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L’on. Nino Bosco sta facendo peste e corna per farsi rieleggere all’Assemblea Regionale Siciliana e mantenere la sua ambita poltrona. Da buon padrino ha fatto terra bruciata attorno a se: ha tagliato i ponti con altri potenziali rivali del suo stesso partito non facendoli candidare e non solo.

Ha obbligato il suo mentore Angelino Alfano a far candidare il parlamentare nazionale Enzo Fontana e l’europarlamentare Salvatore Iacolino per cercare di blindare il risultato elettorale e raggiungere il minimo, considerato il continuo franare dei consensi del PDL ad Agrigento. Inoltre per evitare rischi di mancata elezione, ha costretto il candidato alla Presidenza della Regione Nello Musumeci, sempre per tramite di Angelino Alfano, a inserirlo nel listino del Presidente e avere così una maggiore sicurezza di rielezione. Se vince Nello Musumeci, vince anche lui.  In ambito regionale il boss sta preparando il terreno per un ruolo di maggiore spicco, magari un assessorato, spacciandosi per moralizzatore. Un padrino in vecchio stile, che sbandiera principi quali “onestà” e “integrità morale” quale forza trainante del suo operato.  Le sue invettive contro i personaggi del PDL che non possono più stare nel partito, il suo appello a che i partiti oggi debbano avere la capacità di azzerare tutto e di ricostruire su basi solide, sono dei segnali in tal senso. A Favara, però, il boss Nino Boscosi limita solo alle minacce verbali senza passare alle vie di fatto. Il suo ultimatum all’amministrazione di Rosario Manganella “O si azzera subito, o il PDL lascia la giunta”, è rimasto congelato, anche per sua stessa volontà. Un padrino con qualche attributo mancante che ha compiuto un passo indietro limitandosi a piazzare alla carica di vice sindaco, a posto del dimissionario Angelo Messinese, il fedele cagnolino Enzo Biancucci, in attesa dell’esito delle elezioni regionali e dei nuovi equilibri politici. Comunque la sua influenza di boss emergente sortisce qualche effetto: in molti accorrono a rendergli omaggio a cominciare dal sindaco Rosario Manganella (debitore di voti e di denaro per la sua elezione), assessori in carica che fino a ieri seguivano un altro padrone, consiglieri comunali, galoppini e lacchè. Negli anni del suo mandato si è distinto per il ruolo di ammazza sindaci e per il silenzio quasi assoluto. Le pocheproposte e i disegni di legge per Favara sono state una cortina fumogena dispersa dal vento.