PROCURA DELLA REPUBBLICA DI AGRIGENTO

DENUNCIA

per il reato di cui all’art. 629 c.p. (ESTORSIONE)

CONTRO

i responsabili di diritto della società per azioni GIRGENTI ACQUE SPA, gestore del Servizio Idrico Integrato della provincia di Agrigento.

Sotto minaccia di cessazione dell’utenza idrica, in data 05.07.2013 la società Girgenti Acque Spa otteneva dal denunciante la coartata adesione ad un piano di rientro, rispetto ad una prospettata posizione debitoria, consistente in un pagamento dilazionato.

In pratica, innanzi alle pressanti richieste di Girgenti Acque Spa al sig. xxx, nell’incapacità di pagare migliaia di euro in un’unica soluzione, veniva prospettata la cessazione dell’utenza e l’esecuzione forzata, nonostante le contestazioni degli importi richiesti. L’adesione al detto “piano di rientro” avveniva nell’ufficio di Girgenti Acque Spa che ha richiesto €. 2.179,49, peraltro ripetendo due volte la richiesta per due distinte utenze fino all’importo complessivo di €.4.358,98 .

A fronte di oltre duemila euro richiesti da Girgenti Acque Spa, risultava che le medesime utenze avessero in realtà registrato un consumo di pochissimi metri cubi di acqua, per una addirittura nessun consumo, ragion per cui quella esosa somma di €. 2.179,49 non era assolutamente dovuta.

Sotto minaccia di cessazione delle utenze, quindi, e di esecuzione forzata in suo danno, l’odierno denunciante cederà al vile ricatto, sottoscrivendo la richiesta di rateizzazione predisposta unilateralmente da Girgenti Acque Spa e firmata presso i suoi uffici. Il denunciante pagherà la prima rata dell’importo di €. 233,77 ma, successivamente, non riuscendo a fare fronte al piano di rientro, subirà la cessazione dell’utenza.

Successivamente, con citazione civile, nel 2014, il denunciante si rivolgeva al Giudice di Pace di Agrigento per contestare le sproporzionate somme richieste da Girgenti Acque Spa. Il denunciante riferiva al Giudice di Pace di essere stato titolare di due utenze. La presente denuncia afferisce ad una soltanto di esse. Così esponeva che con la bolletta n. xxx del 2013, Girgenti Acque Spa ha chiesto al denunciante il pagamento di €. 1.233,63, assertivamente derivanti da bollette del 2009, 2010 e 2011.

Dopo le lamentele del denunciante, Girgenti Acque Spa invierà altre tre bollette, tutte segnanti un consumo pari a ZERO metri cubi.

Di seguito, adesso, potete leggere come Girgenti Acque, ha commesso un ulteriore errore nell’errore, a cui ha posto rimedio il Giudice di Pace. Pretendeva cioè il pagamanto di due fatture del medesimo importo, per la stessa utenza, una sorta di ‘lascia o raddoppia’! In pratica, spiega il denunciante assistito dall’avvocato Massimiliano Musso, l’importo di € 2.179,49 risultava contabilmente raddoppiato in considerazione del fatto che la medesima richiesta era operata espressamente per due distinte utenze e veniva recapitata in due distinti indirizzi. L’errore contabile è stato definitivamente risolto nel procedimento civile R.G. xxx del Giudice di Pace di Agrigento, ove Girgenti Acque Spa ha ammesso il “refuso” e chiarito il “qui pro quo”.

E comunque, malgrado le sue citazioni civili a mai finire, il povero malcapitato utente, ritenuto a torto moroso, come avrà modo di dimostrare, a questo punto in sede penale, con tanto di prove e documenti che ha già allegato alla presente denuncia per minaccia ed estorsione, lo hanno lasciato a secco, gli hanno tagliato ugualmente l’acqua!

Leggete adesso cosa ancora deve sopportarre per quattro bollette consecutive  in cui Girgenti Acque Spa ha rilevato un consumo pari a ZERO per il periodo intercorrente tra il 01.03.2012 e il 30.06.2014, a conferma che quell’utenza non ha registrato alcun consumo. Dopo due anni e quattro mesi di fatture emesse su ZERO metri cubi consumati, Girgenti Acque Spa ha richiesto, sfacciatamente, un pagamento misteriosamente lievitato ad 2.179,49 euro.

Con riferimento all’utenza n. xxx, si è posto al giudice di pace il fatto che è stato pagato tutto quanto dovuto e sono state contestate espressamente tutte le allegate fatture. Senonché, ed è in ciò che emerge l’estorsione perfettamente perfezionata, il giudice ha sentenziato stabilendo che tra le parti si era già raggiunto un accordo, appunto, attraverso la sottoscrizione del predetto piano di rientro. Il Giudice di Pace di Agrigento, ha testualmente scritto: “Pertanto, poiché le parti, nonostante le antitetiche posizioni, hanno già raggiunto un accordo e la transazione può essere revocata solo se c’è il consenso unanime delle stesse, è inibito a questo giudice esaminare la fondatezza o meno delle doglianze attoree”.

Nel caso concreto, la condotta illecita perpetrata, in danno dell’odierno denunciante – come in danno di migliaia di cittadini – da parte di Girgenti Acque Spa, consiste nella minaccia di cessazione d’utenza di un bene pubblico essenziale e di esecuzioni forzate su pensioni, stipendi, conti correnti e beni necessari, persino di distacchi dalla rete fognaria,finalizzata ad estorcere–letteralmente – ai cittadini somme di denaro non dovute, ottenendo, quindi, con la minaccia firme su piani di rientro (o di rateizzazione) utili in verità a precostituire una prova da far valere nell’eventuale successivo giudizio in cui si contestino le bollette.

Nota dell’avvocato, difensore di fiducia del denunciante ed estensore del presente atto.

Si precisa che il caso in esame non è isolato, ma se ne contano a decine a Ravanusa, possibilmente a centinaia; addirittura migliaia,  estendendoci a tutta la provincia. Il sottoscritto avvocato è in grado di documentarne altri, che perverranno all’attenzione di codesta Procura con distinte denunce.

Andiamo adesso ad esaminare un altro caso, quello relativo ad uno delle centinaia di esposti, presentati sempre presso la Procura della Repubblica di Agrigento, in cui viene contestata la truffa della depurazione non effettuata. Non è un caso che Girgenti Acque, per tali gravi inadempienze che continuano a creare degli immani disastri ambientali, è sotto inchiesta presso le Procure di Sciacca ed Agrigento, con tanto di sequestro giudiziario dei depuratori di Ribera e Favara, funzionanti solo sulla carta.

Tali truffe, per svariati milioni di euro,  sono state, tra l’altro, debitamente  contestate dalle Autorità giudiziarie.

PROCURA DELLA REPUBBLICA DI AGRIGENTO

ESPOSTO

del sottoscritto avv. Lillo Massimiliano Musso, del Foro di Agrigento, che elegge domicilio in Ravanusa (AG), Piazza F. Crispi n. 1.

CONTRO

i responsabili di diritto della società per azioni GIRGENTI ACQUE SPA, gestore del Servizio Idrico Integrato della provincia di Agrigento.

ESPOSIZIONE DEL FATTO

Nell’ambito del procedimento civile pendente innanzi al Giudice di Pace di Agrigento, R.G. n. xxx – Giudice: Dott. xxx tra il sig. xxx (difeso dal sottoscritto) e GIRGENTI ACQUE Spa (convenuta, difesa dall’avv. Leonardo Cusumano), è emerso il non funzionamento del depuratore che insiste in Ravanusa in contrada San Vito.

In particolare, in data 30.10.2015 con il CTU Dott. Stefano Fregapane, si è accertato che il carroponte risultava fermo per un’asserita manutenzione straordinaria. Il sottoscritto interveniva come avvocato di parte attrice e nel rilevare il mancato funzionamento del depuratore chiedeva al CTU di mettere a verbale la circostanza.

L’Ing. Sala, tecnico di fiducia di Girgenti Acque Spa, si opponeva a detta verbalizzazione perché ritenuta superflua e irrilevante, tuttavia il CTU Dott. Stefano Fregapane, su mia insistenza, scriveva a verbale: -“l’Avv. Musso mette in rilievo che le pale di movimentazione dei liquami, anzi il carroponte, è fermo e chiede che il CTU ne dia conferma; l’Ing. Sala precisa che è in atto un intervento di manutenzione straordinaria sull’impianto e chiede al CTU di prendere atto che,  comunque,  il temporaneo fermo del carroponte non influenza assolutamente l’efficienza depurativa dell’impianto che è testimoniata anche visivamente dalle caratteristiche dell’acqua in uscita.

L’Avv. Musso chiede dove vada a finire l’acqua in uscita. Il  CTU riferisce che tale verifica esula dal compito assegnatogli.

Emerge, quindi, che l’impianto di depurazione di Ravanusa era presumibilmente inidoneo alla depurazione in data 30.10.2015, essendo distaccato il carroponte, cioè la parte dell’impianto che ha la funzione di muovere le acque. L’insistenza con cui l’Ing. Sala per Girgenti Acque Spa, dapprima, si opponeva alla verbalizzazione e, poi, affermava che comunque anche senza il carroponte in movimento l’impianto era idoneo comunque alla depurazione, lascia supporre al sottoscritto che l’impianto presenti caratteristiche tali da non depurare effettivamente i reflui. Peraltro, l’Ing. Sala asseriva che vi era in corso una manutenzione straordinaria, tuttavia non si notavano elementi da cui desumere che effettivamente si stesse provvedendo ad una riparazione straordinaria. Di tanto in tanto il sottoscritto si è recato nei pressi del depuratore, notando a distanza che il carroponte non girava.

Questo esposto nasce per il fatto che in un altro e precedente procedimento civile, ove è intervenuto un Consulente Tecnico d’Ufficio nominato dal Giudice di Pace, Girgenti Acque Spa fece trovare i cancelli sbarrati, impedendo l’accesso e quindi la verifica del funzionamento del depuratore non poté essere fatta. L’altro procedimento civile è stato definito sempre dal Giudice di Pace di Agrigento, R.G. In quell’occasione il quesito posto dal Giudice al CTU (Ing. Giuseppe Contino) era espressamente quello di verificare la funzionalità dell’impianto di depurazione. Come detto, Girgenti Acque Spa fece trovare i cancelli chiusi e il CTU concludette, a prescindere dall’accesso, che l’utenza non era addirittura collegata a detto impianto, per cui per ragioni di economia processuale si evitò l’accesso, divenuto superfluo rispetto all’oggetto di causa.

In questo ultimo caso cioè si pretendeva la corresponsione dei canoni di depurazione anche se quell’utente non era addirittura allacciato all’impianto;  e di storie analoghe se ne possono riscontrare anche a migliaia, nei vari comuni agrigentini.

Non c’è che dire, si tratta di una ‘truffa in grande stile’,  perpetratata ai danni  di tutti quanti i cittadini dei 27 comuni gestiti da Girgenti Acque ed ai danni dell’ambiente, visibilente devastato da questa società che impunemente continua a gestire i servizi idrici;  persino senza certificazione antimafia, se necessario, anche per tre anni consecutivi ed il cui maggiore azionista e legale rappresentante, l’imprenditore Marco Campione, per legge dovrebbe mollare tutto quanto, visto che è già condannato in via definitiva per dei gravi reati contro la Publica Amministrazione.

Ma la Prefettura di Agrigento, come è noto, visto che il prefetto Diomede è stato convocato in Commissione Nazionale Antimafia, ancora non si pronuncia di fronte a queste colossali illegalità di cui, assieme alla Regione Siciliana ed al Ministero dell’Ambiente, ai sensi delle vigenti normative, anticorruzione ed antimafia, dovrebbe, come è suo dovere,  occuparsene, e come!

Tanto premesso, avendo il sottoscritto appreso dai giornali che i depuratori di Ribera e di Favara sono stati posti sotto sequestro, presumibilmente per questioni analoghe, ha ritenuto di esporre tutto ciò sia a tutela dei miei assistiti, che nutrono contenziosi con Girgenti Acque Spa anche con riferimento al funzionamento del depuratore, sia per senso civico di cittadino fortemente indignato, innanzi ad una gestione vergognosa di un servizio pubblico essenziale.

TRATTO DA: SICILIA CRONACA – Firmato Salvatore Petrotto

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