vignetta castello Favara 2

Avviene che in una città come Favara il Sindaco, con regole vagamente bulgare,  affidi la gestione del castello al notaioAndrea Bartoli. Quel Bartoli che dei “sette cortili” ne ha fatto un rinomato centro di arte contemporanea. Il suo nome  basta a far  esultare gli animi di molti favaresi e operatori politici, disposti a  soprassedere su cavilli burocratici e pronti a contestare chi osa avanzare la minima critica come le azioni poco ortodosse di un sedicente gruppo politico che si fa chiamare “prometeo”. Atteggiamento che porta a inibire chi vorrebbe esercitare serenamente, e senza strumentalizzazione alcuna,  il proprio diritto di critica, e che ritiene come accanto all’evoluzione culturale il recupero del passato rimane sacrosanto. Un monumento storico importante come il castello, seppur con una linea di programmazione, deve essere accessibile agli operatori culturali di tutti i settori. Bartoli  alla conferenza stampa di presentazione del progetto ha  parlato  di “esperti” che valuteranno se  eventualmente accogliere  altre  iniziative affittando per l’occasione le varie sale del castello disponibili.   Questo se da un lato   restringe l’uso  del castello al solo progetto, dall’altro sembra portare il Comune a fare  cassa sui Favaresi o su chiunque voglia usufruire  del castello, fatta eccezione per coloro che graviteranno attorno al programma presentato da Andrea Bartoli. Inoltre molti si domandano che fine abbiano fatto le opere di Pasquale Farruggia, le stesse che  frettolosamente sono state rimosse per fare spazio alla nuova iniziativa piuttosto che per l’imbarazzante giustificazione data dal Sindaco ovvero la caduta di calcinacci nella sala dove erano ospitate. Quelle tele  rappresentano il richiamo al  nostro passato,  alle nostre tradizioni.  Favara vive in quelle tele, in quegli  scorci ormai degradati, in quei mestieri già andati.  E anche vero che le tele possono essere ospitate in altri luoghi di rappresentanza, ma  fino adesso ha avuto seguito  un silenzio sospetto. Sulla questione abbiamo chiesto lumi all’architetto  Carmelo Antinoro.

Arch. Antinoro come vede la situazione dei quadri del pittore Farruggia?

Purtroppo uno dei mali di Favara è la cattiva gestione ed in questa casistica entra a pieno titolo il modo raffazzonato con cui si promuovono certe azioni e si producono certi atti. Per fare chiarezza occorre fare una breve cronistoria:

  • Tra la fine del 2002 e l’inizio del 2003 il nostro concittadino pittore Pasquale Farruggia ha espresso la volontà di dare a titolo gratuito, in comodato d’uso, al Comune, alcune delle sue opere, affinché venissero esposte al Castello chiaramontano per un certo periodo di tempo.
  • Alla volontà del pittore Farruggia seguì il Verbale di deliberazione da parte della Giunta Municipale n. 11 del 29-1-2003avente per oggetto: “Autorizzazione stipula contratto di comodato con il pittore Pasquale Farruggia per l’utilizzazione dei suoi 20 quadri”. In detto verbale si legge: “Premesso che il pittore favarese Pasquale Farruggia ha manifestato la volontà di concedere in comodato al Comune di Favara 20 quadri ad olio affinché per un periodo di almeno vent’anni siano esposti preferibilmente nelle sale del Castello Chiaramonte, palazzo medievale che ben si presta a simili iniziative, o, in subordine, nelle sale di rappresentanza del Comune ….Propone …..di accettare la proposta del pittore Farruggia; di autorizzare il dirigente del settore P. I. a stipulare il contratto di comodato; di approvare l’allegato schema di comodato.
  • A questo Verbale di G. M. ne seguì un altro: il n. 207 del 31-7-2003, avente per oggettoAtto di indirizzo politico. Fissazione di obiettivi. Acquisto catalogo e litografie del pittore Pasquale Farruggia. Con detto Verbale si dava mandato al dirigente del settore P. I., BB. CC. e Turismo di provvedere all’adozione degli atti necessari per l’acquisto dei cataloghi e litografie realizzati dal pittore Farruggia, facendo riferimento allo schema di contratto di comodato tra il pittore favarese Pasquale Farruggia e il Comune di Favara approvato con precedente delibera di G. M. n. 11/2003 con il quale il pittore concedeva gratuitamente al Comune le proprie opere (n. 20 quadri ad olio) “da collocate per un periodo di circa 20 anni all’interno dei saloni del Castello Chiaramonte ed in altri saloni di rappresentanza dell’Ente”;

Fino a qui nulla da eccepire, tranne che per qualche particolare essenziale: il contratto di comodato d’uso (documento soggetto a registrazione per essere valido sotto ogni effetto di legge) non esiste, non è mai stato redatto. Esiste solamente una bozza incompleta e non firmata, il cui contenuto, in certi casi, è in contrasto con quanto previsto dal Codice Civile in materia di comodato. Ma ci sono anche delle discrasie nelle delibere citate: con la n. 11/2003 la Giunta Municipale autorizzava il dirigente ad approvare l’allegato schema (evidentemente doveva riferirsi alla citata bozza incompleta e non firmata) e a stipulare il contratto di comodato, mentre con la n. 207/2003 la Giunta Municipale autorizzava il dirigente ad effettuare alcuni acquisti sulla base di un contratto approvato (in realtà inesistente) con delibera di G. M. n. 11/2003. Come previsto dall’art. 1803 del Codice Civile: “Il comodato è il contratto col quale una parte (comodante-pittore) consegna all’altra (comodatario-Comune) una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta”, per tale ragione, a modesto parere dello scrivente, il contratto è l’elemento fondante affinché il comodato abbia effetto, ragione per cui tutta la questione è fondata su nulla e, in assenza di contratto, anche le citate delibere, le nn. 11 e 207 del 2003 non hanno valore. Questo significa che gli eredi del pittore Farruggia, a prescindere dalla decisione del Sindaco di continuare ad esporre le opere dentro il Castello od in altri luoghi, possono richiedere la restituzione dei quadri.

Condivide l’attività che attualmente si sta promuovendo dentro il castello?

Apprezzo la forza di volontà del dott. Bartoli ma non ne condivido i metodi e i contenuti. Poco fa ho evidenziato il modo raffazzonato con cui si promuovono certe azioni e si producono certi atti. Nella fattispecie non mi risulta sia stato prodotto alcun atto per affidare in comodato d’uso il castello – perché quello che il notaio Bartoli sta facendo non è lavoro di esperto o consulente, ma ben altro. Per quanto riguarda i contenuti: essere geni, estimatori, conoscitori di qualcosa, non significa che ogni luogo, ogni manufatto vada bene per farci quel qualcosa. Zichichi è un grande scienziato, ma da assessore regionale ai Beni Culturali parlava di protoni, neutroni e sognava una Sicilia piena di centrali nucleari.