arciprete Favara

La riflessione di don Giuseppe D’Oriente, la prima da arciprete di Favara in occasione del Venerdì Santo, ha fermamente e amorevolmente messo in evidenza le criticità cittadine. “Nei primi sei mesi della mia presenza in città – ha detto – ho trovato una Favara ferma e paralizzata”. E partendo da questa considerazione ha posto l’attenzione sulle fasce sociali più deboli. Ha parlato di famiglie povere e di pensionati al minimo di reddito che costituiscono una significativa fetta di popolazione. Ed è questa popolazione provata da nuova e vecchia povertà che deve sopportare il peso delle tasse, mentre non ha servizi adeguati. Ha toccato anche il punto, al momento, più interessante e più chiacchierato dai favaresi quello del nuovo regolamento del cimitero. “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”. Come dire, davanti ad una situazione di generale grande disagio si è pensato di fare un nuovo regolamento per il cimitero, oggi al centro delle polemiche. Una politica cieca che non vede il disagio dei vivi e pensa ai morti. In realtà, i morti riposano in pace, mentre i vivi non si danno pace e cercano privilegi per i loro morti, calpestando tutto. Nel frattempo trascura e non tiene nella giusta considerazione le fasce deboli, “di chi non ha un reddito o deve sopravvivere con meno di 300 euro al mese”. Forte è stato il richiamo ad una maggiora solidarietà, onestà, equità, ad una maggiore giustizia, a meno individualismo, tornacontismo, a meno avidità. “Quello che hai fatto ai più piccoli, lo hai fatto a me”. Ha parlato di “una città terrena da costruire insieme per un futuro migliore per le nuove generazioni”. Si è intesa chiaramente la volontà della Chiesa di stimolare la politica, dopo un giudizio assolutamente negativo del governo della città e della denuncia sulla scarsa qualità di vita dei cittadini. La forma è stata quella cordiale tirando dentro le responsabilità egli stesso e la Chiesa, quando tutti sanno che i parroci, la pastorale cittadina, il volontariato cattolico sono stati e sono l’unica risposta all’emergenza povertà in città. Ognuno deve fare la propria parte, “i politici, la chiesa e i cittadini, nessuno si deve tirare indietro”. I favaresi, dal canto loro, hanno apprezzato e iniziato a scoprire che sotto l’aspetto mite del loro arciprete c’è la determinazione di un sacerdote interessato al benessere dei fedeli e su questo fronte non disponibile a fare sconti ad alcuno