Se  da un lato ci sono  gli esperti contabili, quelli che fino a ieri avrebbero tagliato le tasse con il pallottoliere e che  oggi hanno un master in economia,  dall’altro  c’è chi, perdonate il francesismo,  non ci ha capito un cazzo.
Ormai non si fa altro che parlare di dissesto, evitabile, non evitabile, non lo sappiamo. Non possediamo gli strumenti per contraddire l’assessore Crocetta Maida, ma in compenso possediamo  un dizionario aperto alla voce “trasparenza”  e un calendario gregoriano.
Il 28 luglio il Ministero dell’Interno scrive una nota  al Comune nella quale si chiedono  informazioni sull’attuale piano di equilibrio. Sono 20 i punti sui quali si chiede al Comune di rispondere entro 30 giorni. Ma nemmeno 24 ore dopo, manco il tempo di leggere i 20 punti,   l’assessore Maida era già era seduta al PC per chiedere la procedura del dissesto. E Lo fa con lo stesso riserbo di quando prende  un appuntamento dal parrucchiere o dall’estetista.  Nessuno deve sapere. Si dimentica delle istituzioni, della minoranza, delle associazioni, ma soprattutto  si dimentica  che ci siamo noi, i cittadini favaresi.
Nell’arco di un mese  è  successo di tutto, hanno temporeggiato, hanno fatto cadere  una seduta consiliare (ma sì che fretta  c’era, maledetta primavera), e sono arrivati  perfino a scimmiottare una conferenza stampa. Il 26 agosto, infatti,  durante la conferenza  è stato spiegato che loro, i grillini, non potevano esprimersi senza aver studiato prima le carte.
Ma le carte avevano smesso di studiarle da un bel po’ (ammesso che avessero mai cominciato).
Ecco infatti  che il  29 agosto viene resa pubblica la richiesta sulla  procedura  di dissesto della dottoressa Maida. La bellezza di   30 giorni dopo, il tempo di un ciclo lunare e mestruale,  un tempo così lungo  nel quale  nessuno si è preso   il disturbo di  raccontarci come stessero veramente  le cose.
Al contrario i primi di Agosto, sui social, nonostate sapessero  della richiesta di dissesto di una settimana prima, i grillini si sono dati ben da fare nel confondere le acque. C’è chi sull’argomento auspicava soluzioni da mettere su un tavolo condiviso (4 agosto il guru Giovanni Di Caro), chi era propenso ad accettare consigli da parte di esperti contabili (4 agosto l’assessore Lillo Attardo)e chi, nel dichiarare che la maggioranza si stava attivando al massimo pur di scongiurare il dissesto, sottolineava che NON era il comune a dichiararlo ma la Corte dei Conti (4-5-6 agosto Carmelo Sanfratello, capogruppo dei grillini).
In questi giorni sono piovuti articolati attacchi da tutte le parti, dall’ex sindaco Mimmo Russello, ai consiglieri Fanara, Giudice, Mossuto, Chiapparo, Caramazza, Nobile  e altri.   Ma non c’è stata nessuna reazione  utile a scatenare un dibattito. L’unico a suscitare una reazione  alla sindaca Anna Alba è stato il deputato Panepinto. Mica scema.
È chiaro che  la sindaca pubblicando l’attacco di un deputato da 15 mila euro al mese, che in quanto tale sta sui maroni a tre quarti della popolazione, non può che scatenare una campagna solidale verso se stessa e   tutto il cordone pentastellato.
Deputato a parte,  in molti si stanno chiedendo che fine abbia fatto  la tanto decantata trasparenza e il perché il governo pentastellato favarese sia più concentrato a cercare una gogna per i responsabili che non  una soluzione ai problemi.
Alla sindaca che, sostituendosi alla corte dei conti,  vorrebbe fare il porta a porta per  indicarci cause e i nomi dei responsabili diciamo: “si ristassi a casa”  o al comune, se preferisce,  purché cominci a governarlo questo paese.

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