ha retto la
parrocchia SS. Apostoli Pietro e Paolo, il quale nell’omelia
insediativa ha pubblicamente
ringraziato due imprese edili di Favara coinvolte in vicende di mafia
per
l’aiuto prestato nella realizzazione della nuova chiesa e
anticipatamente per
l’aiuto che potranno dare alla comunità religiosa
di
Cattolica Eraclea.
CONTINUA
LA CITTA' senza sogni
PARTE SECONDA: FAVARA CITTA'
SPORCA
Zorro
della Favela prosegue nel viaggio
attraverso il degrado di una città abbandonata a se stessa,
che non riguarda
nello specifico solo gli aspetti che saranno qui di volta in volta
trattati.
Riguarda sopratutto l'intera comunità, indifferente,
passiva. Si è smarrito,
qualora sia mai realmente esistito, lo spirito solidale. Un posto dove
non
esiste il bene comune, ma solo ciò che è "mio".
Una città senza
sogni, senza speranze, che vive alla giornata, senza progetti per il
futuro.
Assurge a simbolo di tutto ciò un l'insignificante e anonimo
monumento realizzato nel viale Aldo Moro, all'ingresso di
Favara
provenendo da Agrigento, voluto anni fa dall'erudito Sindaco Carmelo
Vetro
(anche lui inesorabilmente persosi nel tempo della sindacatura nei
meandri
della bassa politica di potere), sicuramente costato molti quattrini
alla
cittadinanza, dedicato "A quanti ricercarono in terre lontane
un
destino migliore per se, per i propri figli, per la propria terra".
Un opera scultorea posta con lo spazio annesso mai completato,
sporco e
impraticabile, che risalta solamente grazie alla magnificente
coreografia del
cassonetto di immondizia con i classici sacchetti sempre
sversati, posto sulla strada antistante.
Che
la Favela
di Favara non sia un posto pulito è palese. Basta
guardarsi attorno. Cartacce di ogni genere e mozziconi di sigarette
lungo i
marciapiedi e le strade, bottiglie di plastica e di vetro abbandonate a
terra, cassonetti
dell’immondizia spesso stracolmi e sversati in qualsiasi ora
della giornata, cestini,
quando si trovano, sempre pieni.
CONTINUA
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GIROVAGANDO PER
LA favela
UN CIMITERO UNICO
AL MONDO di
Franco Pullara

Cinquemila sepolture senza
nome e tutte uguali fanno di Fontana degli Angeli un cimitero, forse,
unico al
mondo. Diviso in sedici quadrati su ogni tomba è posata una
ceramica che
riporta il numero del quadrato, della fila e del defunto. In origine
prima
della ceramica c’era mezza tegola con la scritta in vernice
nera. La storia del
camposanto è, abbastanza, recente
FAVELA
HINTERLAND
RACALMUTO IN FIORE di Salvatore
Petrotto

Zorro della Favela è lieto di ospitare in queste pagine la
corrispondenza di Salvatore Petrotto,
Sindaco di Racalmuto,
Comune esemplare per l'amministrazione efficiente, per il
patrimonio artisitico e architettonico, per le proprie strutture a
servizio della collettività, e per le iniziative socio
culturali attuate e in cantiere.
Racalmuto forever, Racalmuto
nel cuore, potremmo dire! Scusate la vanagloria, ma si tratta di una
sorte di
attaccamento alle pietre che popolano la nostra vita, le nostre menti.
Si
chiamino pure Chiese, Castelli, Conventi o Teatro, persi tra stradine
più o
meno concepite dalla mente di qualche architetto.
CONTINUA
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FAVARA, LE MINIERE DEI VELENI
LA MINIERA CIAVOLOTTA E
LA MINIERA LUCIA RICETTACOLO DI RIFIUTI TOSSICI
Zorro
della favela pubblica una lettera girata in rete di recente a firma di
un gruppo di giovani di Favara sull'incidenza della
mortualità
di cancro a Favara la cui concausa è dovuta alla
presenza
di
rifiuti tossici nella ex miniera Ciavolotta. Anche loro la ex
miniera Lucia, un
altro sito minerario un tempo importante per
l'economia favarese,
è un tabù e non
menzionano. Immerso nel feudo della
famiglia mafiosa Cusumano il sito della miniera Lucia è
sempre avvolto in
un'aura di
mistero. Sulla ex miniera Ciavolotta recentemente si sono svolti studi
per un progetto di riqualificazione (finiti su un binario morto
perchè legato alla volontà politica di padrini
politici caduti in
disgrazia) ma sulla ex miniera
Lucia silenzio tombale. Si
vocifera che li davvero ci siano sepolti
rifiuti altamente tossici.
Ma nessuno ne parla, nessuno la visita, nussuno osa avvicinarsi senza
chiedere il permesso ai feudatari mafiosi. Il silenzio omertoso,
come consuetudine a Favara, regna sovrano.
Cosa si nasconde dentro le caverne sotterranee? Quante altre vite
dovranno cessare di esistere prima di prendere in considerazione di
ispezionare il sito?
Siamo
un gruppo di Giovani, che purtroppo abitano in un paese dove a tutto si
pensa tranne che alla salute. Favara (Agrigento). Oggi l'ennesima
brutta notizia. A una donna di 30 anni con due figli viene
diagnosticato un tumore al cervello...I casi di tumore nella nostra
cittadina aumentano di giorno in giorno, persino da indurre
tanti
medici a dire "Ma cosa mangiate a Favara?" Beh sicuramente non si
tratta di alimentazione sbagliata ma di altri
problemi che
molti conoscono ma che nessuno ha il coraggio di denunciare,
perchè è risaputo che nel nostro paese
risiede
materiale cancerogeno, nell'ex miniera Ciavolotta, e nessuno prende
provvedimenti. Ne aveva parlato durante il suo insediamento il
comandante dei carabinieri di Favara, Dott. Treleani, che essendo
specializzato in materia, e venendo a conoscenza del caso, aveva
promesso di impegnarsi affinchè venissero degli esperti dal
nord
italia per fare delle verifiche, sottolineando però che non
sarebbe stato facile perchè per portare gli strumenti
necessari
servivano giganteschi Tir o non ricordiamo cosa... Ci rivolgiamo alla
stampa, che magari con qualche comunicato potesse incitare tutte le
istituzioni a prendere questo caso in esame con estrema urgenza
tralasciando tutte le altre cose che in confronto
sono fesserie, anche se dicendola tutta, le prevenzioni si
dovrebbero usare cominciando dalle piccole cose, perchè
tutti
devono sapere quali sono le principali cause tumorali. Infatti oltre ai
cancerogeni chimici come l'amianto (asbesto), il radon, i metalli
pesanti, il catrame e gli oli minerali, anche Il fumo di sigaretta
contiene numerose sostanze che agiscono direttamente (cioè
con
lesioni immediate) o indirettamente (cioè con lente
modificazioni nel corso del tempo) a livello dei bronchi. Per fare un
esempio, sono cancerogeni diretti gli idrocarburi aromatici policiclici
(cioè i prodotti della combustione, tra cui il ben noto
benzopirene) e le nitrosamine (derivati dell'ammoniaca usati nella
lavorazione delle sigarette); invece i fenoli e le aldeidi (contenuti
per esempio nella carta) si sono dimostrati fattori indiretti,
cioè sono in grado, col tempo, di promuovere la
trasformazione
delle cellule in senso tumorale. Per fare una buona prevenzione del
cancro al polmone non resta che eliminare il fumo. Nel caso dei non
fumatori è bene far rispettare in ogni occasione i divieti
imposti nei luoghi pubblici e di lavoro, in particolare in presenza di
bambini cosa che nel nostro paese non avviene,vedi bar, sale giochi,
Comune, Consiglio comunale, qualsiasi luogo pubblico, ville
comunali abbandonate e piene di spazzatura, ecc. ecc. Nessuno ha il
coraggio di denunciare tutto ciò, mentre qualcuno si
è
arricchito depositando materiale cancerogeno nelle miniere. Altri fanno
parte delle istituzioni e ci rispondono fumandosi la sigaretta in
diretta al Consiglio Comunale o magari nel proprio ufficio
all'interno del Comune mentre la gente muore.
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FAVARA CITTA' SPORCA
Che
la
Favela di Favara non sia un posto pulito
è palese. Basta
guardarsi attorno. Cartacce di ogni genere e mozziconi di sigarette
lungo i
marciapiedi e le strade, bottiglie di plastica e di vetro abbandonate a
terra,
cassonetti dell’immondizia spesso stracolmi e sversati in
qualsiasi ora della
giornata, cestini, quando si trovano, sempre pieni.
Aiuole di alberi diventati ricettacolo di ogni tipo di rifiuto,
materiali
ingombranti abbandonati. Quando c'è una giornata
particolarmente ventosa
moltissimi di questi rifiuti svolazzano nell'aria per mostrarsi meglio
nella
loro consistenza.
Una
cronica forma di insudiciamento presente in tutti gli angoli
selvaggi e non dove c’è un manifesto murale
affisso (che non basta pioggia
torrenziale a rimuovere) è dovuta all’accumulo a
terra dell’abbondante scolo di
colla che il zelante e qualificato attacchino comunale lascia
abbondantemente
cadere ad ogni affissione.
Ovunque
volgiamo lo sguardo il panorama è sempre lo
stesso: quello di una città sporca e trascurata.
Ma che fine hanno fatto gli
spazzini …ops gli operatori ecologici di quartiere
di un tempo?
Che in
provincia di Agrigento questo sia un fenomeno tipicamente
favarese è assodato. Basta andare in giro per le
città dei dintorni, Agrigento,
Porto Empedocle, Canicattì, Castrofilippo, Aragona, per
rendersi conto
dell’abissale differenza. Si sta tentando di fare la raccolta
differenziata, ma
intanto anche i cassonetti blu, quelli per la raccolta di vetro,
plastica,
cartone, sono pieni di ben altro. Uno sforzo inutile. A Favara
l'inciviltà
regna sovrana.
UN CIMITERO UNICO AL
MONDO di
Franco Pullara
Cinquemila
sepolture senza nome e tutte uguali fanno
di Fontana degli Angeli un cimitero, forse, unico al mondo. Diviso in
sedici
quadrati su ogni tomba è posata una ceramica che riporta il
numero del
quadrato, della fila e del defunto. In origine prima della ceramica
c’era mezza
tegola con la scritta in vernice nera. La storia del camposanto
è, abbastanza,
recente. Nei primi decenni del secolo scorso, un’epidemia
colpì Favara. Tanti
erano i morti da seppellire, mentre il cimitero di Piana Traversa
offriva ed
offre la possibilità esclusivamente della tumulazione.
Tumulazione che mal si
prestava all’esigenza sanitarie di fare fronte alla grave
epidemia del momento.
Si pensò, allora, di riaprire l’antico sito posto
sulla collina San Francesco
che sovrasta il paese. Non si tenne in conto dei fuochi fatui,
cioè di quel
fenomeno dovuto all’accensione spontanea dei prodotti gassosi
della
decomposizione a contatto con l’aria. E quelle fiammelle
sull’altura
spaventavano i favaresi e rendevano loro insonni le notti. Si decise di
spostare il cimitero dalla collina in pianura e precisamente in
contrada
Fontana degli Angeli, dove i numerosi decessi trovarono sepoltura senza
un
nome. Passata l’epidemia, fino a qualche decennio fa, era
utilizzato dalle
famiglie indigenti che costituivano la stragrande maggioranza della
popolazione
almeno fino agli anni cinquanta. Ogni favarese in quel cimitero ha un
caro
estinto. Molti lavoratori delle miniere e contadini morti per un tozzo
di pane
sono sepolti nel Cimitero di Fontana degli Angeli. Negli anni sessanta
con
l’arrivo del benessere l’utilizzo del sito
andò scemando e da circa trenta anni
non si effettuano sepolture. Oggi il luogo accoglie numerosi
visitatori, ché
poco ha di macabro e molto da offrire in fatto di emozioni. Il Cimitero
di
Fontana degli Angeli nasconde in sé tanti piccoli e grandi
misteri di Favara e
dell’Isola, seppure nell’anonimato di una
ceramica
RACALMUTO IN FIORE
di Salvatore Petrotto
Racalmuto
forever, Racalmuto nel cuore, potremmo
dire! Scusate la vanagloria, ma si tratta di una sorte di attaccamento
alle
pietre che popolano la nostra vita, le nostre menti. Si chiamino pure
Chiese,
Castelli, Conventi o Teatro, persi tra stradine più o meno
concepite dalla
mente di qualche architetto. La valorizzazione di un patrimonio
culturale deve
necessariamente fare appello alle nostre suggestive storie, la cui
epifania è
nelle cosa che ci circondano. Ecco perchè, molti Favaresi,
Canicattinesi,
Afrigentini in genere, ma anche Nisseni e Palermitani, i Siciliani
tutti, ma
anche, ultimamente turisti e visitatori di svariate
nazionalità, si riversano
tra le bellezze della Racalmuto che amministro. Oggi un matrimonio alla
Chiesa
del Monte, lungo quella coreografica scalinata che conduce al Santuario
della
Madonna del Monte, ma poi, domani lo stesso rito, ma anche
manifestazioni
teatrali e non o incontri di grande valenza culturale li puoi
assaporare
all'interno del meraviglioso teatro ottocentesco Regina Margherita o
nella
elegante Sala Consiliare. E poi tutte le altre chiese, che bellezza!
San
Francesco e l'attiguo convento che sembrano lo Spasimo di Palermo! Che
bello
poi districarsi tra tantissime favolose chiese quali ad esempio
Sant'Anna, San
Giuseppe, San Michele Arcangelo, San Nicola, l'Itria, San
Pasquale,Madonna
della Rocca o la singolare e suggestiva chiesetta di campagna del
Serrone. Mi
potrete di re ma che stiamo parlando solo delle 'PARROCCHIE DI
REGALPETRA' che
poi, in fin dei conti sono già state immortalate da Leonardo
Sciascia. Ma Racalmuto
è anche altro, al di là di grandissimi pittori
del Seicento, quali il grande
MONOCULUS RACALMUTENSIS, Pietro D'Asaro o una lunga sfilza di artisti
ed
intellettuali, compresi due grandi tenori del '900, Luigi Infantino e
Salvatore
Puma. Non basta una meravigliosa Fondazione dedicata al personaggio
più
illustre, il grande Leonardo Sciascia che conserva centinaia di
preziosi
ritratti di scrittori ed intellettuali europei, opera dei
più grandi maestri
della pittura italiana, assieme alla raccolta di tutte le lettere
ricevute da
Sciascia nel corso di tutta le sue molteplici attività non
solo culturali ma
anche civili e politiche. C'è inoltre, crediamo, l'unico
circuito
automobilistico attivo, esistente in Sicilia e sapete come è
frequentato dalle
migliaia di appassionati di sport motoristici siciliani e non. Non
voglio
aggiungere altro, per la solita fretta che abbiamo di continuare a
costruire
futuro per noi e le nuove generazioni. Dobbiamo correre! Abbiamo perso
troppo
tempo a non capire che siamo ricchi e non ce ne eravamo accorti.
Adesso, mi
dovete scusare, tanti sono gli impegni, compresi quelli relativi agli
assetti
di governo della Città che amministro e che cosa volete che
sia stare a
discutere di assessori, uno in più o uno in meno.
L'importante è che si lavori
e con amore per il posto dove tutti quanti cerchiamo di viverci il
più
possibile oiacevolmente tra presente, passato e futuro. Avremo
sicuramente
occasione di soffermarci anche sulle prospettive future.
FAVARA, lA DIGNITURA
Hanno
suscitato molto clamore i recenti fatti di encomio alla
mafia successi nell’agrigentino. Uno riguarda
l’oramai ex presidente
dell’Akragas, la squadra di calcio di Agrigento, Gioacchino
Sferrazza, che dedicava
la vittoria della sua squadra ad un boss della mafia da poco arrestato.
L’altro,
che ci tocca da più vicino, riguarda il nuovo arciprete di
Cattolica Eraclea
don Nino Giarraputo, proveniente da Favara dove per molti anni ha retto
la
parrocchia SS. Apostoli Pietro e Paolo, il quale nell’omelia
insediativa ha pubblicamente
ringraziato due imprese edili di Favara coinvolte in vicende di mafia
per
l’aiuto prestato nella realizzazione della nuova chiesa e
anticipatamente per
l’aiuto che potranno dare alla comunità religiosa
di Cattolica Eraclea.
Perché questo
senso di obbligo, di gratitudine, da esternare in una pubblica predica?
Favara
è notoriamente un territorio, dove la mafia nella
normalità regna sovrana. La tradizione malavitosa di Favara
parte da lontano all’ombra
dei Chiaramonte e del loro castello i quali, per mancanza di braccia
per i loro
possedimenti, diedero asilo a chiunque. Tra i pochi coraggiosi in cerca
della
terra promessa trovarono spazio tantissimi sbandati, ricercati,
renitenti, truffatori, gente di
malaffare, che costituirono il fulcro della popolazione. In un passato
più
recente Favara fu l’epicentro del brigantaggio
nell’agrigentino. I Briganti, per
patto “d’onore” con la cittadinanza,
salvo rare eccezioni, non commettevano
reati a Favara ma altrove e spesso venivano anche usati dalla
comunità nei
conflitti municipali e nelle faide familiari. Agli sgoccioli del 1800
Favara era
la patria della fratellanza che era
costituita prevalentemente da zolfatari, minatori, artigiani,
contadini,
mugnai, pastori, in pratica tutto il tessuto sociale
dell’epoca. La Fratellanza era considerata la
più alta espressione
della mafia. Proprietari terrieri, nobili e borghesi, rappresentavano,
come in
passato, una garanzia e offrivano la loro protezione agli appartenenti
dell
organizzazione. Da
allora ad
oggi non è che poi sia cambiato molto. La Città
si è solo ampliata demograficamente ed
urbanisticamente. La mafia si è arricchita, si è
evoluta nella forma e nel
metodo, ma gli equilibri sociali sono rimasti pressochè
immutati. In rapporto
dell’Antimafia di qualche anno fa
a
Favara si contavano circa 40 uomini d’onore.
Anche se non
ci sono calcoli ufficiali in un rapporto da uno a tre, due
unità rappresentano
gli aderenti alla mafia e le associazioni malavitose affine,
un'unità si divide
tra gli amici, i fiancheggiatori dei mafiosi, e coloro che non
c’entrano
davvero nulla.
Il magistrato
Paolo Borsellino, qualche giorno prima della sua morte violenta, dopo
avere
raccolto le confessioni del pentito Gaspare Mutolo, confessò
atterrito alla
moglie di avere appena visto la mafia in faccia. Mutolo aveva
raccontato di
magistrati collusi, su superpoliziotti che erano spie, su avvocati e
ingegneri
e medici e commercialisti che erano al servizio dei padrini di
Corleone.
La
mafia a
Favara, come altrove in terra di Sicilia, è
l’assoluta normalità. Politica,
istituzioni, imprese, arti e professioni. La
vediamo in faccia ogni giorno: ci
parliamo, ci lavoriamo, la ringraziamo e chiudiamo
gli occhi.
E in questa
ottica di ipocrita normalità la Chiesa
di Favara non si distingue certo per la moralità.
Predica male e razzola peggio. Pronta ad accogliere ed assolvere le
anime
smarrite dei lupi che travestiti da innocenti agnellini, specialmente
la
domenica, accorrono numerose in pompa magna alle celebrazioni, spalanca
le porte
ai tanti affaristi (politici, progettisti, imprese edili),
raccogliendone gli
“oboli” di competenza, che in virtù di
canali diretti e più flessibili eseguono
e consentono lavori di ristrutturazione e abbellimento delle chiese
(non ultima
la costruzione della chiesa SS Apostoli Pietro e Paolo), pronta ad
incassare le
locazioni milionarie che il Comune di Favara le paga, più
impegnata e preparata
ad esorcizzare i demoni maligni, e del tutto impreparata a scacciare il
cancro
mafioso che alberga nelle proprie e altrui famiglie.
Don Nino
Giarraputo, dopo le polemiche suscitate e amplificate a livello
nazionale per
le sue parole, nel difendersi ha sostenuto
“di
avere
soltanto ringraziato le ditte per quanto fatto a Favara e che
per lui sono tutte brave persone.” Parole normali, parole
dettate da un codice
di dignitudine che il parroco, in oltre tre lustri di permanenza a
Favara, superate
le prime intemperie giovanili, ha imparato bene.
“Normalità”
che il Giudice Paolo Borsellino non ha voluto guardare in faccia fino
in fondo
e che gli è costata la vita.
“Normalità” che al buon don Nino
Giarraputo (la
cui vicenda è stata probabilmente amplificata e
strumentalizzata perché inviso
al nuovo Arcivescovo di Agrigento) al massimo gli costerà
una breve
sospensione.
A
ciascuno la
propria morale, a ciascuno la propria normalità, a ciascuno
la propria
dignitudine.
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