PROLOGO

Probabilmente sarà il best seller di questa afosa fine estate favarese anno 2017. La nascita e la morte del Farm Cultural Park e la fine dell’epopea del mecenate e guru Andrea Bartoli e il suo esilio.

CAPITOLO I

LA GENESI

Sono trascorsi oltre sette anni dal 25 giugno 2010 quando Andrea Bartoli, notaio e mecenate, suo malgrado divenuto cittadino favarese, ufficializzò la nascita del Farm Cultural Park all’interno del Cortile Bentivegna, meglio conosciuto come i 7 cortili ubicato nel centro storico di Favara. Il Farm Cultural Park è un museo che si propone anche come centro culturale e turistico dove sono allestite mostre pittoriche temporanee e installazioni permanenti di arte contemporanea. Inoltre vi sono residenze per artisti e sono svolte presentazioni di libri e vari corsi di architettura. Lo scopo principale di questo progetto è di recuperare tutto il centro storico di Favara e trasformare il paese nella seconda attrazione turistica della provincia di Agrigento dopo la Valle dei Templi.

CAPITOLO II

LA DEBACLE DEL CASTELLO CHIARAMONTE

Sono trascorsi circa tre anni dalla nascita del Farm Cultural Park quando Andrea Bartoli,  sempre più inebriato di cesarismo, è unto dalla politica favarese e si lancia alla conquista del Castello Chiaramonte. “ Il vento del cambiamento soffia su Favara. Un vento che nessuno può fermare” con questo slogan il 30 giugno 2013 Andrea Bartoli è nominato “Direttore Artistico” del Castello Chiaramonte di Favara dall’allora sindaco di Favara Rosario Manganella. Un’avventura che si è rivelata, invece, una pesante sconfitta culminata, dopo circa sei mesi, con la caporetto del Notaio mecenate. Il Cesare Bartoli non aveva fatto i conti con le insidie della politica e soprattutto con le invidie dei “baroni” detentori della sapienza favarese. Il Castello viene così ancora una volta abbandonato al suo triste destino e dopo un anno, nel settembre 2014, saranno rimosse le installazioni artistiche piazzate per la pomposa cerimonia nomina.

CAPITOLO III

LA SVOLTA GRILLINA

Il guru Andrea Bartoli, già da qualche tempo simpatizzante del Movimento 5 Stelle, si lega al personaggio di Beppe Grillo durante la campagna elettorale delle elezioni regionali siciliane del 2012, l’anno del BOOM. Ospita più volte Beppe Grillo nella sua masseria e l’intesa tra i due si fa sempre più forte. Beppe Grillo durante il tour elettorale in Sicilia spessissimo citerà Andrea Bartoli come esempio da seguire. In seguito il nome del guru Bartoli è più volte riecheggiato come papabile candidato alla presidenza della Regione Sicilia nelle elezioni regionali 2017 per il Movimento 5 Stelle.

CAPITOLO IV

GUERRE STELLARI

Favara è notoriamente una terra d’invidia e nel culmine della sua popolarità nel Movimento 5 Stelle Andrea Bartoli entra in conflitto con Giovanni Di Caro, il “burocrate candidato”, chi ha costruito il movimento a sua immagine e somiglianza allo scopo di raggiungere il traguardo di un’elezione a deputato alla Regione Sicilia o al Parlamento nazionale. Andrea Bartoli, sotto le ali di Beppe Grillo, fa sempre più ombra al piccolo “Burocrate candidato” e tra i due non c’è empatia. Galeotta fu una spaghettata elettorale di un lustro fa al Farm Cultural Park nella quale il “Burocrate candidato” ricevette lo sgarbo di pagare il conto per tutti. Un’onta indimenticabile e il “burocrate candidato” da allora giurò vendetta contro il guru Bartoli e i suoi seguaci.

CAPITOLO V

GUERRE STELLARI PARTE SECONDA

Negli anni di guerra tra il guru Bartoli e il “burocrate candidato” non sono mancati scontri verbali e scaramucce tra i due personaggi. Nel tempo la stella del guru Bartoli però ha cominciato a brillare sempre meno mentre il “burocrate candidato” accresceva la sua forza portando all’elezione di Anna Alba a sindaco di Favara. Il burocrate candidato è così assurto a padre padrone dell’amministrazione comunale di Favara e della politica a 5 stelle. Il mecenate Bartoli è con le spalle al muro. In questa guerra ha perso molto: mancati finanziamenti, vuoto politico e amministrativo. Il Farm Cultural Park di Favara è oramai troppo grande e ha bisogno di soldi per sopravvivere. Il mecenate non regge più e sta probabilmente cercando di uscirne a testa alta. Dopo la nota vicenda del sequestro e del repentino dissequestro delle “opere abusive” all’interno dei 7 Cortili il guru Bartoli ha chiesto al Comune di Favara di pagare il suolo pubblico. Il “burocrate candidato” invece ha proposto la stipula di una convenzione tra Comune di Favara e Farm Cultural Park che prevede il pagamento di un biglietto d’ingresso di 6 euro ai 7 Cortli, il cui incasso andrà ripartito tra il Comune di Favara e il Farm Cultural Park. Un’arma letale che, però, imbriglierebbe il Farm Cultural Park nelle forche caudine della politica favarese consegnandolo nelle mani del “burocrate candidato” che lo porterà alla definitiva chiusura.

 

CAPITOLO VI

LA SIRENA DI ROSARIO CROCETTA

Pur di sfuggire alla morsa letale del “burocrate candidato” il guru mecenate accetta l’abbraccio di Rosario Crocetta, anche lui nuovamente candidato alla poltrona di Presidente della Regione Sicilia che viene a Favara a portargli solidarietà dopo il tam tam mediatico suscitato dalla vicenda del sequestro delle “opere” abusiva all’interno del Farm Cultural Park. Miracolosamente il Farm Cultural Park sarà inserito nel Registro delle eredità immateriali della Sicilia. Un modo come un altro per dire che potrà avere accesso a finanziamenti. Appena un anno fa il guru Bartoli dichiarava in un’intervista di non avere niente di buono da dire su Rorario Crocetta.

CAPITOLO VII

THE END E L’ESILIO DEL GURU BARTOLI

L’ultimo capitolo è ancora da scrivere. Lascio spazio a voi lettori di riempire il vuoto con i vostri commenti o scritto che invierete per e-mail.

2 thoughts on “FARM CULTURAL PARK, CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

  1. Un piccolo appunto per quanto concerne ” la spaghettata galeotta”: le cose non sono andate come descritte. Andrea Bartoli non volle nulla per l’utilizzo dei locali e per la cunina, ma a seguito di una polemica tra Di Caro e lo stesso Mecenate, venne disposto un bonifico “lavata di faccia” con cui il Mee-tup di Favara pagò una somma forfettaria ritenuta adeguata. Fine della vicenda.

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