utili idioti 2

C’è qualcuno che ancora si ricorda dei FUNNER, ovvero del gruppo Favara Urban network? Quella dei funner è la storia di un gruppo nato all’ombra della FARM per la realizzazione di specifici obiettivi socio-culturali. L’Associazione dei volontari, infatti, composta essenzialmente da lavoratori e studenti, è nata nel 2013 a supporto del progetto culturale del Castello Chiaramonte e della “direzione artistica” affidata ad Andrea Bartoli e del quale, di riflesso, ne ha subito le sorti. I Funner hanno avuto un ruolo importante per l’apertura del Castello. Essi si sono adoperati materialmente per qualunque cosa ci fosse da fare, nella raccolta fondi, per gli allestimenti, nella comunicazione, nell’ospitalità e nella logistica. Il loro agire è stato finalizzato a restituire al Castello la dignità di ritornare a essere un “Luogo”. I Funner a loro modo sono stati dei protagonisti appagati; hanno sentito di aver vissuto un’esperienza sicuramente unica e gratificante. Lo dimostra il fatto di aver lavorato per intere giornate a costo zero. Molti di loro, probabilmente, hanno visto per la prima volta il Castello nella sua reale forma e dimensione, nella valenza del suo enorme peso “storico-artistico-antropologico”. Molti di loro si sono anche sentiti autentici rivoluzionari, portatori di un’idea di riscatto sociale. Si è visto, in particolare, nell’entusiasmo con cui si sono armati di pennelli e colori per dipingere lo spartitraffico dell’Itria nell’iniziativa “Coloriamo Favara”.
Numerose erano anche le idee di carattere socio-culturale in programma dopo l’evento dello scorso giugno al Castello Chiaramonte. I Funner, da buoni utili idioti, sono serviti comunque allo scopo ma poi si sono ritrovati nel pieno di una tempesta mediatica, inmezzo a un gioco forse più grande di loro, che ne ha decretato fulmineamente la fine. La storia insegna. I rivoluzionari, comunemente figure di utili idioti, sono sacrificati sull’altare della realpolitik, d’interessi superiori, e di loro, tranne che per quei pochi personaggi volutamente divinizzati, non si sentirà più parlare. Qualcuno ha detto che la polemica innescata contro I funner sia stata costruita ad arte per determinarne la cacciata. Ciò può anche rispondere a verità. In fondo non si fa nulla per nulla. I Funner alla fine si aspettavano probabilmente una forma di ricompensa per il loro operato legata a finanziamenti di progetti di ampio respiro. Ovviamente una pletora squattrinata di eccentrici e idealisti artisti non avrebbe mai potuto trovare spazio all’interno di un lucido e strutturato programma. La loro presenza rischiava di diventare, dunque scomoda. Essi sono finiti dentro un vortice, innescato probabilmente da qualche loro ingenua leggerezza, che li ha risucchiati e spinti nelle cloache di Favara. Di loro oggi ci sono pochi esempi a ricordarli: gli allestimenti in decadenza presenti ancora nel Castello Chiaramonte di Favara, che nessuno si preoccupa di rimuovere, e ancora per poco qualche tocco di colore sbiadito lungo parte dello spartitraffico in via Ugo Foscolo.

 

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