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Nuovo anno, tempo di bilanci nel Regno di Zazà.

Innanzi il nobilissimo senato del regno veniva convocata la seduta di approvazione dei regi conteggi. Alcuni membri del Senato, di idee comuniste e non solo, portarono seco, per distribuirli in aula, alcuni biglietti finalizzati all’esprimere rimostranze per i costi troppo

elevati delle concessioni idriche ai sudditi meno abbienti.

 

 

In seguito al chiassoso intervento dei socialisti, il Senato si abbandonava ad una rapida acclamazione di spese riguardanti l’assetto urbanistico e la manifestazione di potere della classe dirigente della capitale del regno.

Quindi il nobile Sovrano Zazà prendeva la parola, per esprimerle  soddisfazione dovuta alla concretizzazione di una parte dei suoi aneliti di rinnovamento del regno. Infine, con una punta di orgoglio, definiva se stesso “Re per Grazia di Dio e volontà della Nazione”.

Ponendo il suo discorso sul tema delle trazzere, alquanto arretrate, affermava che tale evenienza non può che essere ascritta alla cronica arretratezza dei loro fruitori, e non già alle azioni del suo governo, limitato nelle risorse da destinare a tale aspetto. Infine ha evidenziato i risultati, quali la cacciata di alcuni fornitori infedeli, il nuovo status dei pubblici funzionari e gli interventi nell’assetto della capitale, nonché nei servizi al popolo, dovuti   al suo essere un Sovrano illuminato.

Terminata la regia orazione, veniva concessa la parola al  senatore comunista. Palombello esordiva affermando la sua perplessità dovuta al fatto che, per la sua esperienza presso le classi proletarie, non si riconducevano le parole del sovrano alla capitale del Regno, bensì ad un altra immaginaria città. Palombello infine, evidenziava croniche problematicità nella pubblica educazione, nella sovrintendenza sulle costruzioni nonché  sullo stato di degrado di alcuni impianti ricreativi popolari. Invero tali parole venivano salutate, dall’aula, con applausi.

La  senatrice Mary,  intervenuta successivamente, poneva il discorso sul tema dei balzelli, chiedendo al Sovrano di non concederne la riscossione ai privati. Infine si rivolgeva direttamente al Sovrano, invitandolo ad abdicare e ad affidare la creazione di un nuovo Sovrano ad un pubblico referendum, eventualmente proponendo una riconferma sotto la sua egida, e non già sotto il nobilissimo stemma della casata di Arcore.

Rudy Bernard,  successivamente intervenuto, si abbandonava ad un paragone tra l’operato del governo del re ed un ortaggio dal verde pigmento, con parole quali “anche se speziata, la zucchina resta tale”.

I senatori Poul  e Lupus Famelico affermavano che l’ultimo anno, oltre all’essere poco memorabile, era un vero e proprio spauracchio per il popolo.

Infine il mendicante Kastronoff proponeva all’uditorio un’arringa venata di alte considerazioni dottrinarie poco legate al reale stato del popolo.

L’ultimo intervenuto, il  lestofante  Grova,  dall’alto del suo sapere politico, concludeva con un discorso di alta politica, anche se critico anch’esso verso le azioni di Re Zazà . Quest’ultimo, prendendo nuovamente la parola, apertamente accusava sul piano intimo Rudy Bennard portando  gli intervenuti a replicare con mormorii dall’aula.

L’esito della sessione di bilancio, a seguito di tali evenienze, oltre al non costituire un’univoca linea del senato non ha compiuto altro che manifestare al popolo del Regno che vi saranno contrasti, tra i maggiorenti del regno.

Un anno o forse più  si conclude, nel regno di Zazà. Più ombre che luci.

Riusciranno i nostri eroi a spodestare Zazà?

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