Anche il Parco di Giufà e dei Paladinj di Favara si è avviato verso il coma irreversibile, un triste destino che accomuna tutte le opere pubbliche realizzate a Favara. La struttura costata circa due milioni di euro, e inaugurata in pompa magna nel mese di giugno 2012 (e mai consegnata al Comune di Favara a quanto è dato sapere), è stata di recente, ancora una volta, oggetto d’incendio di natura probabilmente dolosa che le ha inferto una nuova ferita nell’animo. Il parco di Giufà e dei Paladinj è oggi una struttura che si presenta abbandonata a se stessa, sporca, vandalizzata, pericolosa per i pochi temerari cittadini che portano i bambini a passeggiare per la presenza di cocci di bottiglie sparse ovunque, per i giochi divelti, per le sterpaglie che la ricoprono. A differenza di Ortus, opera destinata ad essere un aborto sin dal suo concepimento, il Parco di Giufà avrebbe dovuto rappresentare un modello per Favara. Esso è nato dalla mente raffinata della famelica ditta dei fratelli Carlino, e cioè di coloro che le opere pubbliche “fruttifere” le pensano, le progettano, le fanno finanziare, le fanno costruire alle ditte di loro fiducia, con un notevole ritorno economico per le loro tasche. Contrariamente a quasi tutte le altre opere realizzate nel panorama di Favara, in questo caso i fratelli Carlino, sacrificando qualche spicciolo del loro cospicuo malloppo, hanno voluto dare un tocco diverso a questo progetto. Infatti, si sono avvalsi della fumettista favarese Daniela Vetro, che ha anche lavorato alla Walt Disney, la quale si è occupata delle decorazioni, scritte e mosaici e ha curato le installazioni artistiche cercando, così, di realizzare degli ambienti “spettacolari”. Anche la qualità della costruzione dell’opera, in larga parte eseguita dall’imprenditore, e attuale consigliere comunale di Favara, Francesco Salemi (il nostro beneamato squalo), è stata superiore alla media. Un’opera pensata alla grande ma che, comunque, non ha tenuto conto di quei piccoli dettagli che l’avrebbero resa più vivibile e fruibile: grandi parcheggi ma inidonei accessi carrabili e altrettanto inadeguati percorsi all’interno; insufficienti e inadatti posti dove sedersi; un luogo dove non si respira l’aria di un giardino incantato ma l’aria intrisa di cemento, mattoni e asfalto. L’appello lanciato in passato da questo blog affinché qualcuno, qualche associazione, chiunque avesse a cuore il bene comune, si preoccupasse di adottare formalmente questo parco, è caduto nel vuoto ed è così morta la speranza di vedere questo luogo a servizio di una normale e civile comunità.