Manifesto funebre Favara

L’ennesima guerra contro lo strapotere del Sindaco di Favara Rosario Manganella si combatte a suon di proclami e slogan. Le sedi istituzionali e il ricorso alla volontà popolare sono oramai forme obsolete e infruttuose. L’ignaro cittadino passivamente, come sempre, assiste da spettatore alla guerra dei clan. Il Sindaco interpreta il nuovo regolamento cimiteriale e facendo l’avvocato del diavolo, sfruttando codici e codicilli, ne trae il vantaggio massimo? Se fossimo in un paese normale e di buona sensibilità democratica a fronte di questo ennesimo gesto dispotico, sarebbe seguito un moto popolare. Si sarebbe udita la vera voce del popolo sovrano, e il primo cittadino avrebbe dovuto dare conto e ragione ai suoi elettori. A Favara ciò non accade e mai potrà succedere. Da buona Repubblica delle Banane a Favara le battaglie si combattono seguendo altri metodi. In quest’ottica nasce il manifesto funebre, a firma di otto “rappresentanti del popolo”, membri del Consiglio Comunale di Favara, fatto affiggere per le vie cittadine nel quale si annunciava la morte delle pari dignità dei defunti per mano del sindaco Rosario Manganella. Ovviamente non è mancata la risposta della controparte. La giunta municipale di Favara e i consiglieri di maggioranza accusano, a mezzo di manifesto murario, che i consiglieri comunali firmatari del manifesto funebre hanno prima votato il regolamento cimiteriale mentre oggi ci ripensano dimostrando così o di non aver capito nulla di quello che avevano votato e approvato, oppure di essersi pentiti di averlo fatto. Il clan rigetta le pesanti e infamanti accuse rivolte al Sindaco Manganella, al quale esprime totale solidarietà umana e politica e dichiara di apprezzare le sue grandi qualità morali che nessuno può mettere in discussione. Una guerra virtuale combattuta a suon di parole scritte che non ha  fatto morti e feriti sul campo. Rosario Manganella continua a restare inchiodato nella sua poltrona e nessuno lo schioda.

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