rosario manganella cetto la qualunque

Il sindaco Rosario Manganella reduce dalla grande missione istituzionale in Belgio, avvenuta nella ricorrenza di San Martino, dove ha fatto bisboccia e ha incontrato i nostri immigrati conterranei,  si è lanciato in una nuova avventura dal sapore nazional popolare dei  tempi che furono.

Sabato 17 novembre alle ore 17 (mai scelta fu più scaramantica) si è infatti tenuto il Sasà Day, che ha visto protagonista il nostro caro sindaco tirato a lucido e rinvigorito. Il nostro eroe, attorniato da due starlette da “Drive In”(una muta, l’altra parlante) ci ha deliziato con una manifestazione da avanspettacolo.  “Il Sindaco Incontra la città. Costruiamo insieme il programma e la squadra di governo locale”. E’ stato questo l’invito-slogan chel’amministrazione comunale di Favara ha rivolto ai cittadini favaresi invitandoli a partecipare alla vita politica e alle scelte del governo locale con l’evento tenuto nel castello Chiaramonte. Le intenzioni, almeno a parole,  erano buone. La realtà, invece, è stata diversa. Forte dell’esperienza belga, ancora una volta è finita a tarallucci e vino. Una farsa sfociata in un comizio “ad personam” del sindaco Rosario Manganella. Palese la delusione generale di coloro che ingenuamente erano accorsi convinti che il Sindaco e l’amministrazione in carica li avessero chiamati alle armi per dare il loro contributo fattivo per migliorare le sorti di Favara. Si è anche rischiato l’aventino con l’abbandono dalla sala chiaramontana  di molti presenti scontenti.  Rosario Mangalella ha però i santi in paradiso ed è stato salvato dalla folta rappresentanza dei coscritti della sua parte politica, dagli amici e dai parenti. La serata è proseguita con i proclami del Sindaco e gli interventi dei presenti, in totale disarmonia con il proposito dell’iniziativa. “Lo spettro del dissesto finanziario che incombe sl Comune di Favara non è colpa nostra ma della crisi, le cui conseguenze sono tagli ai finanziamenti locali, e da debiti che vengono da lontano; firmeremo a breve il contratto per la metanizzazione del Comune di Favara (ma se non si trovano i finanziamenti del pubblico non si potrà mai realizzare); abbiamo fatto sino ad oggi tante cose e entro l’anno faremo ancora molto”. Questi i punti più salienti del comizio del Sindaco senza, però, mai accennare alla disastrata politica della sua amministrazione che in un anno e mezzo circa dal suo insediamento ha perso parecchi componenti: due vice sindaco Angelo Messinese e Vincenzo Biancucci e due assessori Giovanni Alaimo e Marilì Chiapparo. L’amministrazione Manganella ad oggi non è riuscita a dare lustro e rilancio alla città di Favara: il programma politico proposto in campagna elettorale è stato disatteso; le strade sono sempre un colabrodo; l’economia è disastrata; i servizi sociali sono assenti; le infrastrutture (ville comunali e palazzetto dello sport) sono abbandonate a se stesse; l’imposizione fiscale è quasi ai massimi livelli; il controllo sul territorio è assente;  continuano a fiorire le discariche abusive. I partiti politici che lo hanno sostenuto lo stanno abbandonando o lo hanno già fatto. Il sindaco è accerchiato, ma non ha intenzione di mollare il comando. Pur di non ammettere il fallimento della “corazzata Potemkin” il geniale Rosario Manganella con l’incontro di sabato 17 novembre ha provato a rivoltare la frittata per smarcarsi dal ricatto dei partiti e allo stesso tempo per crearsi una scialuppa di salvataggio nel caso in cui la sua nave coli a picco. Il risultato è stato un fallimento su tutti i fronti: il popolo lo ha di fatto abbandonato e i nuovi equilibri della politica regionale lo tengono fuori gioco.  Al peggio non c’è mai fine.