Favara scontro farm  movimento5 stelle

L’articolo a firma di Flavia Zarba, sul Farm Cultural Park, l’Eden di Favara, pubblicato recentemente su L’Huffington Post ha innescato numerose reazioni a catena per i toni accesi e spregevoli che ne hanno caratterizzato il contenuto. Non sto qui a disquisire sul vituperato orgoglio favarese perché di ciò hanno scritto in molti tra cui figure giornalistiche ben più importanti di un blogger mascherato di nome Zorro della Favela.  La mia analisi del fatto verte su un aspetto sottaciuto e cioè che da qualche tempo nel Movimento 5 Stelle di Favara è in atto una guerra tra bande per la supremazia politica. Da un lato c’è Andrea Bartoli, il fondatore del Farm Cultural Park di Favara, presunto guru del Movimento 5 Stelle siciliano e più volte indicato come prossimo candidato alla Presidenza della Regione Siciliana, colui il quale ha il potere di interloquire personalmente con Beppe Grillo che nei suoi tour siciliani l’ha sempre citato come un esempio, dall’altro lato c’è l’armata Brancaleone dei rivoluzionari che, sotto la guida illuminata e l’insigne del Movimento 5 Stelle, ha recentemente conquistato il governo di Favara. Una guerra combattuta con le armi che ciascuna parte in causa ha a propria disposizione: slogan e attacchi reciproci più o meno velati sui social media, interviste televisive e articoli, spesso prezzolati, su giornali e blog a livello nazionale sull’Eden di Favara. In questo scenario si configura l’articolo di Flavia Zarba in cui la città di Favara, quella rappresentata dal clan dominante, è descritta come terra di mafia, mentre la restante parte della città è dipinta come un‘oasi di pace.  Appare ovvio che quando una giornalista qualunque, anche se di presunte origini siciliane come la Zarba, è catapultata in un posto di frontiera per scrivere di una realtà, della quale può comprendere solo ciò che le è raccontato e mostrato, è facile travisare il contesto che la circonda.  Non è la prima volta che accade e non sarà neanche l’ultima. Descrivere Favara come “un letamaio”, “un paese in cui spadroneggiano le cosche mafiose”, “un paese di palazzi fatiscenti e traffici illegali”, “un luogo dove non soffia il vento di cultura perché la società civile perché non ha gli adeguati strumenti cognitivi per poter apprezzare ed essere educata a questa ventata di rinnovamento”, fa parte in fondo del prezzo pattuito. Certamente lo scopo dell’articolo della Zarba è servito per creare un clamore mediatico e così fare uscire dall’angolo in cui nell’ultimo periodo si è ritrovato Andrea Bartoli e il suo Farm Cultural Park. L’effetto ottenuto è stato però diverso dalle attese. Il clamore si è trasformato in un boomerang negativo per il Farm Cultural Park e per il suo guru  che ne ha offuscata l’immagine. Tra l’altro l’affermazione di Andrea Bartoli, citata nell’articolo di Flavia Zarba,“come si può pretendere da chi non ha mai preso un aereo, visitato un museo, letto un libro, che possa capire cosa stiamo facendo alla Farm?” ha demolito tutto di un colpo il frutto di anni di religioso lavoro missionario volto a far crescere una realtà in un paese difficile come Favara. E’ un Andrea Bartoli diverso da quello che siamo stati abituati a conoscere. Le sue parole sono dure come le pietre: “In quest’ultimo anno la Farm ha, infatti, subito una serie di attacchi finalizzati a screditarci o spaventarci, ma noi siamo più forti di loro. Non ci fanno paura”. In effetti, l’amministrazione a 5 Stelle di Favara, guidata dal replicante abogado Anna Alba, non è stata per nulla collaborativa con il compagno di strada Andrea Bartoli.  C’è da aggiungere che, probabilmente grazie all’intervento di menti illuminate e di manine sapienti, alcuni finanziamenti europei diretti al Farm Cultural Park sono stati bloccati se non addirittura persi. L’invettiva di Andrea Bartoli, però, piuttosto che un vero messaggio di sfida è sembrato il ruggito di un leone ferito, braccato, ostacolato in tutti i modi e quasi quasi pronto a essere cacciato via dal suo territorio. Un leone con poche armi spuntate a disposizione, con esigue e poco motivate forze locali pronte a combattere un’estenuante guerra di trincea contro i falsi illuminati a 5 stelle. Sarebbe il caso di invocare l’intervento di Beppe Grillo per salvare questa catastrofica situazione ma Andrea Bartoli ha ancora la forza e soprattutto l’influenza per farlo?

 

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