Favara coloriamo le scaffe

L’idea di colorare le “scaffe” di Favara è partita da internet qualche giorno fa e un sedicente gruppo composto diconsiglieri comunali e di attivisti appartenenti alla formazione dei Socialisti Riformisti, ripresi dal giornale online Sicilia On Press di Favara diretto da Franco Pullara, sono scesi in campo nella serata di martedì 28 maggio per attuarla. I volenterosi si sono messi all’opera iniziando dalla via Italia, strada di intenso traffico, per colorare i crateri in essa presenti: vere e proprie voragini che tutti vedono ma che nessuno denuncia. Un modo come un altro di mettere in atto una denuncia, una provocazione nei confronti dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Rosario Manganellainsensibile al bene comune ma molto sensibile al bene proprio e degli amici. Pochi giorni prima a Favara si era svolta un’iniziativa similare che ha avuto per oggetto la coloritura dello spartitraffico di via Ugo Foscolo e delle adiacenze, che ha visto anche la presenza di esponenti politici favaresi tra cui il presidente del consiglio comunale Leonardo Pitruzzella e il sindaco in carica (nella doppia veste di accusatore se stesso e di imputato). L’iniziativa degli artisti delle “scaffe” è stata, però clamorosamente bocciata dal popolo di internet, vuoi per il metodo scelto, speditivo e di scarsa qualità (si sono avvalsi dell’uso di vernice con bombolette spray) vuoi per la caratura politica di molti personaggi politici che hanno presenziato l’iniziativa. Zorro non è qui per difendere l’indifendibile, bensi per rimarcare che in questo contesto, come in quelli precedenti (incluso la pulitura del parco di Giufà e dei Paladini) e degli altri che seguiranno, ciò che è importante è la provocazione nei confronti di un sindaco e di un’amministrazione comunale insensibile e incapace di affrontare il male “comune” che affligge la città di Favara: strade dissestate, buche in ogni angolo, aiuole, ville e aree attrezzate abbandonate a se stesse, assenza di giochi per bambini e molto altro. Bisognava mettere a nudo il re e ciò è avvenuto. Poco importa dei soggetti che hanno attuato l’iniziativa, della modalità scelta, e della mancata riuscita di un’opera d’arte: il fine prevale sui mezzi. I “pasdaran” difensori dei “sanpietrini” di via Italia o deicapolavori d’arte di loro fattezza farebbero bene a starsene in silenzio. Violazioni ed eccessi sono stati commessi da tutte le parti. Non è utile dividersi in questo momento su chi fa bene, meglio e più bello. Bisogna unirsi nell’unica direzione che è quella di Favara più vivibile e a dimensione umana.