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Invero triste è la storia che mi appresto a narrarvi, della dinastia dei Losco, e del loro fosco destin le gesta vi esplicherò.
Allorquando dagli stadi l’inno di sostegno nazionale si trasferì a Montecitorio, il Losco padre affermò  la sua presenza e la sua scarna dottrina.
Avite ricchezze i Losco vantavano, e da quelle trassero energie per fabbriche foriere di Casal Losco, Casal che garantì  il suo cospicuo appoggio all’allor poco noto girgentano Angelino Jolie.
La compagine, sotto la guida del Jolie, per disobbligarsi nei confronti del fiancheggiatore, investì di autorità il giovane rampollo della dinastia e  affinché fosse idoneo al ruolo, fu creato duca dello sport popolare e locale.

 

 

Correva l’anno 2007 allorquando all’approssimarsi delle investiture per le pubbliche autorità locali, la compagine fomentò  la costituzione di una “coalizione di valori”, distinta dalla compagine stessa, con  ibridi elementi giacobini.  Tale coalizione, a parer di popolo, pare fosse  destinata a sostenere invano la candidatura di Losco junior.

Inutile fu l’intervento del Jolie, il quale si trovò  costretto a richiamare nei ranghi della compagine i fuoriusciti pro-coalizione e,  nonostante la ricomposizione degli equilibri, il Losco junior,  non avendo acquisito sufficiente perizia ed anzianità, non fu candidato.
In ragione di tale accaduto, la coalizione si trovò  quindi costretta a trovare qualcuno  fuori dal sistema  e a sostenere il più eloquente tra i prosecutori dell’eloquenza di Demostene,  ossia  il giurista Russell, il quale fu eletto dalla plebe.
L’elezione  del Russel iniziava sotto i miglior auspici, tuttavia, all’eloquente oratore qualcosa cominciò ben preso a non quadrare. Dall’alto della sua posizione estranea alla compagine, non accolse con entusiasmo l’idea di prestare la sua scienza alle ambiziose trame, scatenando così nella compagine un sentore di rivolta verso i suoi atti.
Mentre  il Russel combatteva le prime lotte interne,  il Losco junior assumeva  le dignità parlamentari, e forte del suo ruolo cominciò a impegnare  ogni suo sforzo nel contrastare  il giurista, muovendo esplicite accuse al legislatore,  reo di essersi circondato di tecnici estranei alle macchinazioni e accusato di aver  tradito la compagine, alla quale doveva   ogni onore.
Il Losco non esitò  nemmeno ad adottare  anche mezzi di divulgazione di massa, per pubblicamente espiare le sue asserite colpe, consistenti nell’aver favorito la nomina del sindaco. Frattanto,  ormai consigliere, il Losco si abbandonò al diramare bollettini informativi  di soddisfazione e compiacimento in ogni momento delle sue pubbliche autorità, nonché per ogni occasione. Fu così che trascorse le  stagioni, adagiato su una poltrona la quale diventava ogni giorno più cara.
Motivo per cui,  cessate le sue funzioni, impegnò  ogni energia per reiterarne l’esperienza. Ma un diverso contesto attendeva le sue azioni; la compagine aveva  perso ogni influenza, e così il Jolie, suo Mentore. Ed inoltre nella stessa compagine si sviluppavano  lotte intestine, con l’”esplosivo”  da Canicattì che rischiava  di far esplodere il potere di Jolie e dei suoi seguaci . Quest’ultimo, nel tentativo di resistere agli assalti, convocò  un triumvirato, composto dal Losco con i colleghi Iacolino e Fontana, che sarà l’unico a giovarsi di tale improvvida scelta. Nessuna speranza rimarrà ormai, per il Losco.
Del Losco junior
 le gesta vi ho cantato, fedele servitor di Jolie è stato il picciotto prodige. Ma i suoi sogni di grandezza, dissolvendosi, gli hanno lasciato in eredità solo la piccola piazza politica. Ai posteri l’ardua sentenza, se sarà questo il suo destino, o se le sue alterne fortune non lo porteranno ad ambire al più alto scranno della città della fonte, ovvero il trono di Zazà. 

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