Re Zaza Favara

Tanto tempo fa, da una sorgente ai margini del mondo nacque un piccolo regno. Molti avevano speculato su quel territorio tanto che l’epiteto che gli  dava il nome finì per passare alle cronache  come il paradosso  di una popolazione  lasciata a secco dai vari regnanti. Molti problemi attanagliavano quel piccolo regno. Ma un bel giorno arrivò come un miraggio un tale di nome Zazà Sanguinella, alto un metro o poco più, lungimirante e festoso, ambiva da molto tempo al trono di quel regno.

Tutti ricordavano i suoi vani tentativi all’ascesa di quel potere, da quando dopo aver deposto  l’ascia e il martello,  si era  creato un movimento su misura,  a quando era passato a un  altro movimento  autonomo a quando poi  aveva ripristinato il  primo, il tutto secondo  le evenienze. Pur di ottenere il trono a cui ambiva aveva promesso cambiamenti fantasmagorici e stretto alleanze a destra e manca, perfino con il potente  Nino Losco. Dopo essere riuscito a sbaragliare, in un duello all’ultimo sangue,   l’avversario,  un tal dott. Vittelhouse,  un tipo  monocorde e dall’aspetto impassibile,  si circondò  dei più influenti  uomini di spicco  come Angy  il messinese: giullare di corte,Verducci:  addetto alla cantine, nonché  il parsimonioso dott. GiòAffidò la gestione delle sale del palazzo reale ai suoi uomini di fiducia, concesse la gestione dei servizi igienici al padre del suocero del figlio della sorella del cognato: don Ciccio  P. Teste di un certo calibro circondavano  il re: Direttamente dalla corte di Nino Losco il piccolo lord, nonché nobile di sangue blu  Peppe,  forte dell’esperienza alla cancelleria di corte Losco, dove i comunicati di  soddisfazione  si sprecavano a fiumi. Il non più temerario Tonio,  vittima oramai di un sortilegio malefico che tenevaimprigionata la sua voce dentro. Forse una bella carica piovuta dal cielo l’avrebbe soppressa definitivamente? Il belloccio e ambiguo Leo che sedeva sul pulpito delle decisioni più importanti. Sempre all’interno del palazzo reale, in cima a una torre fortificata dormivano da poco più di un anno in un sonno profondo le 5 ancelle  del re: Geinetta,  Marvella, Tasga,  Eritina, Carvirona. Oramai solo un evento disastroso, forse un cataclisma, avrebbe potuto svegliarle. Una volta ottenuto il trono re Zazà si dimenticò delle promesse fatte e aprì le danze a provvedimenti a dir poco sconcertanti.  Minacciati di rimanere al buio i sudditi furono costretti a pagare anche la luce splendente che le stelle emanavano di  notte.  Vi furono inoltre spese sulla tavola scolastica, tributi sul reddito e perfino chi passava a miglior vita  doveva pagarne le conseguenze. Un bel giorno il consigliere reale Paul cominciò a lamentarsi sulle cose che non funzionavano, dal ponte levatoio che si ingrippava facilmente, di come venivano potati gli alberi o lustrate le scarpe e così via.  Manco a dirlo, proprio il lustrascarpe  Melo C. si inalberò e ingaggiò un investigatore  con lo scopo di  scovare scheletri nell’armadio del consigliere Paul . Fu così che venne  posto al pubblico ludibrio un  passato poco chiaro di ciclivendolo e  gli scontrini prodotti da tale attività  divennero capo di imputazione in un lungo e incessante processo. Ma il ciclivendolo Paul non era  l’unica preoccupazione di re Zazà. Il principe dei gretti Luc continuava ad avanzare lamentale  al punto che fu  accusato di pensare, anzi di “ripensare” troppo. Pareva proprio che più che una monarchia si stava passando  a un potere tirannico. Quale altra sorte sarebbe toccata a chi tentava di opporsi a quel potere? Riuscirà Re Zazà a spuntarla fino alla fine del suo regno? Salterà fuori prima o poi  la voce dentro del consigliere Tonio? Si sveglieranno le 5 ancelle del re? Questo e altro ancora alla prossima puntata…