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Carissimo dottore Bartoli.
Quando si tratta di scambiare le
opinioni con la sua persona è un aspetto piacevole. Lo
stile, l’eleganza e la
cultura che
la
contraddistinguono risaltano in ogni circostanza. Ben diversa è
la situazione di quando affida la
pubblica relazione alla mercè
di galoppini
che
fanno abbassare
notevolmente il livello di qualità di immagine del
progetto.
Sono gratificato
che lei apprezzi le mie fantasiose creazioni e senza dubbio
l’autorizzo ad
usare l’immagine del Farm Cultural Pork
che,
coadiuvato da una mente altrettanto estrosa, ho realizzato. La lascio
libero di voler citare o meno che è
“made
Favarablob”. Mi affido
alla sua
sensibilità. Zorro
della Favela, lei che è una persona attenta lo
ha già capito da tempo, ha sostenuto il progetto Farm
con attività collaterali
mediatiche svolte sul blog tra cui “Zorro Papeshi
Favela Art” e “Zorro Wonderland
Park”. L’ultima mia esternazione
però ha creato un corto-
circuito che mi ha portato a riflettere e a voler capire meglio su
quali basi si fonda il vostro progetto. Talune risposte ed affermazioni
ricevute dai
garzoni
di turno sul perché dell’avvenuta cancellazione
delle foto inserite nella pagina “pubblica” di
Facebook del Farm Cultural Park del tipo
“che il
mio contributo non genera alcuna riconoscenza, anzi se abito a Favara
devo essere io ad esservi riconoscente per ciò che
avete fatto”, “che non so-
no le mie quattro fotografie improvvisate a
scandalizzarvi o provocarvi, ma che ci vuole ben altro”,
“che posso dire e scrivere quello che cazzo voglio
ma solo sul mio blog”, “che non sono degno di
mettere piede ai sette cortili perché è troppo
avanti rispetto a me“, denotano l’assenza di
capaci-
tà di accettare le critiche e/o
provocazioni e puzzano di casta elitaria.
Un modo come dire che a casa
nostra si fa come diciamo noi.
Nulla da eccepire sin qui. Il
punto è, caro dottore Bartoli,
se il Farm
Cultural
Park è a
tutti gli effetti casa vostra o anche la casa comune di
Favara e dei favaresi? Se è solo il vostro eden
non ho più nulla
da obietta-
re perché in questo angolo di paradiso potete
fare ciò che volete: iniziative artistiche
anche dai risvolti scabrosi e
pornografici, happy hours, con-
corsi per modella/velina immagine, un quartiere
Castro in stile San Francisco, magari e perché no anche un
club privè molto trasgressivo
(in fondo
la sala dedicata a Terry Richardson ne ha anche i connotati). Se
invece vuol essere anche la casa comune dei
favaresi bisogna essere
aperti
alle
opinioni altrui, rispettarle e capire perché
vengono mosse. Gli
articoli
pubblicati a firma di Maria Blini, da me condivisi, non
vogliono essere
una
mera demonizzazione della vostra concezione ma rappresentano una critica
costruttiva volta a far emergere ciò che in
fondo pensano i co-
muni mortali che
non sono rimasti abbagliati dalla happiness flag.
Attualmente, nell'ottica
della casa comune, mi sfugge dove porti
il vostro
progetto e quale reale
vantaggio ne trae la collettività. Farm Cultural Park è
visto come un
trapianto di un organo
esterno nel corpo di Fa-
vara ed è ad altissimo rischio di
rigetto perché
incompreso ed alieno. A parte l’iniziativa eroica e fortunata
portata avanti
dell’associazione
Nicode-
mo non ci sono stati
stimoli di carattere socio-culturali con i quali chi
mette piede ai sette cortili
possa confrontarsi, crescere, partecipare
e
anche
essere protagonista di un’idea
che immetta ossigeno nella cultura di Favara. Il
povero sventurato cittadino avulso
all’arte contempora-
nea incuriosito che mette
piede nei 7 cortili altro non può fare che ammirare
delle immagini e delle
icone che non gli trasmettono
nulla e avviarsi
verso l’uscita senza aver capito
il senso che rappresenta tutto ciò.
Il
mio augurio è che parallelamente alle
iniziative
artistiche possiate
intraprendere un percorso più ampio e partecipativo
e
sopratutto for-
mativo che coinvolga maggiormente la cittadinanza al vostro
progetto.
Senza ombra di dubbio ciò che ha realizzato è
esemplare ed
ammirevole e oltretutto è l’unico, a
mia memoria, che non abbia messo
le mani
in
tasca ai contribuenti per questo progetto.
Con affetto.
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L'OPINIONE
Dalla
pagina del Farm Cultural Park
abbiamo tratto lo spunto pubblicato recentemente. “AIUTATECI A DESCRIVERE
FARM
CULTURAL PARK”. Cari amici eccoci qua di nuovo a
rompervi le scatole. Stiamo lavorando
ad una nuova campagma pubblicitaria e ci piacerebbe avere il vostro
contributo.
Cos'è FKP per voi? Che definizione ritenete appropriata per
FKP ? Come vi
sentite quando siete ai Sette Cortili? Scriveteci pure... tutto quello
che
ritenete opportuno e che possa aituarci per dire al resto del mondo chi
siamo e
cosa facciamo. In merito a ciò ho ricevuto un pezzo dal
contenuto interessate
che pubblico integralmente. Mi aspetto comunque altri interventi dai
lettori,
anche sottoforma di commenti con il form in coda alla pagina.
LA
REPLICA:
Quando
lessi l’invito
di “farm cultural
park” a
esporre le proprie impressioni
sul progetto sospettai fosse rivolto solo a chi ne esaltasse o
elogiasse le
iniziative, motivo per cui, convenendo che il mio non fosse proprio un
panegirico, decisi
di veicolare il pezzo
a Favela Report. Trovo
discordante l’idea, da parte di farm, di pubblicare
codesto scritto in bacheca con i
commenti che ne seguono. Se
da un lato
il post esordisce con un
“accettiamo ogni legittima critica con molto
piacere” dall’altro
seguono esternazioni
non proprio lusinghiere. Sorrido
nel leggere di campagne diffamatorie, di attività
sadomasochistiche che bloccano il
progresso e citazioni bertoldiane. Mi
preme chiarire che non
esiste nessuna
campagna denigratoria, solo
le mie personalissime e contestabili opinioni.
Ho limitatamente e
sommariamente descritto , senz’altro in
maniera stravagante e colorita, le iniziative del centro, dai concorsi
discriminatori di bellezza alle opere ospitate. Non ho criticato l’idea
in sé. Il
fatto che Favara sia immobilizzata non
vuol dire che ci si debba entusiasmare per qualsiasi iniziativa come se
fosse
un dovere. Da quello che vedo sembra quasi blasfema
l’idea di contestare le
idee di “un progetto
imprenditoriale privato che scommette
interamente su arte e cultura” Come
ha
commentato un utente. Questa storia mi ricorda un po’ gli
avvoltoi che si nutrono
di un macabro pasto dopo un perenne digiuno. Naturalmente bisogna leggere
sopra
le righe, sembrerà
paradossale ma
l’obbiettivo,
se proprio dobbiamo scorgerlo,
non è distruggere, ma
costruire. Favara è piena di artisti validi, di gente creativa e intelligente.
Personalmente ho trovato
interessante l’evento organizzato
dall’associazione
culturale Nicodemo “i 7 io”. Secondo me si dovrebbe
puntare su questo, sulla
creatività, sull’estro
di molti giovani
favaresi. Quando decido di spegnere la
tv perché trash e vado a visitare un
luogo di cultura, mi aspetto molto di più che ritrovarmi
faccia a faccia a
parate belluine di donzellette smaniose di
apparire. Se decido
di visitare una mostra mi auguro che questa in qualche modo mi accresca e non che
mi faccia sprofondare in un tremendo imbarazzo.
Ma soprattutto mi
auguro che nessuno contesti la LIBERTA’ di
esprimere il mio
pensiero senza che questo scateni ipotesi complottistiche. Il vero
immobilismo
nasce nel vedere le
critiche come un
attacco anziché come un occasione di confronto.
Cordialmente
Maria
Blini
IL
PEZZO ANTE REPLICA
Che città strana Favara
Non
fai in tempo ad entusiasmarti per i
frutti di un ricorso al TAR tutto rosa da parte di
un’associazione culturale,
che altri contesti pregni di cultura avviano iniziative tutte al
femminile. È
il caso del parco culturale turistico
contemporaneo Farm
Cultural Park le cui
recenti iniziative sono inequivocabilmente mirate al rilancio di figure
rigorosamente femminili. Si
è infatti appena concluso un
concorso per modelle con modalità di
iscrizione che svincolano da ogni ambiguità.
E
se le norme del
buon
costume tendono a escludere chi ha “scabrosi”
precedenti
cinematografici, norme
legislative,
invece, vietano ogni forma di pubblicità occulta da parte
delle partecipanti.
Ancora da chiarire è, tuttavia, come compare negli scatti,
il morboso legame
delle modelle alle similari borse.
Ma
il criterio imprescindibile ai fini
della partecipazione al
concorso è stato
l’essere di sesso femminile
fin dalla
nascita.
Per
cui, niente transizioni nel parco promotore
di valori sociali e culturali, dove gli unici passaggi
saranno quelli di una banca inglese
che presto sorgerà.
Per
cosa hanno concorso le belle modelle,
(quelle di sesso femminile fin dalla nascita) a parte lo SFRUTTAMENTO
dei
diritti connessi alla loro immagine anche per altre operazioni, non
è dato
sapere.
Mentre
è dato sapere cosa
non si farebbe pur di stare di fronte a
un obbiettivo.
Dopo
il tormentone estivo di
modelle attaccate allo scoglio si privilegiano
i contesti botanici, ortofrutticoli e di assetto antropologico.
E
tra un’affettatina di mortadella e atteggiamenti
da moulin rouge si
portano a estreme conseguenze
portamento e carisma.
Ma
attenzione, non si tratta delle solite
adolescenti sprovvedute. Stando a
quanto allegramente hanno dichiarato
in
un’ intervista ambiscono tutte, o quasi, a ordini
professionali di spessore. È
così tra un casting e una ricostruzione delle unghie sognano
di fare chi il
medico, chi l’avvocato, chi il commercialista.
Ma
Farm non è solo questo. Importanti le iniziative artistiche
come la
provocatoria mostra “Greetings from Italy”
dell’artista milanese Max Papeschi. E se l’occhio
non gode nell’osservare un
ibrido accostamento di un topolino hitleriano e un paperino staliniano
è utile
concentrarsi sui contenuti, sui messaggi che tali opere esplicano contro la globalizzazione
del consumismo.
Mentre riflettiamo sul consumismo possiamo prendere un bicchierino di un noto
champagne, sorseggiare
l’acqua farm (?) o acquistare
la Madonnina
con tanto di
manto a pua’ in tinta con la bandiera Happiness Flag simbolo
della farm.
L’articolato
percorso viene, inoltre, scandito
e alternato da bagni diventati anch’essi
forme di progetto installative. Se
risulteranno vani i nostri tentativi
di
interpretazione e non riusciremo a vedere oltre quello che
effettivamente è un “cesso
accessoriato”, la delucidazione
di uno
degli autori scaccerà ogni perplessità. Alonge
è stato chiaro, con intercalare manzoniano ha dichiarato che
il suo progetto si
chiama “merda d’artista”, dove attraverso
un video “analizza
in modo aulico e scientifico il suo
rapporto con l’atto grande”.
Peccato
che il Manzoni a cui si rifà Alonge
è il
contemporaneo Piero e non ALESSANDRO come
ha blasfemamente e inconsapevolmente
dichiarato la simpatica
mediatrice culturale in
uno dei momenti in
cui svolgeva il suo servizio.
Per
Cinzia Muscolino, invece, il
suo spazio espositivo è solo un modo per
scaricare l’ex nell’apposito vaso con
tanto di catenella purificatoria e liberatrice. “Cesso
di amarti” lo slogan. Concetto che, nonostante
poco si sposi con
la convenzionalità su
certe tematiche da parte di noi donne favaresi in
genere meno bellicose in
simili casi, spalanca prospettive mai
prima vagliate.
E
ancora il ponte/gomma di
Messina, la
chiocciolona, le
macchinine schiantate sui pezzi di mattoni.
Mentre
tutto un reparto,
accantonate le norme del buon
costume, è
dedicato a coloro che non
amano particolari tabù. Inequivocabili le opere di Terry
Richardson corredate
di un amplissimo catalogo colmo di immagini raffiguranti amplessi vari,
falli espositivi, posizioni
kamasutrane e quant’altro.
Foto
che integerrimi bigotti classificherebbero
come porno griffato
Ma
parliamo del noto figlio d’arte Richardson, colui che ha
firmato e firma
campagne pubblicitarie per i più grandi marchi della moda.
Chi oserà contestare
senza rischiare di essere tacciato di moralismo retrogrado? Chi
oserà dire che
si tratta di emerite porcate?
Un
tempo a Favara la Chiesa
tuonava contro le “veneri liberali”, adesso tace e,
a meno che non sia un
problema di quattrini pubblici, l’attuale mutismo potrebbe
essere segno di
un’evidente “evoluzione”,
“disinibizione culturale” o
“quant’altro”……
Comunque
sia noi donne favaresi siamo
all’avanguardia non siamo né
bigotte né
ignoranti e ringraziamo Farm
Cultural Park
per aver trasformato un luogo ricco
di
storia in un contenitore lussuroso di souvenir
provocazioni
e……cessi.
Maria Blini
(presidente dell’associazione
culturale “noi donne favaresi”)
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