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INFORMARE PER RESISTERE - Blog di inchiesta, politica, usi e costumi della Favela di Favara (Agrigento)                       OTTOBRE 2010  
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FARM CULTURAL PARK

Carissimo dottore Bartoli. Quando si tratta di scambiare le opinioni con la sua persona è un aspetto piacevole. Lo stile, l’eleganza e la cultura che 
la
contraddistinguono risaltano in ogni circostanza. Ben diversa è la situazione di quando affida  la  pubblica  relazione  alla  mercè  di  galoppini 
che fanno 
abbassare notevolmente il livello di qualità di immagine del progetto. 

Sono gratificato  che lei apprezzi le mie fantasiose creazioni e senza  dubbio  l’autorizzo  ad  usare  l’immagine  del  Farm Cultural Pork  che,
coadiuvato da una mente altrettanto estrosa, ho realizzato. La lascio libero di voler citare o meno  che  è  “made Favarablob”.  Mi  affido  alla  sua
sensibilità. Zorro della Favela, lei che è una persona attenta lo ha già capito  da  tempo,  ha sostenuto il progetto Farm  con  attività  collaterali
mediatiche svolte sul blog tra cui “Zorro Papeshi Favela Art” e  “Zorro Wonderland Park”. L’ultima mia esternazione però ha  creato  un  corto-
circuito che mi ha portato a riflettere e a voler capire meglio su quali basi si fonda il vostro progetto. Talune risposte ed affermazioni ricevute dai
garzoni di turno sul perché dell’avvenuta cancellazione delle foto inserite nella pagina “pubblica” di Facebook del Farm Cultural Park  del  tipo “che il 
mio contributo non genera alcuna riconoscenza, anzi se abito a Favara devo essere io ad esservi riconoscente per ciò che avete fatto”, “che non  so-
no le mie  quattro fotografie improvvisate a scandalizzarvi o provocarvi, ma che ci vuole ben altro”, “che posso dire e scrivere quello che cazzo voglio 
ma solo sul mio blog”, “che non sono degno di mettere piede ai sette cortili perché è troppo avanti rispetto a me“, denotano l’assenza di  capaci-
tà di
accettare le critiche e/o provocazioni e puzzano di casta elitaria.

Un modo come dire che a casa nostra si fa come diciamo noi. Nulla da eccepire sin qui. Il punto è, caro dottore Bartoli,  se  il  Farm  Cultural 
Park è a tutti gli effetti casa vostra o anche la casa comune di Favara e dei favaresi? Se è solo il vostro eden  non ho più nulla da  obietta-
re perché in questo angolo di paradiso potete fare ciò che volete: iniziative artistiche anche dai risvolti scabrosi e pornografici, happy hours, con-
corsi  per modella/velina immagine, un quartiere Castro in stile San Francisco, magari e perché no anche un club privè molto  trasgressivo  (in fondo 
la sala dedicata a Terry Richardson ne ha anche i connotati). Se invece vuol  essere  anche  la  casa comune dei favaresi  bisogna  essere  aperti 
alle opinioni  altrui, rispettarle e capire perché vengono mosse. Gli articoli pubblicati a firma di Maria Blini, da me condivisi, non  vogliono  essere 
una mera demonizzazione della vostra concezione ma rappresentano una critica costruttiva volta a far emergere ciò che in fondo  pensano  i  co-
muni mortali che non sono rimasti abbagliati dalla happiness flag. Attualmente, nell'ottica della casa comune, mi  sfugge  dove  porti  il  vostro
progetto e quale reale vantaggio ne trae la collettività. Farm Cultural Park è visto come un trapianto di un organo esterno nel  corpo  di  Fa-
vara
ed è ad altissimo rischio di rigetto perché incompreso ed alieno. A parte l’iniziativa eroica e fortunata portata avanti dell’associazione Nicode-
mo
non ci sono stati stimoli di carattere socio-culturali con i quali chi mette piede  ai  sette  cortili  possa  confrontarsi,  crescere,  partecipare e 
anche essere protagonista di un’idea che immetta ossigeno nella cultura di Favara. Il povero sventurato cittadino  avulso  all’arte  contempora-
nea incuriosito che mette piede nei 7 cortili altro non può fare che ammirare delle immagini e delle icone che  non gli  trasmettono  nulla  e  avviarsi 
verso l’uscita senza aver capito il senso che rappresenta tutto ciò.
Il mio augurio è che parallelamente alle iniziative artistiche possiate intraprendere un percorso più ampio e partecipativo e sopratutto  for-
mativo che coinvolga maggiormente la cittadinanza al vostro progetto.
Senza ombra di dubbio ciò che ha realizzato è esemplare ed ammirevole e oltretutto è l’unico, a  mia  memoria, che  non abbia  messo  le  mani  in 
tasca ai contribuenti per questo progetto.

Con affetto.    

L'OPINIONE 

Dalla pagina del Farm Cultural Park abbiamo tratto lo spunto pubblicato recentemente. “AIUTATECI A DESCRIVERE FARM CULTURAL PARK”. Cari amici eccoci qua di nuovo a rompervi le scatole. Stiamo lavorando ad una nuova campagma pubblicitaria e ci piacerebbe avere il vostro contributo.
Cos'è FKP per voi? Che definizione ritenete appropriata per FKP ? Come vi sentite quando siete ai Sette Cortili? Scriveteci pure... tutto quello che ritenete opportuno e che possa aituarci per dire al resto del mondo chi siamo e cosa facciamo. In merito a ciò ho ricevuto un pezzo dal contenuto interessate che pubblico integralmente. Mi aspetto comunque altri interventi dai lettori, anche sottoforma di commenti con il form in coda alla pagina.

LA REPLICA:

Quando lessi l’invito di “farm cultural park”  a esporre le proprie impressioni sul progetto sospettai fosse rivolto solo a chi ne esaltasse o elogiasse le iniziative, motivo per cui, convenendo che il mio non fosse proprio un panegirico,  decisi di veicolare il pezzo a Favela Report. Trovo discordante l’idea, da parte di farm, di  pubblicare codesto scritto in bacheca con i commenti che ne seguono.  Se da un lato il post esordisce con un “accettiamo ogni legittima critica con molto piacere”  dall’altro seguono esternazioni non proprio lusinghiere. Sorrido nel leggere di campagne diffamatorie, di attività sadomasochistiche che bloccano il progresso e  citazioni bertoldiane. Mi preme chiarire che non esiste  nessuna campagna denigratoria, solo le mie personalissime  e contestabili opinioni. Ho limitatamente  e sommariamente descritto , senz’altro in maniera stravagante e colorita, le iniziative del centro, dai concorsi discriminatori di bellezza alle opere ospitate. Non ho criticato l’idea in sé. Il fatto che Favara  sia immobilizzata non vuol dire che ci si debba entusiasmare per qualsiasi iniziativa come se fosse un dovere. Da quello che vedo sembra quasi blasfema l’idea di contestare  le idee di “un progetto imprenditoriale privato che scommette interamente su arte e cultura” Come  ha commentato un utente. Questa storia mi ricorda un po’ gli avvoltoi che si nutrono di un macabro pasto dopo un perenne digiuno. Naturalmente bisogna leggere sopra le righe, sembrerà  paradossale ma l’obbiettivo, se proprio dobbiamo scorgerlo,  non è distruggere, ma costruire. Favara è piena di artisti validi,  di gente creativa  e intelligente. Personalmente ho trovato interessante l’evento organizzato  dall’associazione culturale Nicodemo “i 7 io”. Secondo me si dovrebbe puntare su questo, sulla creatività,  sull’estro di molti giovani favaresi.  Quando decido di spegnere la tv perché trash   e vado a visitare un luogo di cultura, mi aspetto molto di più che ritrovarmi faccia a faccia a parate belluine  di  donzellette smaniose di apparire. Se decido di visitare una mostra mi auguro che questa in qualche modo mi accresca  e non  che mi faccia sprofondare in un tremendo imbarazzo.  Ma soprattutto mi auguro che nessuno contesti la LIBERTA’ di esprimere il mio pensiero senza che questo scateni ipotesi complottistiche. Il vero immobilismo nasce nel  vedere le critiche come un attacco anziché come un occasione di confronto.

Cordialmente Maria Blini

 

IL PEZZO ANTE REPLICA

Che città strana Favara

Non fai in tempo ad entusiasmarti per i frutti di un ricorso al TAR tutto rosa da parte di un’associazione culturale, che altri contesti pregni di cultura avviano iniziative tutte al femminile. È il caso del parco culturale turistico contemporaneo  Farm Cultural Park le cui recenti iniziative sono inequivocabilmente mirate al rilancio di figure rigorosamente femminili. Si è infatti appena concluso  un concorso per modelle con modalità di iscrizione che svincolano da ogni ambiguità.
E se  le norme del buon costume tendono a escludere chi ha “scabrosi” precedenti cinematografici,  norme legislative, invece, vietano ogni forma di pubblicità occulta da parte delle partecipanti. Ancora da chiarire è, tuttavia, come compare negli scatti, il morboso  legame delle modelle alle similari borse.
Ma il criterio imprescindibile ai fini della partecipazione  al concorso è stato l’essere di sesso  femminile fin dalla nascita.
Per cui, niente transizioni nel parco promotore di valori sociali e culturali, dove gli unici  passaggi saranno  quelli  di una banca inglese che presto sorgerà.
Per cosa hanno concorso le belle modelle, (quelle di sesso femminile fin dalla nascita) a parte lo SFRUTTAMENTO dei diritti connessi alla loro immagine anche per altre operazioni, non è dato sapere.
Mentre è dato sapere  cosa non si farebbe pur di stare di fronte a un obbiettivo.
Dopo il tormentone estivo  di modelle attaccate allo scoglio si privilegiano i contesti botanici, ortofrutticoli e di assetto antropologico.
E tra un’affettatina di mortadella e atteggiamenti da moulin rouge  si portano a estreme conseguenze portamento e carisma.
Ma attenzione, non si tratta delle  solite adolescenti sprovvedute. Stando a quanto allegramente hanno dichiarato  in un’ intervista ambiscono tutte, o quasi, a ordini professionali di spessore. È così tra un casting e una ricostruzione delle unghie sognano di fare chi il medico, chi l’avvocato, chi il commercialista.
Ma Farm non è solo questo. Importanti le iniziative artistiche come  la provocatoria mostra “Greetings from Italy” dell’artista milanese Max Papeschi. E se l’occhio non gode nell’osservare un ibrido accostamento di un topolino hitleriano e un paperino staliniano è utile concentrarsi sui contenuti, sui messaggi che tali opere esplicano  contro la globalizzazione del consumismo. Mentre riflettiamo sul consumismo possiamo prendere un bicchierino di un noto champagne,  sorseggiare l’acqua farm (?) o acquistare  la Madonnina con tanto di manto a pua’ in tinta con la bandiera Happiness Flag simbolo della farm.
L’articolato percorso viene, inoltre,  scandito e alternato da bagni diventati  anch’essi forme di progetto installative. Se risulteranno vani i nostri  tentativi di interpretazione e non riusciremo a vedere oltre quello che effettivamente è un “cesso accessoriato”, la delucidazione  di uno degli autori scaccerà ogni perplessità.  Alonge è stato chiaro, con intercalare manzoniano ha dichiarato che il suo progetto si chiama “merda d’artista”, dove attraverso un video  “analizza in modo aulico e scientifico il suo rapporto con l’atto grande”.
Peccato che il Manzoni a cui si rifà Alonge  è il contemporaneo Piero e non ALESSANDRO come ha  blasfemamente  e inconsapevolmente dichiarato la simpatica mediatrice culturale  in uno dei momenti  in cui svolgeva il suo servizio.
Per Cinzia Muscolino, invece,  il suo spazio espositivo è solo un modo per scaricare l’ex nell’apposito vaso  con tanto di catenella purificatoria e liberatrice.  “Cesso di amarti” lo slogan. Concetto che, nonostante poco si sposi  con la convenzionalità su certe tematiche da parte di noi donne favaresi  in genere meno bellicose  in simili casi, spalanca prospettive mai prima vagliate.
E ancora il ponte/gomma  di Messina,  la chiocciolona, le macchinine schiantate sui pezzi di mattoni.
Mentre tutto  un reparto, accantonate le norme del buon costume,  è dedicato a coloro che non amano particolari tabù. Inequivocabili le opere di Terry Richardson corredate di un amplissimo catalogo colmo di immagini raffiguranti amplessi vari, falli espositivi, posizioni kamasutrane e quant’altro.
Foto che integerrimi bigotti classificherebbero come porno griffato

Ma parliamo del noto figlio d’arte Richardson, colui che ha firmato e firma campagne pubblicitarie per i più grandi marchi della moda. Chi oserà contestare senza rischiare di essere tacciato di moralismo retrogrado? Chi oserà dire che si tratta di emerite porcate?
Un tempo a Favara la Chiesa tuonava contro le “veneri liberali”, adesso tace e, a meno che non sia un problema di quattrini pubblici, l’attuale mutismo potrebbe essere segno di un’evidente “evoluzione”, “disinibizione culturale” o “quant’altro”……

Comunque sia noi donne favaresi siamo all’avanguardia non siamo né  bigotte né ignoranti e ringraziamo  Farm Cultural Park per aver trasformato un luogo  ricco di storia in un contenitore lussuroso di  souvenir  provocazioni e……cessi.

Maria Blini (presidente dell’associazione culturale “noi donne favaresi”)